In Corea del Sud è baby boom. Ma è ancora presto per festeggiare

Il tasso di natalità è schizzato verso l’alto per il secondo anno consecutivo. Crescono anche i matrimoni. Ma le barriere culturali resistono
February 26, 2026
La Corea del Sud ha registrato 254.500 nascite nel 2025
La Corea del Sud ha registrato 254.500 nascite nel 2025/ ANSA
Sembrava una parabola inesorabile. E ineluttabile. Invece l’inverno demografico che aveva avviluppato la società sudcoreana si sta lentamente “ritirando”. Il Paese ha registrato 254.500 nascite nel 2025, con un aumento di 16.100 (più 6,8%) rispetto al 2024, il più grande incremento annuo degli ultimi 15 anni. Il 2025 ha così confermato l’inversione della tendenza che si era manifestata l’anno prima, con il tasso di natalità schizzato verso l’alto per il secondo anno consecutivo. Il numero medio di bambini per donna si è infatti attestato a 0,80 nel 2025, in aumento rispetto allo 0,75 del 2024.
Troppo presto per indugiare in toni trionfalistici? I numeri (e gli esperti) suggeriscono cautela. Il tasso di fecondità al livello di sostituzione, che garantisce che una popolazione rimanga relativamente costante, generalmente definito come 2,1, resta ancora lontano, quasi un miraggio. Lo conferma la diminuzione della popolazione, che continua: i decessi sono superiori alle nascite. L'anno scorso sono morte 363.400 persone, con un calo della popolazione di 108.900 unità. Non a caso le proiezioni governative restano inchiodate alla decrescita: la popolazione della Corea del Sud, oggi pari a 51,8 milioni di persone, si ridurrà di quasi un terzo, raggiungendo i 36,2 milioni entro il 2072.
A cosa va ricondotto la crescita delle nascite registrata per due anni consecutivi? È possibile identificare il mix di fattori che ha risvegliato l’indice demografico? In cima alla lista, per gli esperti, c’è il boom di matrimoni. Come sottolinea la Reuters, “le nozze - indicatore principale delle nuove nascite con un ritardo di uno o due anni - sono aumentati dell'8,1% nel 2025, dopo un balzo record del 14,8% nel 2024”, la fiammata più grande da quando sono iniziate le rilevazioni nel 1970. A propiziare la dinamica positiva nel numero delle unioni è stato l’effetto rimbalzo post-Covid ma anche “l’entrata in scena” dei figli della cosiddetta seconda generazione del baby boom (nati tra il 1964 e il 1974) che hanno raggiunto i 30 anni, l'età primaria per avere figli.
Seul, d’altronde, non ha lesinato le misure per incoraggiare le nascite. Dall’estensione del congedo di paternità retribuito a 20 giorni all’assegno ai genitori per ogni nascita, dall’implementazione degli orari di lavoro flessibili all'estensione del limite di età per l'orario di lavoro ridotto per i genitori di bambini piccoli. Tuttavia restano quelle che gli esperti considerano delle barriere strutturali, di natura culturale, che la società sudcoreana (ma non solo) fatica a supera. Come scrive il Guardiansi va dai costi degli alloggi persistentemente elevati all'impennata della spesa per l'istruzione privata, dallo stigma nei confronti dei genitori sul posto di lavoro alla pervasività della vita lavorativa rispetto a quella privata, fino alla stagnazione dell'occupazione giovanile. Perché ci sia davvero una vera estate demografica bisognerà attendere ancora.

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