Ambiente, salute, disuguaglianze: qualcosa si muove

Alcune iniziative istituzionali sembrano andare nella gusta direzione per contrastare i problemi generati da inquinamento, povertà e logoramento della qualità del vivere. Dal "Progetto Disagio" dell'Istat al piano “Salute, ambiente, biodiversità e clima" del ministero
February 26, 2026
Ambiente, salute, disuguaglianze: qualcosa si muove
/ ICP
È ormai ampiamente noto che la salute non dipende solo dalla genetica e da virus e batteri, su cui peraltro molto si è fatto e si sta facendo, e che lo sviluppo tecnologico e l’azione umana hanno prodotto nuove sfide, che mettono a repentaglio lo stesso destino dell’umanità. Si tratta dei rischi legati all’ambiente di vita, fisico e sociale, alla crisi climatica, al dissesto idro-geologico, alla qualità dell’alimentazione e dell’aria, al degrado urbano, all’inadeguatezza dei servizi sociali ed educativi, alle pecche del mondo della comunicazione. Tutte minacce che dipendono dai nostri comportamenti, dal nostro rapporto con le altre forme di vita e dalle scelte della politica e delle istituzioni. Ma, nonostante le sollecitazioni provenienti dalla scienza e dalla ricerca biomedica, le istituzioni si sono mosse con lentezza, quasi dimenticando i proponimenti formulati in epoca Covid in merito a un nuovo modello di prevenzione, da costruire in collaborazione con tutte le forze vitali del pianeta e con le organizzazioni dei cittadini e dei malati, secondo una logica di fratellanza e di impegno per il bene comune. Per cui il dopo-Covid si è presentato molto meno fulgido, i programmi di resilienza e ripresa hanno mostrato difficoltà a dare concretezza ai progetti, gli egoismi si sono riappropriati dell’esistenza umana ed abbiamo la sensazione che la tecnologia ci stia sfuggendo di mano.
Secondo i dati recentemente discussi alla Cop 30 di Belem, nel periodo 2012-2021 nel mondo l’inquinamento ha provocato ogni anno tra 2,5 milioni e gli 8 milioni di decessi. Più di 700mila morti sotto i cinque anni sono collegati all’inquinamento e più del 99% della popolazione respira un’aria che l’Oms considera inquinata, e che ha aumentato i rischi di polmonite, ictus, cardiopatie e tumori polmonari. Ogni anno riversiamo nell’ambiente tra gli 8 e i 12 milioni di tonnellate di plastica. Dal 2000 a oggi le catastrofi climatiche globali hanno prodotto danni stimati nell'ordine dei 27 trilioni di dollari e nel 2024 la perdita di copertura arborea globale ha raggiunto quasi 30 milioni di ettari. In Italia si registrano più di 7mila decessi all’anno legati all’aumento delle temperature, più del doppio rispetto al periodo precedente e oltre un quarto degli indicatori del BES (il Benessere Equo e Sostenibile misurato dall’Istat) peggiora tra il 2023 e il 2024. Cala la speranza di vita in buona salute, scendendo a 58,1 anni. Crescono il consumo di suolo, che interessa il 7% del territorio nazionale, e la produzione di rifiuti pro capite. Rispetto alla salute psichica, i disturbi mentali colpiscono una persona su 6. Ansia e depressione sono i più diffusi, con un’incidenza che oscilla tra i mille ed i 7 mila casi per 100 mila abitanti. Segnali di speranza emergono però dalle tante azioni portate avanti, a volte sottotraccia, dalla ricerca scientifica e dalle organizzazioni dei cittadini. con una particolare attenzione per i punti di non ritorno, caratterizzati da situazioni ambientali talmente compromesse da rendere difficili le azioni di risanamento, e da allontanare il raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda dell’Onu al 2030; e per i cosiddetti punti di ribaltamento, vale a dire le azioni possibili per invertire la rotta. Ed anche alcune iniziative istituzionali delle ultime settimane sembrano andare nella gusta direzione.
La prima a cura del Ministero della Salute, che aveva già mostrato una nuova sensibilità rispetto ai fattori ambientali con l’istituzione del Dipartimento della Salute Umana e Animale e dell’Ecosistema (One Health) e con altri alcuni atti di indirizzo e piani, tra cui il Piano Prevenzione, la Strategia Nazionale Biodiversità e il Piano di Azioni sulla Salute Mentale 2025-2030. Recentemente il Ministero ha reso pubblico un Programma triennale, dal nome “Salute, ambiente, biodiversità e clima”, con il quale intende rafforzare, con opportuni stanziamenti, l’azione di fronteggiamento dei rischi di origine ambientale e climatica. Un primo passo significativo verso la strategia della “Salute in tutte le politiche”, che da molto tempo Onu, ASviS e altre importanti istituzioni segnalano come indispensabile per contrastare molte patologie e disagi. Il Programma intende agire sia a livello culturale che a livello strutturale, tecnico-scientifico e della medicina territoriale, e sia sul settore dell’energia che su quelli dei trasporti, della pianificazione urbana e degli altri sistemi economico-produttivi di rilevanza. Il secondo atto di grande rilevanza rispetto alla possibilità di far valere un nuovo paradigma per la tutela della salute è la pubblicazione, il 2 febbraio 2026, dei primi dati del “Progetto Disagio” dell’Istat, relativamente a un ampio numero di città. Si tratta di un grande sforzo messo in campo con l’obiettivo di descrivere e misurare il disagio di individui e famiglie a livello sub-comunale per gli ambiti sociale, economico, lavorativo ed educativo. Con il calcolo di un nuovo Indice di Disagio Socio-Economico (Idise), per la prima volta vengono analizzate le condizioni sociali di contesto che provocano povertà, mancato accesso ai servizi e sofferenza fisica e psicologica, secondo una dimensione territoriale tale da risultare utile a fornire indicazioni concrete agli amministratori locali sulle aree di intervento da privilegiare.

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