Nel Faust di Culianu il dinamismo del mito
Escono in prima mondiale le lezioni italiane dello storico delle religioni allievo di Eliade. La figura fondante riletta come smarrimento dell’uomo moderno

“Un testo chiave della civiltà occidentale, un testo che, come nessun altro, è in grado di spiegarci la formazione della nostra cultura e delle origini del sistema capitalistico”. Con queste parole Ioan Petru Culianu (1950-1991), alludendo al Faust di Goethe, intrattiene gli studenti dell’Università di Siena, frequentanti la sede di Arezzo, tra i mesi di marzo e giugno del 1990, nel corso di un seminario intitolato il Faust e il suo mito alle radici dell’Occidente. A invitarlo nella città toscana era stata Grazia Marchianò, da poco scomparsa e allora docente di estetica e in seguito di Storia e civiltà dell’Estremo Oriente. Quelle lezioni dello studioso romeno non sono andate perse, fortunatamente. Emanuela Guano, allora appena laureata, le ha registrate e trascritte rendendole, ora, pubblicabili in anteprima mondiale dall’editore Bietti. Accompagnate dalla curatela di Roberta Moretti sono la spina dorsale del volume intitolato Faust (pp. 220, euro 22), da oggi disponibile in tutte le librerie. Ad arricchire il libro concorrono la trascrizione di una conferenza di Culianu, registrata dalla stessa Marchianò, tenuta sempre nella città aretina ma nel febbraio del 1989 e dedicata alla sacralità femminile, una intervista dello studioso, la riproposizione di un colloquio tra Guano e Marchianò e un saggio di Horia Corneliu Cicortaș dedicato alla figura di Faust nella cultura romena, che ne ripercorre le occorrenze nel pensiero del Novecento, da Nae Ionescu a Culianu, appunto. Questo Faust dello studioso romeno è un lavoro importante per almeno due ragioni. Da un lato permette di gettare sguardi inattesi sulla storia europea, letta attraverso le trasformazioni dell’immaginario. Partendo da Simon Mago e San Cipriano d’Antiochia, passando dal Volksbuch uscito in Germania nel 1587 e dalla versione di Christopher Marlowe per poi giungere a quella classica di Goethe e all’Adrian Leverkühn di Thomas Mann, Culianu traccia il susseguirsi delle variazioni di Faust come mito nella cultura del Vecchio continente. In una cammino che si snoda dalla Roma imperiale all’anima faustiana descritta da Oswald Spengler nel Tramonto dell’Occidente il mito di Faust subisce innumerevoli mutamenti attraverso i secoli e viene continuamente rielaborato, dimostrando, come conclude lo stesso Culianu nelle battute finali del seminario, che si tratta di “uno schema vuoto che si adatta a ogni messaggio”. Dall’altro lato, trattandosi di una delle ultime fatiche dell’allievo di Mircea Eliade sulla cui cattedra alla Divinity School dell’Università di Chicago era subentrato alla scomparsa del maestro, consente di saggiare l’efficacia ermeneutica della “svolta cognitivista” da lui maturata alla fine degli anni Ottanta. Il cambio di paradigma, che avviene in una manciata di anni, è documentato da Culianu nelle introduzioni a The tree of Gnosis e al suo ultimo lavoro, I viaggi dell’anima (SE editore), nel saggio Sistema e Storia pubblicato sul primo numero di Incognita, la rivista da lui fondata nel 1989, e tradotto qualche tempo addietro in italiano nella rivista Antares. Il cammino di ricerca intrapreso allora da Culianu avrebbe potuto fornire, se non si fosse concluso nella ferale doccia dell’università americana con il suo assassinio, strategie di pensiero che oggi, considerate le premesse, sarebbero state foriere di sviluppi proficui. L’indagine, condotta nel seminario, di un mito sotteso alla storia occidentale è affrontata in chiave storico-ideologica. È questo l’approccio adottato da Culianu come storico delle religioni, già a partire dal suo capolavoro, Eros e magia nel Rinascimento. Per tale ragione, all’inanellarsi cronologico della ricostruzione, egli affianca, come precisa Roberta Moretti, “l’osservazione della dinamica delle idee, la loro ‘trasformazione’ che accompagna la metamorfosi del mito in tempi e luoghi diversi”. Nel mito, per Culianu, si intrecciano le idee che vanno a comporre l’immaginario, il quale non rimane una realtà autoreferenziale ma, interagendo con la storia, mostra il loro processo di metamorfosi. Chi modifichi e chi sia modificato, per lo storico delle religioni è evidente. La realtà non è un blocco inamovibile. “Non esiste un concetto di realtà stabile. La realtà la facciamo noi, la producono le nostre menti” afferma nel suo ultimo libro dato alle stampe. “Non sappiamo dove possa condurci la nostra mente, - precisa Moretti - il cui spazio è infinito e multidimensionale; pertanto, le sue manifestazioni, trasformazioni o forme culturali, sociali e via di seguito, potrebbero non avere limiti”. E, nello specifico, Faust rappresenta lo smarrimento dell’uomo moderno nella sua sete di conoscenza, il ruolo della magia e una critica all’idea del progresso lineare. Non poco per un mito che ha informato l’immaginario dell’Occidente animando il desiderio di dominare la realtà.
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