Ciclismo: torna il Giro di Sardegna che esaltò Merckx

Dopo 15 anni torna la gara che ha visto trionfare ben quattro volte il Cannibale oltre a tanti altri campioni. L’ex corridore Aru: «Felice per la mia regione»
February 25, 2026
Ciclismo: torna il Giro di Sardegna che esaltò Merckx
Da destra a sinistra: Eddy Merckx, Patrick Sercu, Giancarlo Polidori e Felice Gimondi nell’edizione del Giro di Sardegna del 1970/wiki
Il ciclismo è sport di memoria: tutto si ricorda, tutto si racconta. Il Giro di Sardegna faceva parte di una narrazione antica, anni Cinquanta e Sessanta, con gli splendori dei Settanta. Dopo quindici anni, questo romanzo popolare di una terra dall’identità fortissima, torna a scrivere il proprio racconto. Ci siamo, torna il Giro di Sardegna. Cinque tappe, dal 25 febbraio al 1° marzo 2026, grazie alla Lega del ciclismo professionistico presieduta da Roberto Pella e all’assessorato regionale del turismo della Regione presieduta dalla presidente Alessandra Todde, il tutto con la collaborazione di Sport e Salute. «Per me è motivo di orgoglio – spiega Pella -, riportare in calendario una corsa storica e sono felice che questo sia possibile per la sensibilità della presidente Todde, che questo l’ha voluto con passione».
Nato nel 1958, la corsa divenne ben presto uno dei traguardi più ambiti e prelibati d’inizio stagione, attirando sull’isola le migliori formazioni del mondo, ad incominciare dalla Molteni di quel prodigio di nome Eddy Merckx. Ma su quelle strade, sono passati anche i team di Jacques Anquetil e Vittorio Adorni, Marino Basso, Giuseppe Saronni e Peter Sagan, vincitore nell’ultima edizione del 2011. «Il ritorno nell’isola del Giro di Sardegna dopo quindici anni rappresenta un risultato di grande valore sportivo, simbolico e strategico per la nostra Regione – ha detto la presidente Todde, nel corso della presentazione della manifestazione sportiva avvenuta il 13 gennaio scorso –. Riportare nel nostro territorio una competizione storica del ciclismo internazionale, uno sport che appassiona milioni di persone in tutto il mondo significa investire in una visione che unisce sport, promozione del territorio e sviluppo economico, valorizzando la Sardegna come destinazione capace di attrarre grandi eventi».
L’organizzazione sportiva sarà affidata al GS Emilia di Adriano Amici, punto di riferimento organizzativo con manifestazioni di primo piano nel panorama internazionale come il Giro dell’Emilia, la Settimana Internazionale Coppi e Bartali e il Memorial Marco Pantani. Sono passati invece trent’anni da quel 1996, anno in cui Gino Mameli, organizzatore appassionato e tenace, provò a ridare smalto ad una corsa che viveva ormai solo nel passato. L’edizione del 1983 aveva premiato Gregor Braun, capace in quello stesso anno di vincere la tappa di Savona al Giro d’Italia e il campionato tedesco.
Dopo aver fatto esperienza con diversi circuiti a premi, Mameli decise di alzare l’asticella e buttarsi nell’impresa di organizzare una corsa che aveva davvero fatto storia. Per l’occasione portò un cast degno del Giro d’Italia, con la Gewiss di Argentin che in quegli anni dominava. Il capitano era il russo Evgeny Berzin, ma in squadra c’era anche un biondino che pochi giorni prima di palesarsi sull’isola aveva trionfato alla Sanremo: Gabriele Colombo. Era talmente in forma e ispirato, che chiaramente si portò a casa la coppa del Sardegna e lasciò come “cadeaux” la sua Bianchi al presidente di Regione, Federico Palomba.
Per vincere, al varesino classe ’72, gli bastò il terzo posto sull’Ortobene (a quasi 12’ dal vincitore, l’abruzzese Marco Antonio di Renzo e a 11 da Giampaolo Mondini (protagonisti di una fuga di 200 km nella Cagliari-Nuoro). La prima tappa, a Quartu, marchiata da una splendida azione del “Diablo” Chiappucci, fu vinta da Denis Zanette, il ragazzo di Sacile, che sette anni dopo, a soli 33 anni, ebbe un malore che gli fu fatale sulla sedia del dentista. Tra i protagonisti, tre uomini-jet: lo scorbutico uzbeko Djamolidine Abdoujaparov (primo a Cagliari), l’elegante e potente ceco Jan Svorada (ad Alghero) e il figlio d’arte Adriano Baffi (vincitore a Tempio).
Ma il Sardegna ha una storia magnifica, soprattutto scritta negli Anni Sessanta e Settanta. Ideata da Franco Pretti sul finire degli anni Cinquanta, fu vinta quattro volte dal più vincente corridore di tutti i tempi: Eddy Merckx. Il belga era un assiduo frequentatore della Sardegna. Già vincitore nel 1968, beffato da Patrick Sercu nel 1970, si presentò nel ’71 determinato al via, quell’anno fissato a Potenza. Sul traguardo di Salerno il Cannibale mise subito in chiaro le cose, andando a vincere la tappa e si imbarcò per Cagliari con la maglia di leader in valigia. A Oristano Sercu si prese la rivincita, ma nella terza frazione, che si arrampicava a Macomer, il “Cannibale” fu semplicemente ingiocabile. Il giorno seguente, nella crono Sassari-Porto Torres, controllò da assoluto padrone la situazione (lo superò soltanto Ole Ritter, al quale l’anno dopo avrebbe strappato il record dell’ora, ndr), per poi aggiudicarsi la tappa finale di Nuoro, superando allo sprint “cuore matto” Franco Bitossi. «Il ritorno del Giro della Sardegna rappresenta quest’anno un segnale forte e altamente strategico per il ciclismo italiano – ha aggiunto il presidente della Lega Roberto Pella -. Una corsa che si colloca all’inizio della stagione, in un momento chiave dell’anno, ponendosi così da subito come una straordinaria vetrina internazionale per un territorio unico».
Felice che la sua regione stia per tornare protagonista, Fabio Aru, il più grande corridore sardo della storia, vincitore di una Vuelta e due volte sul podio al Giro oltre che 5° al Tour. «È una grande occasione per la mia regione, che è luogo ideale per praticare il ciclismo in sicurezza - spiega Aru -. Questa corsa voluta dalla Lega di Pella e dalla Regione Sardegna sarà il modo migliore per mostrarsi al mondo e far toccare con mano ai tanti team che non c’è solo la Spagna con strade sicure e accoglienza alberghiera di livello. Credo che la Sardegna potrebbe riproporsi al mondo come terra ideale per preparare la stagione: è una opportunità per la Regione, ma anche per i team del mondo. Ne ho parlato con Pella e con la presidente Todde, mi sembrano entrambi molto entusiasti e motivati. Questo ritorno va considerato solo come prima tappa, come primo colpo di pedale. Di cose da fare ce ne sono tante, ma Pella e Todde sembrano più che motivati a fare le cose per il bene di uno sport stupendo come il ciclismo e per una regione che non è seconda a nessuno. Anzi». Il ciclismo è memoria, ma è anche e soprattutto, promozione dei territori. La Sardegna l’ha capito benissimo.

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