Papa Leone XIV “pellegrino” fra l’Europa e l’Africa: tre viaggi nel segno del dialogo
di Giacomo Gambassi, Roma
A fine marzo la visita lampo nel principato di Monaco. Dal 13 al 23 aprile il grande viaggio in quattro Paesi africani: Algeria, Camerun, Angola e Guinea equatoriale. A giugno in Spagna per sette giorni: inaugurerà la Sagrada Famiglia. La tappa in Algeria sui passi di Agostino e dei martiri dell’estremismo: i monaci di Tibhirine e il vescovo Claverie uccisi 30 anni fa

Due viaggi in Europa. E poi quello in Africa. Leone XIV abbraccia due continenti nelle prossime tre visite apostoliche internazionali che da fine marzo a giugno lo porteranno nel principato di Monaco, in quattro Paesi africani che il Papa “incontrerà” in un unico viaggio lungo undici giorni, e poi in Spagna dove resterà sette giorni a inizio giugno: prima nella penisola iberica quando sarà a Madrid e Barcellona dove inaugurerà anche la Basilica della Sagrada Familia; e poi nell'arcipelago delle Canarie nell’Oceano Atlantico. Ad annunciare il calendario è stato il direttore della Sala Stampa Vaticana, Matteo Bruni, che ha comunicato date e Stati dei viaggi, ma non i programmi dettagliati che «saranno resi noti a suo tempo», ha chiarito.
Visita lampo nel principato di Monaco
Leone XIV sarà nel principato di Monaco sabato 28 marzo, alla vigilia dall’inizio della Settimana Santa, per quello che è il suo secondo viaggio apostolico internazionale dopo la settimana in Turchia e Libano, fra fine novembre e inizio dicembre. Visita lampo, di una giornata, nel piccolo Stato affacciato sul Mediterraneo, lungo la Costa Azzurra. Bruni ha sottolineato che tutto è nato dall’«invito del capo di Stato e dell’arcivescovo del principato di Monaco». Il principato rappresenta una realtà europea in cui il cattolicesimo è la religione ufficiale e in cui il dialogo tra le istituzioni civili e la Chiesa mantiene di concreta importanza. Significativo è anche l'impegno per la pace del principato che accoglierà per la prima volta un Papa nell'era moderna.
In Africa messaggero di pace per dare voce ai poveri e ai perseguitati
Di fronte ai movimenti popolari, aveva spiegato che c’è bisogno di «vedere le “cose nuove” dalla periferia». Era lo scorso novembre. Adesso Leone XIV, il Papa delle “rerum novarum” del ventunesimo secolo, sceglie le periferie del pianeta per guardare alle questioni sociali che scuotono il mondo contemporaneo: le periferie dell’Africa, il continente che visiterà dal 13 al 23 aprile. Undici giorni fra Algeria, Camerun, Angola e Guinea equatoriale per toccare con mano alcune dimensioni care al suo magistero e alla sua storia personale: la spiritualità del “suo” santo, Agostino, vescovo di Ippona; le violenze contro i cristiani più volte denunciate dal Pontefice; il dialogo fra le fedi, in particolare con il mondo musulmano; il dramma migranti; la crisi ecologica; lo sfruttamento dei Paesi del sud del mondo che ha visto il Papa già alzare la voce contro «coloro che vogliono fare della ricchezza uno strumento di dominio» e intendono «comprare con denaro gli indigenti sfruttandone la povertà».
Dopo Pasqua il Papa tornerà ad attraversare il Mediterraneo per la sua visita in Africa, prima della tappa che il 4 luglio lo porterà a Lampedusa: Papa americano che celebrerà i 250 anni della Dichiarazione dell’indipendenza del suo Paese fra gli ultimi. Il viaggio che comincerà dopo la domenica in Albis sarà di ampio respiro, sia per la durata, sia per il numero delle nazioni che il Pontefice abbraccerà. Leone XIV aveva già anticipato il suo desiderio di essere in un contenente che ben conosce e che ha visitato più volte da priorie generale degli agostiniani. Lo aveva fatto nel volo papale di rientro da Beirut: «Spero di realizzare un viaggio in Africa e di andare in Algeria per visitare i luoghi della vita di sant'Agostino, ma anche per continuare il dialogo con il mondo musulmano». Dialogo che è stato uno dei cardini della visita in Turchia e Libano e che in Algeria guarderà a sant’Agostino che «aiuta molto perché nel suo Paese è rispettato e considerato un figlio della patria», aveva sottolineato. Poco più di due le giornate nel Paese del Maghreb, dal 13 al 15 aprile, che vedrà il Papa essere fra Algeri e Annaba, l’antica città di Ippona dove era stato vescovo il “Dottore della grazia” nato proprio nell’odierna Algeria, a Tagaste.
La visita cade nel trentennale del martirio dei monaci di Tibhirine e del vescovo di Orano, Pierre Claverie, uccisi negli anni “neri” della guerra civile e dell’estremismo islamista che sono stati profeti di fraternità e incontro con il mondo musulmano e che la chiesa ha proclamato beati nel 2018. «Disarmiamo i nostri cuori, facciamo cadere le corazze delle nostre chiusure etniche e politiche, apriamo le nostre confessioni religiose all’incontro reciproco», aveva ribadito il Papa dal Libano. E aveva aggiunto: «Paura, sfiducia e pregiudizio non hanno qui l’ultima parola, mentre l’unità, la riconciliazione e la pace sono sempre possibili». Poi ai rappresentanti delle diverse fedi aveva chiesto di essere insieme «vigilanti contro l’abuso del nome di Dio». Pace sarà una delle parole-chiavi in un continente ferito da conflitti, scontri etnici e “tribalismo” da cui Leone XIV vuole rilanciare i suoi appelli alla concordia e alla fraternità. È l’ecumenismo del sangue quello che Leone XIV incontrerà nel continente. Continente segnato dalla persecuzione dei cristiani che «rimane una delle crisi dei diritti umani più diffuse al giorno d’oggi» e che nell’ultimo anno si è aggravata «a causa dei conflitti in corso, dei regimi autoritari e dell’estremismo religioso», ha spiegato a gennaio di fronte al corpo diplomatico.
Dal 15 al 18 aprile il Pontefice sarà in Camerun, fra la capitale Yaoundé, Douala e Bamenda, la regione anglofona del nord del Paese dove da dieci anni si combatte una guerra civile tra le forze armate regolari e gli indipendentisti e dove sono frequenti i rapimenti di preti e personale missionario; poi dal 18 al 21 aprile in Angola, fra la capitale Luanda, Muxima dove si trovano l’omonimo santuario mariano, e Saurimo; e dal 21 al 23 aprile in Guinea equatoriale fra l’ex capitale Malabo, Mongomo nella diocesi eretta da papa Francesco e Bata. Il Papa si immergerà fra «la miseria di interi popoli, piagati dalla guerra e dallo sfruttamento», come lui stesso ha detto durante il Giubileo dei catechisti durante il quale aveva denunciato: «Quanti Lazzaro muoiono davanti all’ingordigia che scorda la giustizia, al profitto che calpesta la carità, alla ricchezza cieca davanti al dolore dei miseri». Ai poveri il Papa ha dedicato il suo primo documento magisteriale: l’esortazione apostolica “Dilexi te”. E sarà a fianco delle vittime delle ingiustizie come «chi è in preda alla fame» o «chi è in fuga dalla propria terra per cercare un futuro altrove, come i tanti rifugiati e migranti che attraversano il Mediterraneo». Terra di emigrazione che chiama all’accoglienza: «Chi non ama il fratello che vede, non può amare Dio che non vede». E terra in cui si fa i conti con il cambiamento climatico: di fronte a «inondazioni, siccità, tsunami, terremoti», si è domandato il Papa, «chi ne soffre di più? Sono sempre i più poveri».
Il viaggio in Africa coinciderà con l’anniversario della morte di papa Francesco che quindi Leone XIV commemorerà durante la visita. La Chiesa che il Pontefice troverà sarà «viva, forte e dinamica», ha già spiegato in un suo messaggio all’episcopato africano. Chiesa che è in crescita: in un solo anno i cattolici africani sono passato da 272 milioni a 281 milioni. E Chiesa che è chiamata a promuovere «la riconciliazione e una vera comunione tra le diverse etnie». Perché, ha detto il Papa facendo riferimento al suo passato da missionario, «come vescovo in Perù, sono felice di aver sperimentato una comunità ecclesiale che accompagna le persone nei loro dolori, nelle loro gioie, nelle loro lotte e nelle loro speranze. Questo è antidoto contro un’indifferenza strutturale che non prende sul serio il dramma di popoli spogliati, derubati, saccheggiati». Ora torna da Papa “missionario” in un angolo del mondo che ha necessità di opporre alla «globalizzazione dell’impotenza» una «cultura della riconciliazione e dell’impegno».
In Spagna per l’inaugurazione della Sagrada Familia
Durerà una settimana la visita in Spagna, frutto dell’invito del re Filippo VI e della Chiesa locale, ha dichiarato Bruni. Il viaggio si terrà dal 6 al 12 giugno. Come anticipato da Vatican News, il Papa si fermerà a Madrid e poi Barcellona per inaugurare la nuova e più alta torre della Sagrada Familia, la monumentale basilica voluta da Antoni Gaudí. Del resto la visita cade nel centenario della morte dell’architetto che “sognò” il nuovo tempo e che l’anno scorso è stato dichiarato venerabile. Poi il Pontefice si sposterà nell’arcipelago delle Canarie per compiere un viaggio che era già nel cuore di Francesco, come ha sottolineato lo scorso gennaio il cardinale arcivescovo di Madrid, José Cobo Cano. Le tappe saranno due: Tenerife e Gran Canaria.
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