Leone XIV sceglie i nuovi vescovi ausiliari di Roma: sono quattro parroci
di Giacomo Gambassi, Roma
Nuovo assetto per la diocesi di cui il Papa è vescovo. Il Pontefice vara un gruppo di lavoro per cambiare la Costituzione del vicariato. L’annuncio del cardinale vicario Reina. Le biografie dei nuovi ausiliari: don Stefano Sparapani, don Alessandro Zenobbi, don Andrea Carlevale e don Marco Valenti

A distanza di meno di una settimana dall’incontro del Papa con il clero di Roma, Leone XIV fa diffondere le nomine dei quattro nuovi ausiliari della sua diocesi. I pastori che ha scelto sono quattro parroci romani: don Stefano Sparapani, don Alessandro Zenobbi, don Andrea Carlevale e don Marco Valenti. L'annuncio è stato dato stamani a mezzogiorno dal cardinale vicario, Baldassare Reina, nella Sala della Conciliazione del Palazzo Lateranense a Roma dove, in contemporanea con la Sala Stampa vaticana, ha reso noto i nomi dei suoi nuovi principali collaboratori. A consacrarli vescovi sarà Leone XIV sabato 2 maggio alle ore 17 nella Basilica di San Giovanni in Laterano. «Era una notizia che aspettavamo e siamo grati perché sono quattro presbiteri della nostra diocesi stimati da tutto il clero e da tutto il popolo – ha detto il cardinale vicario –. Mi sento di ringraziare i nostri quattro fratelli per la disponibilità che hanno dato a servire la Chiesa, sempre con spirito di servizio». Fa parte dei “vertici” della diocesi anche il vescovo Michele Di Tolve, ausiliare e rettore del Pontificio Seminario romano maggiore.
A ciascuno dei nuovi ausiliari viene assegnato uno dei settori della diocesi di Roma: cinque in totale, dopo il “ripristino” del settore Centro stabilito a novembre da Leone XIV dopo che, un anno prima, papa Francesco lo aveva soppresso. Assegnazione decisa con un decreto firmato da Leone XIV, sentito il cardinale vicario: a Valenti va il settore Nord; a Carlevale il settore Sud; a Zenobbi il settore Est; e a Sparapani il settore Ovest. Il quinto settore, quello Centro, viene affidato al vescovo Renato Tarantelli, vicegerente di Roma. Nel decreto papale si spiega che il Pontefice costituisce anche un gruppo di lavoro incaricato di procedere alla revisione della Costituzione apostolica In Ecclesiarum communione voluta da papa Francesco nel 2023 per riordinare l'assetto del vicariato di Roma: obiettivo del progetto è «verificare l'adeguatezza alle attuali esigenze pastorali» e «favorire un più efficace servizio alla missione ecclesiale».

Don Stefano Sparapani, 70 anni, è vicario episcopale per il settore Nord. Prete dal 1991, è dal 2010 parroco a San Basilio, periferia est della Capitale, un’area segnata da marginalità e vitalità. Originario del quartiere Prati, a due passi da San Pietro, don Sparapani diceva di sé a RomaSette: «Da ragazzo lavoravo come geometra nell’impresa di costruzione di mio padre. La mia è stata una vocazione adulta: non ero legato alla Chiesa, almeno fino a quando, tramite un gruppo di amici che seguivano un percorso di vita cristiana, mi sono accostato ai sacramenti e ho iniziato a dedicarmi al volontariato presso la comunità di recupero di don Picchi. Poco dopo è arrivata la vocazione». La sua biografia racconta che ha conseguito il diploma di geometra e frequentato l’Opera Regina Apostolorum, associazione cattolica interparrocchiale. Ha studiato nell’Almo Collegio Capranica, di cui dal 2015 è padre spirituale. Poi gli studi per la specializzazione in teologia morale all’Accademia Alfonsiana di Roma. Dopo l’ordinazione, ha ricoperto l’incarico prima di vicario parrocchiale e poi di parroco a San Girolamo a Corviale, dove è rimasto per vent’anni.

Don Alessandro Zenobbi, 57 anni, è dal 2025 vicario episcopale per il settore Ovest della diocesi. Parroco della parrocchia di Santa Lucia in piazza d'Armi, alla circonvallazione Clodia, è sacerdote da 30 anni. In passato è stato membro della Commissione diocesana per l’ecumenismo e il dialogo. La sua vocazione è maturata nei pellegrinaggi a Lourdes. Ha frequentato il Pontificio Seminario romano maggiore. E dopo l'ordinazione sacerdotale è stato prima vicario parrocchiale e poi parroco di San Policarpo.

Don Andrea Carlevale, 55 anni, è dalla scorsa estate parroco della parrocchia di San Giovanni Battista de Rossi, all’Appio Latino. Sacerdote dal 1998, ha raccontato di sé: «Sin da giovane ho pensato alla vita da prete, la vedevo appropriata a me, ma a quell’età si hanno anche altre idee per la testa, non si poteva prendere una decisione simile. Solo dopo qualche anno, questo pensiero si è tramutato in una vera e propria consapevolezza». Ha frequentato il Pontificio Seminario romano maggiore. Dopo l'ordinazione è stato vicario parrocchiale a Santa Galla alla Garbatella; vicario parrocchiale a Sant’Ireneo a Centocelle; assistente del Pontificio Seminario romano maggiore; parroco di Santa Maria di Loreto a Castelverde-Lunghezza nell’hinterland della capitale. Inoltre è stato anche prefetto dai sacerdoti della Prefettura di appartenenza.

Don Marco Valenti, 65 anni, guida la comunità della Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo, nel quartiere Monteverde, dove era stato anche viceparroco don Andrea Santoro, il fidei donum ucciso a Trabzon, in Turchia. Membro del Consiglio presbiterale, fa parte del Consiglio di amministrazione della Caritas di Roma ed è consigliere dell’Istituto interdiocesano sostentamento clero. Prete dal 1986, è originario di Cantalupo Sabino in provincia di Rieti e diocesi di Sabina-Poggio Mirteto. In zona c’era la sede della villeggiatura estiva del Seminario Minore nel quale è entrato. Così è iniziata la sua vita “romana”. Ha ottenuto il baccalaureato in filosofia alla Pontificia Università Lateranense di Roma e quello in teologia alla Pontificia Università Gregoriana. Poi la licenza in teologia e anche la laurea in storia dell’arte alla facoltà di Lettere dell’Università La Sapienza di Roma. È stato sacerdote in quartieri periferici come in quelli centrali. E a RomaSette confidava di aver «sperimentato che la presenza tra la gente dà vita a relazioni autentiche» perché con il trascorrere del tempo «si diventa un punto di riferimento della comunità». La mattina spesso lo si incontra al mercato a fare la spesa o mentre fa visita a malati e anziani. «La forza di un parroco è quella di essere radicato nel territorio anche per intercettare i bisogni di tutti», ha spiegato al sito della diocesi.
© RIPRODUZIONE RISERVATA






