Merz in Cina prova a rianimare l'industria tedesca

Il cancelliere tedesco ha incontrato il premier Li Qiang e il presidente Xi Jinping. Le opportunità e i rischi dopo il "gelo" degli ultimi anni
February 25, 2026
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz con il premier cinese Li Qiang nella Grande Sala del Popolo
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz con il premier cinese Li Qiang nella Grande Sala del Popolo/ REUTERS
Il cambio di passo (e di retorica) è netto. Dopo Francia, Corea del Sud, Irlanda, Canada, Finlandia e Gran Bretagna, tocca alla Germania timbrare il cartellino in Cina. Accompagnato da un folto gruppo di rappresentanti di aziende (Mercedes-Benz, BMW, Volkswagen, Bayer, Siemens e Adidas), il cancelliere tedesco Friedrich Merz si è presentato alla corte di Xi Jinping, chiedendo una cooperazione "equa" con la Cina. «Attribuisco grande importanza al mantenimento e all'approfondimento di queste relazioni, ove possibile», ha dichiarato il cancelliere. «Condividiamo la responsabilità nel mondo e dovremmo essere all'altezza di questa responsabilità insieme». «C'è un grande potenziale di crescita», ha insistito Merz che ha incontrato prima il premier Li Qiang e poi lo stesso Xi.
Sotto le picconate di Trump, Berlino sembra dunque pronta ad archiviare la retorica della competizione che aveva “corroso” le relazioni tra Germania e Cina negli ultimi anni. Nel 2021, l’allora cancelliere Olaf Scholz aveva incluso per la prima volta il termine "Taiwan" nel suo accordo di coalizione, “ustionando” Pechino e inquadrando la Cina come un "rivale". La strategia cinese di Berlino per il 2023 puntava sulla riduzione della dipendenza dal gigante asiatico, ponendo l'accento sulla concorrenza. Con Merz, Berlino si era allineata all'agenda europea di "de-risking", sacrificando il termine "partnership" dalla sua agenda cinese. Ora alla diffidenza sembra subentrare l’urgenza del rilancio.
D’altronde i rapporti commerciali tra Cina e Germania sono stretti. Oltre che storici. I dati sono impressionanti. Il commercio tra Berlino e Pechino è cresciuto di oltre il 900% dal 2001, passando da 27 a 273 miliardi di dollari nel 2024. E la corsa non sembra destinata a fermarsi, nonostante le turbolenze geopolitiche. Secondo i dati dell'Ufficio federale di statistica tedesco, il commercio bilaterale tra Cina e Germania ha raggiunto i 251,8 miliardi di euro (296,6 miliardi di dollari) nel 2025, con un aumento annuo del 2,1%. La Cina ha scavalcato nuovamente gli Stati Uniti, diventando il principale partner commerciale della Germania.
Gongola il Global Times, voce del Partito comunista cinese. “Piuttosto che lasciarsi guidare dal rumore geopolitico, è meglio cogliere opportunità concrete di cooperazione”, ha ammonito il quotidiano cinese. Non è mancata una dose di sottile ironia: “La delegazione imprenditoriale che accompagna Merz è la più numerosa che abbia affiancato un cancelliere tedesco in un viaggio all'estero dai tempi di Angela Merkel. Negli ultimi anni, retoriche come "rivale sistemico" e "riduzione del rischio" hanno talvolta complicato la politica cinese della Germania. Eppure, l'entusiasmo e le azioni della comunità imprenditoriale tedesca parlano più forte degli slogan politici”.
In realtà il sentiero lungo il quale dovrà camminare Merz è stretto, e pieno di incognite. E costringerà Berlino – in affanno su molti fronti, a cominciare da quello industriale - a un difficile equilibrismo. La Cina è un partner indispensabile, ma è anche al tempo stesso un gigante come può fagocitare la Germania. Il travaglio dell’industria automobilistica tedesca è il sintomo più chiaro di questa dinamica. Le esportazioni tedesche di veicoli verso il mercato cinese sono crollate di due terzi dal 2022. Mentre nell’altro verso, la cinese BYD ha aumentato le vendite di veicoli elettrici in Germania di oltre il 700% lo scorso anno. La dinamica investe l’intero comparto industriale. Lo scorso anno, le esportazioni di beni tedeschi verso la Cina sono diminuite del 9,3%, attestandosi a 81,8 miliardi di euro (97 miliardi di dollari), il livello più basso in un decennio, mentre le importazioni cinesi sono aumentate.
“Il mercato cinese era una miniera d'oro per le multinazionali tedesche", ha spiegato a DW Noah Barkin, consulente senior di Rhodium per la Cina. Ora la favola sembra finita.

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