Ucid Lombardia: 80 anni da protagonisti

Un convegno oggi all’Università Cattolica a Milano celebra l’identità dell’imprenditoria cristiana
February 25, 2026
Ucid Lombardia: 80 anni da protagonisti
Aldo Fumagalli, presidente Ucid Lombardia
«Non so se li portiamo bene ma 80 anni sono una bella età e abbiamo deciso di festeggiarli». Il presidente dell’Ucid lombardo Aldo Fumagalli racconta così la genesi del convegno che si terrà oggi presso l’Università Cattolica di Milano “L'identità dell'imprenditoria cristiana dal dopoguerra ad oggi, gli 80 anni di Ucid Gruppo Lombardo”. Sarà l’occasione per fare un bilancio del percorso fatto sinora e prendere lo slancio per affrontare le sfide del futuro a partire dall’Intelligenza artificiale, che «preoccupa gli imprenditori cristiani che si sentono soprattutto datori di lavoro» spiega Fumagalli, e per lanciare la proposta di un Fraternity index che misuri le buone intenzioni degli imprenditori e si affianchi a parametri ESG che non hanno prodotto i risultati sperati. «Il traguardo degli 80 anni ci serve per affrontare la questione identitaria – sottolinea il presidente – siamo andati a cercare quei 52 imprenditori che nel 1945, nell’immediato dopoguerra, si sono riuniti in un bar per dare vita all’Unione cristiana imprenditori lombardi che in un secondo momento, due anni dopo, è diventata nazionale. Tra loro c’erano figure di spicco come Enrico Falck e Andrea Costa, che in realtà era genovese, ma anche mio nonno Serafino De Capitani. Molti esponenti di quelle famiglie sono ancora imprenditori e nostri associati». A differenza di altre realtà come Confindustria sono gli individui e non le imprese a fare rete. Attualmente in Lombardia, che da sola rappresenta il 30% degli associati, sono 507 con in media 214 dipendenti a testa. «Nell’ultimo anno c’è stato un aumento del 3%, certo rispetto agli anni ’70 quando il 70% degli associati ad Assolombarda era anche dell’Ucid c’è stata una trasformazione radicale per ragioni storiche» aggiunge Fumagalli.
L’Ucid si pone come elemento di unione per tutti gli imprenditori che si assumono la responsabilità attiva di tradurre in pratica la concezione cristiana del lavoro. Scopo dei fondatori, nel 1945, era quello «di rendere concreto l’impegno nella ricerca dell’attuazione della Dottrina sociale della Chiesa nel mondo dell’impresa». Oggi come allora lo spirito collegiale è fondamentale, con l’elaborazione di proposte concrete. «La nuova direttiva Ue indica nell’Economia civile uno dei pilastri del manifatturiero europeo, siamo di fronte ad un momento di transizione importante, ma siamo ancora acerbi nel guardare avanti», spiega Fumagalli. Le incertezze sono tante, legate al contesto economico globale, dai dazi americani che hanno spinto molte imprese ad investire direttamente negli Usa sostenute dal governo e non hanno inciso per il momento sull’export, al tema dell’IA che rischia di cancellare tanti posti di lavoro. «C’è molta preoccupazione su questo fronte ma non è detto che ci siano grandi crisi aziendali» dice il presidente dell’Ucid Lombardia.
L’obiettivo degli imprenditori cattolici è quello di diventare il “pivot” delle forze attive nel sociale, collaborando con altre realtà quali la Compagnia delle Opere e la Fondazione Centesimus Annus Pro Pontefice per proporre un modello economico alternativo a quello capitalista che ha creato diseguaglianze e povertà. L’orizzonte è quell’Economia civile che mette al centro la generazione di valore e di valori. «Penso che l’Europa abbia tutte le carte in regola per diventare il motore di questa trasformazione. Purtroppo, i 17 obiettivi dell’Agenda Onu non hanno avuto quell’impatto che ci sia aspettava ecco perché come Ucid proporremo con il nostro presidente nazionale Gianluca Galletti di accoppiare i criteri ESG con il Fraternity Index ideato da Stefano Zamagni e proposto già al Meeting di Rimini» aggiunge ancora Fumagalli. Al convegno interverranno tra gli altri il cardinale Angelo Bagnasco e l’arcivescovo di Milano Mario Delpini. Un passaggio dell’ultimo discorso alla città di Delpini viene riportato nella lettera d’invito e tratteggia la figura dell’imprenditore cristiano: «Si fanno avanti coloro che riconoscono nella fede cristiana un fondamento necessario per la speranza e una motivazione decisiva per l’impegno. Si fanno avanti coloro che sono animati da una passione per il bene comune e avvertono la vocazione alla solidarietà come fattore irrinunciabile per la loro coscienza. (…) Consapevoli che l’azienda comporta una responsabilità sociale».

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