Save the children: «Dopo Cutro, morti in mare 300 bambini»
di Redazione
A tre anni dalla notte del naufragio di Steccato di Cutro, l'ong fa il punto. Molti naufragi «non sono visibili, avvengono in alto mare, lontano dagli sguardi»

Dalla notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023 del naufragio di Steccato di Cutro, in cui sono morti 94 uomini, donne e bambini a pochi metri dalla costa, «sono più di 300 i minori - stima approssimata per difetto - che hanno perso la vita nel Mediterraneo». A riferirlo è Save the Children, che evidenzia la media di 100 minorenni morti l'anno. «Di fronte alla tragedia di 3 anni fa, in cui molte persone vicinissimo alla costa, alla salvezza agognata, hanno trovato la morte, alle immagini di quella spiaggia dove il mare aveva restituito i giocattoli di chi grande non sarebbe diventato mai, si sono levati impegni che dicevano "mai più", esattamente come accaduto a Lampedusa dopo il terribile naufragio del 2013. E invece la storia continua a ripetersi», denuncia l'organizzazione che da oltre 100 anni lotta per salvare la vita dei bambini.
Molti naufragi, però, «non sono visibili, avvengono in alto mare, lontano dagli sguardi, senza tracce, come testimoniano i corpi di persone migranti che il mare sta restituendo un giorno dopo l'altro sulle coste calabresi e siciliane. Persone travolte dai flutti, ma respinte da un approccio che antepone la deterrenza alla protezione delle vite umane», sottolinea Save the children evidenziando che sono più di 34.200 le persone morte o disperse in mare nel Mediterraneo dal 2014, di cui quasi 3mila dopo il naufragio di Cutro, oltre 600 solo nel 2026. «Gli Stati europei si ostinano a rendere i confini esterni sempre più invalicabili, proponendo soluzioni improntate sulla deterrenza anziché sulla solidarietà, mentre salvare vite umane dovrebbe essere la preoccupazione principale», ha dichiarato Giorgia D'Errico, direttrice Relazioni Istituzionali dell'organizzazione. «È urgente un'assunzione di responsabilità condivisa tra gli Stati membri e le istituzioni europee, che garantisca un meccanismo coordinato e strutturato di ricerca e salvataggio delle persone in difficoltà in mare, agendo nel rispetto dei principi del diritto internazionale, e che si ponga l'obiettivo di garantire vie sicure e legali per l'ingresso in Europa. E invece, le recenti norme sul tema - dal Patto dell'Unione europea sulla migrazione e l'asilo, all'adozione della lista sui Paesi sicuri, al Disegno di legge sull'immigrazione, varato dal Consiglio dei ministri l'11 febbraio - sembrano andare in direzione opposta».
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