Caporalato sui rider, controllo giudiziario per Deliveroo

Lo ha disposto il pm di Milano Paolo Storari. 20mila lavoratori sarebbero stati sfruttati con paghe sotto alla soglia della povertà fino al 94%
February 25, 2026
Caporalato sui rider, controllo giudiziario per Deliveroo
Un rider di Deliveroo durante una consegna / REUTERS
Prima del dentifricio e del caffè, la giornata del rider Osazee inizia loggandosi «all’applicazione installata sul telefono. L’app (Deliveroo Rider) indica il ristorante, l’indirizzo del cliente e il percorso. Il compenso non è oggetto di accordo, ma risulta già determinato dal sistema, con una base dichiarata di € 3,38 e variazione in base ai chilometri calcolati dall’algoritmo». Osazee «descrive un’attività che può comportare fino a 150 km giornalieri e circa dieci consegne al giorno, con punte superiori. Durante l’intera esecuzione la sua posizione è visibile alla società tramite gps; in caso di ritardo riceve una telefonata. La piattaforma può intervenire, verificare, sollecitare», è uno dei passaggi contenuto nel decreto di amministrazione giudiziaria per Deliveroo, in seguito all’inchiesta del pm della dda Paolo Storari che vede indagato per caporalato l’amministratore unico Andrea Giuseppe Zocchi. Giornate da 10-11 di lavoro su strada, che non bastano mai e vanno integrate con un secondo lavoro. Scrive Ben Vincent, rider di giorno, facchino in un hotel di notte : «Inizio il servizio, loggandomi all’app, alle ore 11:00 del mattino e finisco alle ore 22:00. 7 giorni su 7 per circa 11 ore al giorno di continuo. La mia paga non è sufficiente. Perché pago circa 650 euro tra affitto e utenze. Per tale motivo svolgo un secondo lavoro come facchino in un hotel per 5 giorni a settimana dalle h. 23:00 sino alle 07:00. Purtroppo devo inviare circa 600 curo alla mia numerosa famiglia che vive in Nigeria... arrivando a lavorare fino a 20 ore al giorno dal lunedì al venerdì. Questo ritmo di vita mi sta logorando, sia fisicamente che mentalmente, rendendo la mia situazione molto difficile». L’intervista, una delle 50 raccolta dai carabinieri del Nucleo Ispettorato Lavoro, diretto dal colonnello Loris Baldassarre, è agli atti del decreto di controllo giudiziario d’urgenza. A parlare è Shakeel: «Sono costretto a lavorare in alcuni giorni anche 12-15 ore in un solo turno giornaliero e le difficoltà oltre che economiche sono anche di tipo fisico e mentale». Ha detto anche di fare «circa 100 chilometri al giorno» in bici per una giornata lavorativa con 15-16 consegne al giorno. Il sistema è lo stesso riscontrato nella recente inchiesta su Glovo (in qualche caso sono stati trovati anche gli stessi rider). Più o meno gli stessi i compensi (range tra 3,64 e 3,84 euro) a consegna. Eterodirezione algoritmica della prestazione lavorativa, ovvero l’algoritmo decide tutto: accesso alla prestazione tramite piattaforma, assegnazione dell’ordine come unità lavorativa predefinita, geolocalizzazione e tracciamento, rendicontazione per ordine, giorno, settimana, mese. E ancora: misura della produttività e dei volumi, tracciamento di accettazioni-rifiuti degli ordini (c’è un contatore per questo), strumenti di governance nell’app, ampiezza dell’orario e periodizzazione dei pagamenti. Cosicché «il sistema complessivo risultante evidenzia che l’intera organizzazione dell’attività aziendale si basa sulla piattaforma», che è insieme il datore e il lavoro stesso. Rispetto alla precedente inchiesta su Glovo, che costituisce un precedente, con la convalida del controllo giudiziario da parte del gip, il 19 febbraio, in questo caso non è stato necessario accertare la natura subordinata del lavoro dei rider. Viene data come presupposto, indipendentemente dal fatto che siano a partita Iva. Se si può lavorare solo attraverso l’app, che stabilisce controlla tempi, svolgimento e pagamenti, è lavoro subordinato. 3mila i rider di Deliveroo su Milano, 20mila in tutta Italia. Ai quali vanno aggiunti i 40mila della flotta di Glovo. Questa è la dimensione del popolo degli sfruttati indicativa (ci sono rider che lavorano per entrambi). L’unica a salvarsi dalle inchieste finora è Just Eat che ha inquadrato come dipendenti gran parte dei suoi ciclofattorini (paga oraria 8,50 euro, ferie e maternità riconosciute). Nel decreto «emerge una sostanziale prevalenza di rider di Deliveroo che percepiscono un reddito netto annuo sotto soglia di povertà». In particolare, «assumendo il solo fatturato 2025, risultano sotto soglia 30 rider su 40 (pari al 81,1%). (...). Se, invece, il raffronto viene svolto con i livelli retributivi previsti dal Ccnl di riferimento (Logistica, Trasporto Merci e Spedizione), lo scostamento arriva al 94,6%». Somme che violano anche la Costituzione, perché non possono garantire una «esistenza libera e dignitosa». Deliveroo, secondo l’accusa, si sarebbe quindi approfittata dello stato di bisogno dei lavoratori sfruttando i lavoratori da anni. Una situazione di illegalità che deve «cessare al più presto». Da qui la nomina da parte della Procura dell’amministratore giudiziario Massimiliano Poppi per Deliveroo Italy, affinché «proceda alla regolarizzazione dei lavoratori».
I carabinieri si sono presentati anche in una serie di grossi clienti della piattaforma di consegna di cibo, tra i quali McDonald’s, Burger King, Carrefour, Esselunga, Poke House spa, Crai Secom spa e KFC Kentucky Fried Chicken (Original Bucket srl). Tutti non indagati. Lo scopo è «vagliare i modelli organizzativi» e «verificare» se siano «idonei» a «impedire» il reato di caporalato contestato a Deliveroo e Glovo, in modo da scongiurare la possibilità di agevolazione colposa (reato contestato in alcune inchieste di Storari sulla moda - mentre in altre è stato contestato il caporalato tout court).

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