Cos'è il congedo parentale paritario e perché ha fatto litigare maggioranza e opposizione

di Gianluca Carini, Roma
La proposta del centrosinistra unito puntava a equiparare in modo obbligatorio i mesi di assenza per i figli innalzandoli dall'80 al 100% dello stipendio. La bocciatura del governo: coperture non garantite. La minoranza all'attacco: non avete cercato i fondi necessari
February 24, 2026
Cos'è il congedo parentale paritario e perché ha fatto litigare maggioranza e opposizione
Da sinistra: Riccardo Magi, Maria Elena Boschi, Elena Bonetti, Elly Schlein e Angelo Bonelli
Finisce nel vuoto la proposta di legge delle opposizioni– unite, già questa è una notizia – sul congedo parentale paritario obbligatorio. Alla Camera, la maggioranza boccia il testo: mancano le necessarie coperture, pari a tre miliardi di euro all’anno, dicono dal centrodestra citando il parere della Ragioneria di Stato. Ma non passa nemmeno la richiesta di rinvio invocata a quel punto dalla minoranza per cercare insieme le risorse.
La proposta di Pd, M5s, Azione, Italia viva, Avs e +Europa prevedeva di estendere a cinque mesi il congedo di paternità (oggi è di dieci giorni), di renderlo obbligatorio e retribuirlo al 100% per entrambi i genitori, senza possibilità di trasferirlo da uno all’altro. In particolare, il padre avrebbe potuto “spalmare” il congedo su 18 mesi successivi. La norma si sarebbe applicata non solo ai dipendenti, ma anche ad autonomi e liberi professionisti.
Il caso scoppia al mattino, quando arriva la nota della Ragioneria, secondo cui non ci sono le coperture finanziarie. Il voto in commissione Bilancio slitta all'ora di pranzo e nel frattempo le opposizioni convocano in fretta e furia una conferenza stampa. Accanto alla prima firmataria, la segretaria dem Elly Schlein, ci sono il portavoce di Avs Angelo Bonelli (con Nicola Fratoianni in videocollegamento), Elena Bonetti (Azione) Maria Elena Boschi (Italia viva) e Riccardo Magi (+Europa). Il leader del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte, si collega dalla Sicilia. Schlein parla di «occasione persa nella maggioranza per aprire un dibattito su una misura che sarebbe una rivoluzione culturale nel Paese» e chiede a Giorgia Meloni di «ripensarci». I toni sono forti: per Bonelli, «la regia politica» di questo stop è direttamente della premier. Conte ricorda che «il tasso di natalità è sceso a 1,18» e promette: «La battaglia non si ferma qui». Così vengono «discriminate le donne», aggiunge Bonetti (Azione), ricordando come il congedo obbligatorio obbligatorio di paternità fu esteso a 10 giorni dal Governo Draghi, quando era ministra. Mentre Magi (+Europa) definisce la bocciatura di una proposta delle opposizioni «un film già visto».
Tensioni però quando Boschi (Italia viva) parla di «campo largo» e di opposizioni ancora una volta unite. La calendiana Bonetti sbotta fuori dal microfono con Schlein («questo no»), Elly abbozza. Poi Bonetti riprende la parola e rimarca ancora una volta come di «campo largo» non voglia sentire parlare. Subito dopo si va in Aula, dove per Fratelli d’Italia è Walter Rizzetto (presidente della commissione Lavoro) a difendere lo stop alla misura, non prima di ricordare come con le varie leggi di Bilancio del Governo Meloni oggi sono previsti congedi parentali «da tre mesi sino all'80%» della retribuzione. A quel punto arriva la doppia bocciatura del centrodestra: la prima, con uno scarto di 23 voti, sulla proposta di rinvio chiesta dalle opposizioni per ragionare insieme sulla norma e cercare le coperture. Poi viene affossato tutto il testo, con 136 voti favorevoli e 111 contrari.
E così, resta la normativa attuale che prevede un congedo obbligatorio diverso a seconda del genitore: per le donne dura cinque mesi (tra prima e dopo il parto), con un’indennità dell’80%. Per gli uomini, invece, il congedo obbligatorio è di dieci giorni, non necessariamente consecutivi e retribuiti al 100%. Il congedo parentale, invece, arriva fino al dodicesimo anno di età del bambino, può durare al massimo 11 mesi e ha una retribuzione variabile. Per citare un Paese in teoria a noi vicino, in Spagna dopo la nascita di un figlio sono garantite 16 settimane per la madre e altrettante per il padre, al 100% della retribuzione.

© RIPRODUZIONE RISERVATA