A Lampedusa i pescatori trovano le barche dei migranti impigliate nelle reti
Sul fondale marino i relitti delle carrette che hanno trasportato i migranti. E i pescatori dell'isola ne pagano il conto

«Sono le barche affondate dalla Guardia costiera quando mette in salvo i migranti» racconta Salvatore Martello, già sindaco di Lampedusa e presidente del consorzio pescatori di Lampedusa e consigliere comunale Pd.
I pescherecci di Lampedusa continuano a tirare su con le reti dal fondo del mare natanti utilizzati dai migranti e affondati. Dopo che lunedì il motopesca Stefano C. di Pietro D'Agostino aveva "pescato" un'imbarcazione sul fondo marino altri due pescherecci lampedusani tirando su le reti si sono trovati sulla superficie dell'acqua dei relitti. Gli scafi affondati dalle autorità italiane e impigliati nelle reti non possono essere liberati in alto mare e i pescatori sono costretti a rientrare in porto annullando la battuta di pesca. Quindi oltre a perdere le giornate di lavoro, perché nelle reti non c'è pesce ma una barca, devono anche liberare in porto le reti e ripararle.
«I pescatori lampedusani sono costantemente danneggiati dalle imbarcazioni utilizzate dai migranti e poi affondate dalle autorità - aggiunge Martello - Una doppia beffa: reti rotte (e ogni rete costa circa 5mila euro) rotte e giornate di pesca a vuoto. Sono poi costretti naturalmente a portare a terra i relitti e a pagare di tasca propria le gru e chi poi li deve smaltire». Eppoi naturalmente c' è il mancato guadagno della giornata. A Lampediusa ci sono circa 200 pescatori, mentre le imbarcazioni sono in tutto 85. «Duecento famiglie sono un numero consistente della popolazione» conclude Martello che sta preparando una richiesta per l'assessorato regionale all'Agricoltura per chiedere fondi per il risarcimento dei pescatori.
«Il fenomeno degli arrivi di migranti è iniziato nel 1993 - aggiunge - quindi fate un po' voi il conto di quante barche si trovano sul fondale del mare che finiscono nelle reti a strascico dei nostri pescherecci. il peschereccio Stefano C. di Pietro D'Agostino invece di tirare su la rete carica di pesce ha pescato un'imbarcazione sul fondo marino. D'Agostino ha dovuto trainare la barca "pescata" fino al porto perché il natante non poteva essere liberato in mare dalla rete. D'Agostino era uscito col peschereccio di ottanta tonnellate lunedì sera. E martedì mattina tirando su le reti ha preso l'intera imbarcazione che ha dovuto trainare fino al porto commerciale dell'Isola.
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