A Prato le richieste di asilo sarebbero in mano a un racket: cosa sappiamo

Due cittadini cinesi sono indagati per aver fatto pagare fino a 1.500 per un posto in fila. Ma l’attesa di fronte alle Questure genera disagi in tutta Italia
February 24, 2026
A Prato le richieste di asilo sarebbero in mano a un racket: cosa sappiamo
Persone migranti in coda davanti l'ufficio immigrazione della Questura per richiedere il permesso di soggiorno a Torino, 23 Gennaio 2025 / ANSA
A tutte le ore del giorno e della notte, in ogni stagione dell’anno, sotto al sole o alla pioggia, decine – quando non centinaia – di persone migranti affollano il marciapiede di fronte all’ufficio immigrazione della Questura di Prato. Si mettono in coda a ore per presentare richiesta di protezione internazionale. Spesso sono costretti a tenersi il posto a vicenda, a portare con sé i figli piccolissimi o ad accamparsi in tenda per rientrare tra le sole dieci persone ammesse, ogni lunedì, al servizio di richiesta di protezione internazionale. Hanno alle spalle lunghe storie di migrazione, spesso costellate di violenze e abusi, ma i dazi da pagare non si fermano al loro arrivo nel nostro Paese: chiedere asilo, a Prato, costerebbe fino a 1.500 euro. Sono questi i soldi che i migranti sarebbero costretti a versare nelle tasche di cittadini cinesi, in cambio di un posto in fila. A gestire illegalmente le code all’ufficio immigrazione, infatti, sarebbe un’organizzazione che “vende” posizioni utili nella coda per chiedere protezione internazionale alla Questura. Questa è l’ipotesi su cui indaga la Procura di Prato, guidata dal pm Luca Tescaroli, che ieri ha disposto una perquisizione a due cittadini cinesi, entrambi di 47 anni, indagati come possibili promotori del racket.
Il meccanismo è semplice: un gruppo di collaboratori delle due persone perquisite – la Procura ne ha contati almeno tredici – si metterebbe in fila con largo anticipo, per ottenere i primi posti nella coda per accedere all’ufficio immigrazione. «In tal modo gli indagati impedivano – spiega il pm Luca Tescaroli – o, comunque, ritardavano l’accesso al servizio da parte di terzi utenti, previsto per ogni lunedì di ciascuna settimana e limitato a dieci persone per sessione». Per “comprare” il posto in fila servirebbero fino a 1.500 euro a persona. Chi si oppone al racket rischia di subire violenze. «Due cittadini egiziani, il 4 gennaio 2026, sono stati picchiati – spiega la Procura – anche con l’impiego di bastoni, per estrometterli dalla fila riuscendo nell’intento, perché i due si davano alla fuga». L’ultima aggressione, invece, si sarebbe verificata ieri mattina: a subirla un cittadino pachistano, che tentava da tempo di inserirsi nella coda di fronte agli uffici della Questura. I fatti su cui indaga la Procura si sono verificati dallo scorso gennaio, ma gli inquirenti non escludono che l’organizzazione criminale sia attiva da molto più tempo.

Code lunghe e disagi in tutta Italia

Il racket dei posti in fila di fronte alla Questura, del resto, è possibile grazie ai tempi lenti con cui vengono smaltite le domande in tutta Italia. Che generano ovunque disagi alle persone che richiedono protezione internazionale. Per legge, ogni ufficio immigrazione dovrebbe formalizzare le domande di protezione internazionale entro, al massimo, dieci giorni dalla manifestazione di volontà del richiedente. Eppure, secondo i dati in mano agli avvocati dell’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (Asgi), sei richiedenti asilo su dieci non riescono a presentare domanda di protezione internazionale e circa uno su cinque può accedere all’ufficio immigrazione solo presentandosi fisicamente in Questura.
Questi dati, però, risalgono al 2024. Informazioni più aggiornate arrivano dalle class action di Asgi e Naga (associazione attiva su Milano) e dalle sentenze dei Tribunali amministrativi. Che, dalla scorsa estate, hanno sollevato la questione in numerose città italiane. A Milano, dove per anni le code erano fisiche di fronte alla Questura in via Cagni e ora sono digitali, i tempi medi registrati nella scorsa primavera parlavano di 133 giorni di attesa per il primo ingresso in Questura. E di oltre cinque mesi per poter avviare effettivamente la procedura d’asilo (dati Naga-Asgi). A Cosenza e Crotone, venti associazioni a novembre hanno lamentato «appuntamenti fissati a distanza di quattro mesi», con «i richiedenti asilo costretti a recarsi presso gli uffici per svariati giorni o settimane». A Bologna, a ottobre sono state denunciate «lunghe file di persone costrette a passare la notte in strada» di fronte alla Questura. A Torino, nella scorsa estate, il Tar ha addirittura condannato la Questura per «discriminazione tra cittadini stranieri» costretti a mesi di code nella speranza di poter essere selezionati per un primo accesso. Insomma, quello di Prato non è un caso isolato. A farne le spese sono le persone migranti, costrette ovunque a trascorrere notti in tenda e perfino a dover pagare migliaia di euro per chiedere asilo.
I motivi dei tempi lunghi delle Questure hanno a che fare principalmente con la carenza di personale. Da un lato, gli uffici immigrazione lamentano carenza di agenti per formalizzare le domande. Dall’altro, mancherebbero mediatori culturali per tradurre le testimonianze delle persone migranti. «Molti dicono che i mediatori sono a disposizione solo alcuni giorni a settimana – spiega l’avvocata Noris Morandi, referente Asgi per la Toscana –. Ma l’impressione è che, se alzassero il limite di domande accolte ogni giorno, potrebbero presentarsi allo stesso sportello persone da diverse province e regioni».

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