Gli americani non credono più in Trump? Ecco cosa dicono i sondaggi
di Elena Molinari, New York
A poche ore dal discorso sullo Stato dell'Unione, solo un cittadino statunitense su tre ritiene che il presidente abbia posto l'attenzione giusta sui problemi del Paese. Il crollo più evidente nelle rilevazioni riguarda l'elettorato giovanile

Alla vigilia del suo discorso sullo Stato dell’Unione, che terrà oggi davanti al Congresso, Donald Trump si trova di fronte a un’opinione pubblica sempre più scettica sul suo operato. Un nuovo sondaggio Cnn ha rilevato che solo il 32% degli americani ritiene che il presidente abbia posto l’attenzione giusta sui problemi del Paese, mentre il 68% pensa che non si sia concentrato sulle questioni più urgenti, a partire dal costo della vita. La bassa approvazione (ferma al 36%) pesa in vista delle elezioni di metà mandato di novembre, soprattutto il livello fotografato tra gli indipendenti, ai minimi mai registrati con il 61% che ritiene che le politiche di Trump porteranno il Paese nella direzione sbagliata.
La Casa Bianca però continua a rivendicare i risultati economici, ed è prevedibile che il suo capo imposterà l’intervento di stasera (nella notte italiana) su quella linea, parlando di mercati azionari ai massimi, di inflazione in raffreddamento e di buoni numeri sull’occupazione. «Abbiamo la più grande economia della storia», ha detto ieri Trump a Fox News. Eppure la percezione diffusa resta negativa. Secondo un altro sondaggio, di Reuters-Ipsos, il 59% degli americani disapprova la gestione del costo della vita da parte del presidente, con il 43% che esprime un giudizio fortemente negativo.
I segnali di miglioramento dell’economia, infatti, sono distribuiti in modo diseguale. Quattro americani su dieci non possiedono alcun fondo pensione legato ai mercati finanziari e non traggono nessun beneficio dalla crescita dei listini. Affitti e mutui mostrano qualche miglioramento rispetto ai picchi recenti, ma per tornare ai livelli di accessibilità pre-pandemici servirebbe un aumento dei redditi familiari superiore al 15%, a prezzi delle case invariati. Un banco di prova della strategia trumpiana sulla “affordability”, l’abbordabilità del costo della vita, è il portale TrumpRx, che l’Amministrazione ha lanciato per offrire farmaci a prezzo scontato. Il sito elenca 43 medicinali di marca che vengono venduti direttamente ai pazienti, che ottengono una prescrizione dopo una visita in telemedicina da parte di medici forniti online. Ma il portale non accetta le assicurazioni e si rivolge quindi solo a chi paga per intero. Molti di questi medicinali hanno inoltre equivalenti generici più economici già disponibili sul mercato. Il progetto potrebbe aiutare una fascia limitata di non assicurati, ma difficilmente inciderà sulla spesa sanitaria della maggioranza.
Il segnale politicamente più preoccupante per Trump arriva però dai giovani. Dopo aver registrato nel 2024 un recupero storico tra gli under 30, oggi il presidente repubblicano vede quel consenso erodersi rapidamente. Secondo rilevazioni citate ieri dal Cook Political Report, il suo indice di gradimento netto tra i 18-29enni è crollato di 30 punti percentuali in pochi mesi. Nei focus group condotti in vari Stati emergono preoccupazioni molto concrete: difficoltà a trovare lavoro, affitti fuori portata, peso dei prestiti studenteschi, timore per l’impatto dell’intelligenza artificiale sul mercato occupazionale. «Le cose potrebbero andare meglio, soprattutto con l’andamento del costo della vita», ha detto un giovane del Maryland, citato dal Washington Post. Un altro, dal Minnesota, ha confermato che l’accessibilità economica resta la sua principale ansia. Molti di questi giovani avevano sostenuto Trump confidando nelle promesse di riduzione dei prezzi e di rilancio dell’economia. Oggi lamentano che l’attenzione dell’Amministrazione si sia spostata su altri dossier, dalle tensioni internazionali a iniziative che vedono come simboliche, come TrumpRx, che lasciando irrisolte le loro difficoltà quotidiane.
Nel discorso di oggi, il presidente cercherà di rilanciare l’immagine di un’America in crescita e di un’agenda economica vincente. Ma i numeri suggeriscono che la sfida principale, di qui a novembre, sarà recuperare la fiducia di un elettorato, soprattutto giovanile, che continua a percepire la propria condizione economica come incerta.
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