Attacco all'Iran oppure no? Le tre opzioni di Washington
di Luca Miele
Diplomazia, potenza militare per arrivare ai negoziati e attacco massiccio: le tre vie a disposizione di Trump. E Teheran sta cambiando il "modello" di difesa

Il mantra, ripetuto dal presidente Usa Donald Trump, è sempre lo stesso: “Senza un accordo sul nucleare, sarà una giornata molto brutta per Teheran”. Ma la durezza, esibita a parole dal tycoon, potrebbe velare in realtà l’incertezza – e l’oscillare tra posizioni diverse - che domina nell’amministrazione Usa. Una “confusione” sintetizzata ieri dal vicepresidente Usa Vance che ha sottolineato “la complessità” della situazione. Per non parlare delle incognite di una eventuale risposta militare iraniana che potrebbe essere meno debole del previsto. Come sottolinea la Cnn, “dietro le quinte, Trump sta ascoltando opinioni divergenti sull'opportunità di ordinare nuovi attacchi o – dato il serio rischio di impantanarsi in un conflitto prolungato – di consentire la prosecuzione degli sforzi diplomatici”. Insomma, dopo una serie di fughe in avanti, riunioni, affermazioni - e con il massiccio dispiegamento di potenza militare Usa -, le opzioni sul campo sono delineate. Gli Stati Uniti, come riepilogato dalla Cnn, hanno tre strade davanti per “affrontare” la questione Iran. Spetterà al presidente Trump, e agli apparati che lo sostengono, decidere quale delle tre vie imboccare.
La prima opzione si affida alla diplomazia: lasciare che i negoziati facciano il loro corso. I tempi sono necessariamente più lunghi (e logoranti). Ma i rischi più ridotti. Come scrive ancora l’emittente Usa, “alti funzionari della Casa Bianca continuano a sostenere che la preferenza di Trump è raggiungere un accordo con l'Iran che eviti qualsiasi tipo di scontro militare. Il suo inviato Steve Witkoff e il genero Jared Kushner hanno condotto colloqui indiretti con funzionari iraniani nelle ultime settimane e torneranno a Ginevra, in Svizzera, giovedì per un altro round. Entrambi hanno incoraggiato il presidente a prendersi del tempo per valutare la possibilità di un accordo, sebbene Witkoff abbia affermato sabato che Trump è "curioso" di sapere perché l'Iran non abbia "capitolato" nei negoziati”.
La seconda possibilità è un “mix”: usare la potenza militare per forzare i negoziati. Trump potrebbe ordinare un attacco mirato per fare pressione sulla leadership del Paese perché accettino le condizioni di Washington. Gli obiettivi potrebbero includere siti di missili balistici, strutture collegate al programma nucleare iraniano o edifici utilizzati dal Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica.
C’è, infine, il terzo scenario: il più inquietante. Se la diplomazia fallisce, Trump potrebbe lanciare un'operazione sul terreno molto più ampia, con la finalità di rovesciare il regime iraniano. “Questi obiettivi potrebbero includere un mix di leader iraniani o componenti legati al regime, oppure personale e installazioni militari, tra cui difese aeree, siti di produzione missilistica e impianti nucleari”. I rischi di impegno prolungato sul terreno sono però alti. Le guerre in Afghanistan e in Iraq sono un monito dei terribili costi umani – ed esisti politici catastrofici - di una guerra prolungata.
Ma quale sarà – o potrebbe essere – la risposta di Teheran? Una cosa sembra certa: il regime iraniano si sta preparando da tempo, tesaurizzando la dura lezione della guerra dello scorso anno. Come segnala il sito di analisi Asia Times, il Paese sta passando “a un metodo più economico e sostenibile per resistere alla futura pressione militare di Stati Uniti e Israele”. Come riportato dal Financial Times, l'Iran ha siglato un accordo di fornitura di armi con la Russia del valore di circa 591 milioni di dollari per l'acquisizione di migliaia di sistemi di difesa aerea portatili Verba (MANPADS). Il contratto, firmato a Mosca nel dicembre 2025, comprende 500 unità di lancio e 2.500 missili 9M336 da consegnare in tranche dal 2027 al 2029, con la possibilità che alcuni sistemi siano già arrivati.
Un cambio di passo che ha due conseguenze, militari e politiche. Primo: come segala ancora Asia Times, “durante la guerra Israele-Iran del giugno 2025, la potenza aerea israeliana distrusse molte delle batterie S-300 di fabbricazione russa dell'Iran, a dimostrazione della vulnerabilità dei grandi siti di difesa aerea. Il Verba affronta questa vulnerabilità spostando la difesa aerea da siti fissi e di alto valore a missili a guida infrarossa gestiti da team dispersi e altamente mobili”. Secondo: Mosca potrebbe avere - proprio attraverso la fornitura di armi – un ruolo più attivo nella crisi. Il motivo è facilmente intuibile: l'Iran è un partner importante per la Russia nel suo sforzo bellico in Ucraina. Ma non basta: sabato scorso le Guardie rivoluzionarie hanno annunciato il lancio del missile di difesa navale 'Sayyad 3-G' durante le manovre nello Stretto di Hormuz. Un missile che, lanciato verticalmente con una gittata di 150 chilometri, è in grado di creare un ombrello di difesa aerea per le unità navali. Una dimostrazione di forza soprattutto dopo che durante la guerra dei 12 giorni del giungo scorso, l'aeronautica di Israele ha annientato la contraerea degli ayatollah.
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