Caregiver, Schlein: «Serve una legge nazionale»
All’iniziativa “Caregiver: l’Italia che cura, i diritti che mancano”, che si è svolta ieri al Nazareno, la segretaria del Pd ha preso le distanze dal ddl del Governo. E ha rilanciato: «La nostra copertura strutturale è di 940 milioni di euro»

«Garantisco il nostro impegno di lottare per una buona legge sui caregiver, migliore di quella che è stata fin qui presentata dal Governo». Ha parlato forte e chiaro la segretaria del Pd Elly Schlein, intervenendo all’iniziativa “Caregiver: l’Italia che cura, i diritti che mancano”. L’incontro, che si è svolto ieri al Nazareno, si è tenuto proprio pochi giorni dopo l’arrivo alla Camera del ddl approntato dalla ministra per le Disabilità, Alessandra Locatelli, che è stato approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 12 gennaio. Un testo da cui la leader dem ha preso le distanze. E ha rilanciato: «La nostra proposta riguarda un riconoscimento formale del caregiver familiare. Prevede una definizione ampia di caregiver, non con questi paletti così restrittivi, che include coniuge, unione civile, convivente di fatto, parenti entro il secondo grado o terzo nei casi previsti dalla 104, e persone legate dalla relazione affettiva o amicale stabile».
Il riferimento è ai requisiti giudicati da molte persone troppo ristretti per ottenere il beneficio economico di 1.200 euro trimestrali (convivenza con la persona con disabilità, 91 ore di impegno settimanale, non più di 3mila euro di reddito personale e un valore Isee massimo di 15.000 euro). Inoltre, dai più è criticata anche la cifra stanziata di 257 milioni per il 2027, che si stima raggiungerà meno dell’1% degli interessati. I quali, ha ricordato Schlein, si calcola «che siano oltre 7 milioni, persone che assistono in modo continuativo familiari non autosufficienti, anziani o con disabilità». Per questo motivo, «la copertura strutturale che noi abbiamo indicato nella nostra proposta è di 940 milioni di euro», ha sottolineato la segretaria del Pd. Che su questo punto ha attaccato l’esecutivo: «Quando c'è la volontà politica le risorse si trovano – ha detto -, perché questo governo ha deciso di costruire delle prigioni vuote, inumane e illegali in Albania spendendo 800 milioni di euro degli italiani. Quindi si può scegliere di destinare ad altre priorità, le risorse poche che sono a disposizione».
L’incontro, che è stato organizzato da Marco Furfaro, responsabile Welfare nella segreteria nazionale del Pd, ha visto la partecipazione dei principali sindacati italiani e delle associazioni e organizzazioni come Cittadinanzattiva, il Forum del Terzo Settore il Disability Pride, Legacoop sociale, oltre alle molteplici reti dei caregiver. «Abbiamo voluto questa iniziativa – ha spiegato Schlein -, non soltanto perché si sta parlando di questa proposta governativa di legge sui caregiver, ma anche perché il Pd è impegnato in un percorso di ascolto che abbiamo lanciato qualche settimana fa e che proseguirà anche il 27 e il 28 di questo mese a Milano con una grande iniziativa sull'Italia che si prende cura».
Un percorso di ascolto, ha specificato, «che mette al centro qual è l'idea di società che vogliamo costruire in questo paese per il presente e per il futuro». Per la segretaria dem, alla base «non può che esserci un valore fondamentale, identitario e costitutivo come la cura». Che «è il collante della nostra società, perché la cura non è una responsabilità individuale e tantomeno è una responsabilità familiare». Una consapevolezza che passa anche dal riconoscere che «sono in aumento le persone anziane sole e le persone anziane non autosufficienti». Per questo, ha ribadito, serve una «legge nazionale sui caregiver» e bisogna «respingere una certa cultura dello scarto»
La cura, ha concluso, «è la prima e la più grande responsabilità collettiva che ci dobbiamo assumere come Stato e come comunità. Stiamo parlando di diritti fondamentali protetti dalla nostra Costituzione, di servizi essenziali, della dignità stessa delle persone». È una questione «su cui tutta la politica, in maniera assolutamente trasversale, dovrebbe disarmare le proprie parole e provare invece ad affrontare in concreto una questione gigantesca del nostro paese, una questione di giustizia sociale».
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