Omaggio di Mattarella a Bachelet. «È la Carta l’argine alla violenza»

Nel centenario della nascita Azione cattolica, la Sapienza e Csm ricordano il giurista ucciso dalle Brigate rosse nel 1980 all'università
February 21, 2026
Omaggio di Mattarella a Bachelet. «È la Carta l’argine alla violenza»
«La Repubblica è grata a Vittorio Bachelet per la sua opera e il suo esempio», dice Sergio Mattarella. Seduto in prima fila c’è anche il capo dello Stato nell’aula magna del rettorato della Sapienza, l’ateneo dove l’ex presidente di Azione cattolica e vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura insegnava. Avrebbe compiuto 100 anni proprio ieri, e invece fu ucciso da un commando delle Brigate Rosse a soli 54 anni, il 12 febbraio 1980, proprio in questo ateneo, ed è anche per questo che la rettrice dell’Università Antonella Polimeni ha voluto, d’accordo con la famiglia, con l’Ac e la fondazione Bachelet, che questi due giorni di incontri su Bachelet: uomo del presente, costruttore del futuro si tenessero qui. Bachelet, uomo del dialogo: «Nel dialogo ha sempre visto una preziosa fonte di arricchimento collettivo, nonché uno strumento essenziale per la tutela del bene comune», ha scritto Mattarella nel suo messaggio.
Bachelet uomo mite delle istituzioni nelle parole di Fabio Pinelli, suo successore al Csm. «Uomo di grande tenerezza, capace di insegnare con una risata, in un’epoca in cui veniva messo in discussione l’istituto familiare», nelle tenere parole del figlio Giovanni, autore di un’indimenticabile preghiera dei fedeli, nel giorno del funerale ispirata al perdono e alla concordia istituzionale, in cui si scorge una sorta di lascito testamentario del padre. Presente in prima fila insieme alla sorella Maria Grazia hanno poi partecipato insieme a una piccola cerimonia per l’annullo filatelico previsto per la ricorrenza, con un messaggio fatto arrivare anche dal ministro del Made in Italy Adolfo Urso. In serata Vittorio Bachelet è stato poi ricordato con una concelebrazione presieduta dal cardinale Baldassarre Reina e concelebrata dal vescovo Claudio Giuliodori. assistente ecclesiastico dell'Azione cattolica Italiana.
Vittima del terrorismo eppure convinto che la democrazia avesse nella Carta costituzionale gli strumenti per debellarla, nel ricordo di Mattarella: «Ha fortemente operato perché fosse l'ordinamento democratico a sconfiggere la minaccia del terrorismo, senza cedimenti a misure straordinarie, facendo leva sui principi costituzionali che reggono la funzione giurisdizionale», dice il capo dello Stato. Un esempio da seguire, «il cui impegno era ispirato al servizio e alla responsabilità», e a lui è stata dedicata la sede del Csm, oggi al centro della contesa referendaria. Così, Pinelli nel rimarcare che «troppo spesso nelle istituzioni ci si trincera dietro le responsabilità altrui, evitando di interrogarsi sulle proprie, e sui propri comportamenti, senza far tesoro dell’insegnamento dei padri costituenti».
L’uomo della scelta religiosa, lo ricorda da successore al vertice di Ac, Giuseppe Notarstefano. Tema poi ripreso da Rosy Bindi. Un intervento, quello dell’ex ministra della Sanità, sottolineato, alla fine, da un interminabile applauso. Un «martire laico» lo definisce, citando il cardinale Martini, «perché è morto non in odio al Vangelo, ma per il suo impegno per la Città dell’uomo», che però proprio dal Vangelo trasse le sue intime ragioni. Lo chiama «il mio professore», era con lui, al momento dell’agguato. Spiega la scelta religiosa come il superamento del collateralismo politico della Dc, ma non certo come un disimpegno dal perseguimento del bene comune. La sua biografia lo testimonia, visto che nel 1976 fu eletto, fra l’altro, consigliere comunale a Roma. «Non voleva che il Vangelo diventasse uno strumento di potere, ma che restasse un insegnamento da cui far scaturire una responsabilità personale, senza coinvolgere la Chiesa, che deve potersi rivolgere a tutti, non solo a quelli che votano un partito», dice Bindi. Ma l’uomo della scelta religiosa fu anche un politico, e un politico democristiano: «Si riconosceva nel riformismo di De Gasperi. Anche se fu Aldo Moro il suo riferimento maggiore», collega docente alla Sapienza e morto come lui per mano brigatista, come altri due docenti dell’ateneo, Ezio Tarantelli e Massimo d’Antona. E questo ha ispirato la riflessione del costituzionalista Stefano Ceccanti: «Quando passiamo per il corridoio si Scienze politiche al piano terra con le aule intitolate a Bachelet, Moro e D’Antona, quando passiamo sotto la lapide al piano rialzato – dove Bachelet fu ucciso, ndr – siamo provocati a ragionare sul nostro ruolo educativo, che dalle loro vicende tragiche trae alimento». E, a proposito di insegnamenti da tenere a mente, va sottolineato il clima di stima e rispetto – nello spirito auspicato da Mattarella – fra Ceccanti fautore del Sì, e Giovanni Bachelet, presidente del Comitato per il No. Fair play istituzionale sottolineato alla fine persino da una foto insieme, col sorriso.

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