Perché la sentenza della Corte Suprema sui dazi è anche la rivincita della democrazia

Ci siamo interrogati più volte in questi ultimi tempi sulla resilienza della democrazia di fronte a questo incredibile stress test prodotto dall’azione del presidente degli Stati Uniti. Qualche risposta positiva comincia ad arrivare
February 21, 2026
Perché la sentenza della Corte Suprema sui dazi è anche la rivincita della democrazia
L'arrivo di Donald Trump nella Brady Press Briefing Room della Casa Bianca a Washington per il suo discorso sui dazi /Ansa
Per un po’ Trump, approfittando di aver conquistato il centro della scena politica, ci ha riportato in epoche giurassiche, in una specie di passato remoto in materia di commercio internazionale e non solo. Per fortuna l’incantesimo inizia a rompersi, gli anticorpi entrano in azione, il presente e il futuro si prendono la giusta rivincita. La Corte Suprema Usa ha bloccato i dazi “generalizzati” introdotti dall’Amministrazione Trump perché ritenuti eccedenti i poteri presidenziali. In pratica, molte tariffe imposte su base emergenziale decadono o restano sospese. Questo riduce potenzialmente i costi di ingresso nel mercato americano per i prodotti esteri, inclusi quelli italiani. Le imprese che avevano già pagato i dazi potrebbero avviare richieste di rimborso, ma con tempi legali incerti. Certo resta la possibilità che nuovi dazi vengano reintrodotti con basi giuridiche diverse (es. sicurezza nazionale o decisione del Congresso), ma le basi per procedere e avere successo nell’impresa si assottigliano. Tutto questo potrebbe portare conseguenze importanti per i nostri settori più coinvolti come meccanica e macchinari industriali, moda e lusso, agroalimentare, chimica e farmaceutica.  Ricordando peraltro che abbiamo fatto di necessità virtù, gli scambi hanno continuato a prosperare nel frattempo rafforzando altri sbocchi.
Ci siamo interrogati più volte in questi ultimi tempi sulla resilienza della democrazia di fronte a questo incredibile stress test prodotto dall’azione del presidente degli Stati Uniti. Qualche risposta positiva comincia ad arrivare e stavolta non è solo la pur bella canzone di una star del rock che racconta gli eventi di Minneapolis. Per capire come nella questione s’intreccino presente, futuro e passato remoto tutti gli economisti e gli studenti di economia sanno che i dazi sono un gioco a somma zero o addirittura negativa, soprattutto se imposti in modo generalizzato a una miriade di Paesi come ha fatto l’Amministrazione americana. Innanzitutto perché fanno aumentare i prezzi nel Paese che li impone, perché la domanda di importazioni non è sempre elastica; e poi perché riducono il commercio e gli scambi. David Ricardo lo aveva spiegato nel 1817 con il famoso esempio del commercio tra Inghilterra e Portogallo spiegando come convenisse sulla base del vantaggio relativo che l’Inghilterra producesse panno e il Portogallo vino, e poi che i due paesi realizzassero uno scambio commerciale su una maggiore ricchezza di produzione generata.
Una lente fondamentale per capire il mondo di oggi è quella delle due visioni che si scontrano: da una parte il gioco a somma zero, dall’altra il gioco a somma positiva. Nella logica del gioco a somma zero la torta è fissa, mors tua vita mea e, se io sono più prepotente, mi conquisto una fetta più grande riducendo la tua. È la logica dei minerali rari, del Risiko, della lotta per conquistare brandelli di territorio ritenuto “strategico” (la Groenlandia per esempio). La vita, invece, lo dimostra la storia degli ultimi duemila anni, è un gioco a somma positiva se siamo passati da 230 milioni a più di otto miliardi aumentando di più di 55 anni l’aspettativa di vita media nel pianeta. Se la torta fosse stata veramente di dimensioni fisse non sarebbe stato possibile.
La chiave della pace, della prosperità e del successo delle relazioni internazionali è dunque quella della cooperazione, dove uno con uno fa sempre più di due. È stata la svolta su cui è nata l’Europa con la nascita della Ceca, che ha condiviso risorse su cui prima si combatteva. Ed è la logica della risposta dell’Unione Europea alla guerra dei dazi di Trump, con l’accordo di cooperazione commerciale con il Mercosur e poi quello con l’India. Certo non sono tutte rose e fiori perché ogni accordo d’integrazione commerciale ha singole categorie di vincenti e perdenti, sono necessari fondi di compensazione e bisogna tenere il punto su regole di dignità del lavoro, sostenibilità ambientale e regole sulla qualità dei prodotti. Ma la direzione giusta è quella, e non i dazi di Trump. La notizia di ieri è importante perché, se Trump ci ha inchiodato per un po’ su narrative del passato remoto, il mondo ha continuato ad andare avanti. I prossimi tempi ci diranno se siamo finalmente maturi, come nel titolo di un famoso vecchio film, per il ritorno al futuro.

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