Colomba o falco, quale partita gioca la premier Meloni?

È innegabile che la presidente del Consiglio apparsa ieri sera a SkyTg24 avesse una postura del tutto diversa da quella mostrata negli ultimi due video realizzati per criticare aspramente le decisioni dei giudici sulla Sea Watch e sul negato rimpatrio di un immigrato pluricondannato.
February 20, 2026
Colomba o falco, quale partita gioca la premier Meloni?
Giorgia Meloni durante l'intervista a Sky Tg24il 19febbraio 2026 / EPA/FILIPPO ATTILI /CHIGI PALACE PRESS OFFICE
È innegabile che la presidente del Consiglio apparsa ieri sera a SkyTg24 avesse una postura del tutto diversa da quella mostrata negli ultimi due video realizzati per criticare aspramente le decisioni dei giudici sulla Sea Watch e sul trasferimento di un immigrato pluricondannato. Ieri Giorgia Meloni sembrava voler accogliere in pieno le parole pronunciate mercoledì dal capo dello Stato, Sergio Mattarella, all’inizio del “plenum” del Consiglio superiore della magistratura, insomma di voler aderire alla richiesta di un clima diverso e meno divisivo in vista del referendum del 22-23 marzo. Eppure mercoledì stesso, poche ore dopo il breve discorso al Csm del presidente della Repubblica, la premier non aveva rinunciato a lanciare sui social un video in cui incolpava «una parte politicizzata della magistratura» di volersi «mettere di traverso» quando «il governo prova a contrastare l'immigrazione illegale di massa».
Inevitabilmente, per quanto si vogliano scollegare formalmente gli eventi e i contesti, quel video di Meloni è stato letto, dal punto di vista politico e istituzionale, come una “risposta” indiretta al capo dello Stato, nonché parte di una strategia che mirerebbe a mettere all’indice decisioni giudiziarie che evidentemente vengono considerate poco “popolari”, capaci dunque di indignare i cittadini e spingere verso il “Sì” al referendum. Ma ieri, come detto, la scena è cambiata, con toni più concilianti e meno corrosivi. Difficile dire se le due posture, da “falco” e da “colomba”, siano l’indice di una indecisione circa la strada da intraprendere nell’ultimo mese di campagna referendaria. O se la scelta sia proprio quella di giocare tra i due registri: il primo capace di far crescere l’affluenza e mobilitare la base, il secondo utile ad evitare che, in caso di vittoria del “No”, la premier possa essere incalzata per risponderne politicamente.
È da giorni che un certo dualismo alberga nella maggioranza e in particolare in Fratelli d’Italia. Sabato scorso, durante la direzione del partito di maggioranza relativa, la sorella della premier, Arianna Meloni, era stata chiara nell’indicare la «depoliticizzazione» del referendum, incitando il partito piuttosto a valorizzare i sì che arrivano da sinistra e a spingere di più sui casi conclamati di “mala-giustizia” di cui hanno fatto le spese persone innocenti. A stretto giro di posta, però, il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, evocava in un’intervista, citando suoi ex colleghi magistrati, meccanismi «para-mafiosi» che regolerebbero il Csm. È chiaro che anche dall’altra parte della barricata, tra le opposizioni e tra i magistrati che spingono per il “No”, convivono, insieme a giudizi nel merito della riforma, anche parole corrosive e provocazioni pesanti (Nicola Gratteri docet).
Ma proprio per questo motivo il monito di Mattarella dovrebbe essere accolto senza ulteriori esitazioni, con una maggiore convinzione. E non come una strategia ad intermittenza, con tattiche di opposta natura nel breve volgere di poche ore.

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