Il richiamo del Colle al «rispetto tra le istituzioni» e il nuovo affondo della premier

A sorpresa, il capo dello Stato presiede il “plenum” del Consiglio superiore della magistratura: un gesto eloquente, da leggere come un monito ad abbassare i toni della campagna referendaria sulla riforma. Ma a sera, in un video sui social, Meloni torna a tuonare contro le sentenze dei giudici in materia d'immigrazione.
February 18, 2026
Il richiamo del Colle al «rispetto tra le istituzioni» e il nuovo affondo della premier
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella presiede l'assemblea plenaria del Consiglio Superiore della Magistratura/ ANSA
Alle dieci del mattino, quando il capo dello Stato Sergio Mattarella si reca a sorpresa a Palazzo Bachelet, diventa subito chiaro che la sua intenzione è quella di lanciare un messaggio. E di farlo, com’è suo costume, associando un gesto simbolico a un intervento asciutto ma eloquente. Finora, in un settennato e mezzo, non aveva mai presieduto i lavori ordinari del plenum del Consiglio superiore della magistratura, di cui pure - secondo Costituzione - è il vertice. «Sono consapevole che non è consueta la presenza del presidente della Repubblica per i lavori ordinari del Consiglio. Per quanto mi riguarda non si è mai verificata in undici anni - è la premessa -. Mi hanno indotto a questa decisione la necessità e il desiderio di sottolineare, ancora una volta, il valore del ruolo di rilievo costituzionale del Csm». Ecco dunque la ragione dell’arrivo inatteso: «Avverto la necessità di rinnovare con fermezza l’esortazione al rispetto vicendevole in qualsiasi momento, in qualsiasi circostanza nell’interesse della Repubblica». Affermazioni granitiche, che arrivano durante una rovente campagna referendaria sulla riforma dell’ordinamento giurisdizionale e a metà di una settimana iniziata con un nuovo scontro fra Governo e magistratura associata.
Ghiaccio sullo scontro rovente
L’organo di autogoverno delle toghe è infatti stato bersagliato dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, che nei giorni scorsi ha lamentato - rifacendosi a una valutazione di anni prima del pm antimafia siciliano Nino Di Matteo - l’esistenza di «un sistema para-mafioso» e correntizio, responsabile delle nomine effettuate dal Csm. Un sistema che, secondo Nordio, la riforma eliminerebbe, attraverso il sorteggio “puro” dei membri togati. L’aggettivo «para-mafioso» ha innescato la reazione dell’Associazione nazionale magistrati e la presa di distanza dello stesso Di Matteo, contrario alla riforma. Nel frattempo, il ministero di Giustizia ha chiesto all’Anm di poter conoscere i finanziatori del Comitato “Giusto dire No”, ricevendo in risposta un pacato diniego: «Il Comitato è autonomo, non dipende da noi. E rendere pubblici i nomi dei finanziatori lederebbe la privacy di privati cittadini». Come se non bastasse, alcune indiscrezioni hanno svelato come in via Arenula si stia già lavorando ai decreti attuativi della riforma, quasi dando per scontata l’affermazione del Sì (anche se, al momento, i sondaggi ipotizzano un testa a testa). Un crescendo di tensioni al quale, dal Colle più alto delle istituzioni repubblicane, il capo dello Stato deve aver assistito con preoccupazione. Fino a decidere di far pervenire nei Palazzi della Politica un segnale chiaro, una secchiata di acqua gelida sulle braci del “surriscaldamento globale” del confronto fra poteri.
«Il Csm può fare errori,ma merita rispetto»
Da Mattarella arrivano dunque nette sottolineature sul «ruolo di rilievo costituzionale del Csm» e sulla «necessità di ribadire il rispetto che occorre nutrire da parte di altre istituzioni» nei confronti del Consiglio. Il Csm - ricorda il presidente, ben consapevole delle traversie di anni recenti, a partire dal caso Palamara - «non è esente, nel suo funzionamento, da difetti, lacune ed errori» e a suo carico «non sono precluse critiche». Tuttavia, «si registrano errori e sono possibili critiche riguardo all’attività di altre istituzioni della Repubblica, siano esse parte del potere legislativo, esecutivo, giudiziario». Pertanto, è il suo monito finale prima della sospensione della seduta e del commiato, occorre un «rispetto vicendevole» fra i poteri e le istituzioni dello Stato, nell’interesse del Paese.
Nordio: faremo la nostra parte
Il “blitz” a Palazzo Bachelet segna la giornata, con le opposizioni pronte a invitare la maggioranza a toni più pacati, per dirla col leader 5s Giuseppe Conte. «Un discorso di altissimo profilo, Mattarella va ringraziato» aggiunge la segretaria dem Elly Schlein. Per il Governo, il vicepremier Antonio Tajani invita «tutti ad abbassare i toni, a cominciare dai magistrati come il procuratore Gratteri, che ha usato un linguaggio non consono al ruolo». Dal canto suo, Nordio (dopo aver definito l’Anm «terrorizzata perché la riforma gli toglie potere») dice di condividere «l’esortazione del presidente» in un momento «in cui i toni del confronto politico tendono ad esacerbarsi». E assicura: «Faremo la nostra parte nel mantenere la dialettica referendaria nei limiti di una contrapposizione pacata e rispettosa».
Il nuovo affondo serale della premier
Alle 19.30, tuttavia, bissando la sortita di martedì in cui aveva criticato la «magistratura politicizzata» per l’indennizzo accordato a un immigrato pluricondannato, la premier Giorgia Meloni diffonde un nuovo video sui social. Riferendosi ai 76mila euro assegnati all’Ong Sea Watch, la cui nave capitanata da Carola Rackete era stata sequestrata dalle autorità italiane - la premier critica una sentenza «surreale» che «lascia senza parole» dopo una «lunga serie di decisioni assurde». Così, nei Tg della sera, i titoli sul monito di Mattarella finiscono per fare pendant con l’ira di Meloni contro certi giudici. Un doppio registro che fa presagire come come, al netto di appelli e buone intenzioni, nel mese finale prima del voto il confronto possa rischiare di raggiungere temperature da altoforno.

© RIPRODUZIONE RISERVATA