Quei corpi riconsegnati dal mare ci ricordano che le vite vanno salvate

Il Mediterraneo ridotto a un cimitero di migranti: basteranno quei mille morti, quei cadaveri o pezzi di cadaveri spiaggiati, per scegliere altre strade?
February 18, 2026
Quei corpi riconsegnati dal mare ci ricordano che le vite vanno salvate
Personale del 118 e della Croce rossa presta soccorso ai superstiti del peschereccio che si spezzato in due, a "Steccato" di Cutro, nel Crotonese, il 26 febbraio 2023 ANSA/GIUSEPPE PIPITA
Mille vite, mille volti, mille sorrisi, mille speranze, mille paure. Sono quelle naufragate nel Mediterraneo sotto i colpi del ciclone Harry. Presto dimenticate. Ma ora il mare ci restituisce quei volti non più volti, quelle speranze spezzate, quelle paure vissute stretti in un guscio di metallo, le “bare di latta”. Per ora ce ne ha restituite 15, delicatamente, quasi con rispetto, lungo le coste calabresi e siciliane. Corpi di uomini, donne, bambini. Senza un nome. Chissà se lo avranno mai? Ma persone, come tutti noi. Eppure sui social c’è chi commenta crudelmente «mille nullafacenti in meno», o «gente che non sa che d’inverno non si fa il bagno». Ben altre le parole di Papa Leone che non finiremo mai di citare, perché non possiamo, non dobbiamo dimenticarle e non possiamo, non dobbiamo dimenticare quelle persone. «Tante vittime – e fra loro quante madri, e quanti bambini! – dalle profondità del Mare nostrum gridano non solo al cielo, ma ai nostri cuori».
Ora da quelle profondità quelle persone riemergono perché almeno non siano dimenticate, per ferire i nostri cuori induriti, per obbligarci ad aprire gli occhi davanti a un dramma che non è un’emergenza. Il piccolo corpo del bimbo siriano Alan Kurdi, tre anni, la sua maglietta rossa i pantaloncini azzurri, la tenerezza del poliziotto che lo aveva raccolto sulla spiaggia, nel 2015 commossero e indignarono il mondo. “Mai più” si è ripetuto. Ma non basta commuoversi, bisogna muoversi. E l’indignazione è sterile se non porta a fatti concreti.
Invece il Mediterraneo continua ad essere quel “mare mortuum” denunciato da papa Francesco. E allora il mare prova a ricordarcelo, riconsegnando uno al giorno quelle persone che non siamo stati capaci di salvare, che non abbiamo voluto salvare. Persone che gridano che non saranno i blocchi navali annunciati, “decreti sicurezza”, campi in Albania, Cpr, permessi di soggiorno sempre più difficili da ottenere, a fermarli, a fermare i loro viaggi della speranza e della disperazione. Quante volte ce lo hanno ripetuto “meglio i rischi del mare che la certezza di morire di violenze, torture, fame, degrado”. Condizioni e convinzioni su cui speculano trafficanti di uomini. Basteranno quei mille morti, quei cadaveri o pezzi di cadaveri spiaggiati, scegliere altre strade? La nostra Guardia costiera non ha mai smesso di salvare, diversamente da quella libica. Anche le Ong non hanno mai smesso di salvare, e lo faranno ancora, malgrado ostacoli e assurde penalizzazioni. Vanno aiutati e sostenuti. È la legge del mare, legge di vita. Assurdo e crudele che a ricordarcelo debbano essere quei corpi che proprio il mare ci sta riconsegnando.

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