Il Comitato di esperti ha detto no a un nuovo trapianto di cuore per il piccolo Domenico
di Giulio Isola
La decisione, tanto attesa, getta nello sconforto mamma Patrizia. Ieri sera si era riaccesa la speranza della possibilità di un nuovo intervento, che le condizioni in cui si trova il bambino secondo i medici non rendono possibile

La speranza si è fermata davanti a una valutazione che al momento non ammette scorciatoie. Il consulto collegiale riunito all’ospedale Monaldi di Napoli — con specialisti provenienti dai principali centri italiani di trapianto cardiaco pediatrico — ha espresso parere negativo a un nuovo trapianto di cuore per Domenico, il bambino di due anni e mezzo al centro di una vicenda che da settimane interroga medicina, istituzioni e coscienze. «Le condizioni del bambino non sono compatibili con un nuovo trapianto», ha comunicato l’Azienda ospedaliera dei Colli, al termine di un confronto definito «quanto più completo e ampio possibile», fondato sulle valutazioni cliniche al letto del paziente e sugli ultimi esami strumentali. È l’esito che segna una svolta drammatica rispetto all’attesa che aveva accompagnato le ultime ore. Dopo la notizia, trapelata nella serata precedente, della disponibilità di un nuovo organo, la possibilità di un secondo intervento era tornata a riaccendere una speranza già più volte ridimensionata. Ma il tempo della medicina, soprattutto quando si muove sul crinale estremo della rianimazione pediatrica, impone decisioni che non possono essere piegate al desiderio, per quanto comprensibile e straziante.
Domenico è tenuto in vita da 57 giorni dall’Ecmo, la macchina cuore-polmoni pensata come supporto temporaneo e divenuta invece una condizione prolungata di sopravvivenza. Un tempo lungo, lunghissimo per un corpo così piccolo, che ha prodotto una sequenza di complicanze gravi: emorragia cerebrale, infezione non controllata, insufficienze multiorgano. È su questo quadro, già indicato dai medici del Bambino Gesù di Roma come incompatibile con un nuovo trapianto, che ora converge anche la valutazione collegiale richiesta dal Monaldi stesso, dopo settimane di confronto tra pareri differenti. La Direzione strategica dell’ospedale ha informato il Centro nazionale trapianti e ha espresso «la più sincera vicinanza alla famiglia», prontamente aggiornata sull’esito del consulto. Vicinanza che in queste ore ha assunto anche una dimensione spirituale: la madre del bambino, Patrizia Mercolino, ha pregato in ospedale insieme all’arcivescovo di Napoli, il cardinale Domenico Battaglia, che l’ha accompagnata in silenzio in uno dei momenti più difficili. Un gesto che non sostituisce le decisioni cliniche, ma ne illumina la solitudine.
Sul piano giudiziario, intanto, proseguono le indagini della Procura di Napoli sulle responsabilità legate al primo trapianto, effettuato il 23 dicembre con un cuore risultato danneggiato durante il trasporto da Bolzano. Sei tra medici e paramedici sono indagati per lesioni colpose; gli ispettori del ministero della Salute sono attesi per ricostruire una catena di errori che, secondo le prime ricostruzioni, avrebbe incluso anche il mancato utilizzo della custodia termica di ultima generazione, sostituita da un contenitore inadeguato e dall’uso del ghiaccio secco.
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