Il Board of peace? «Un ente eversivo. L'Italia ne stia fuori»

La decisione del governo di partecipare alla riunione di Washington del Board of peace infiamma il dibattito politico. L'opinione del professore Marco Mascia dell'Università di Padova
February 18, 2026
Trump alla presentazione del Board of peace
Trump alla presentazione del Board of peace
La presenza dell’Italia al debutto del Board of Peace promosso da Donald Trump, giovedì a Washington, non avverrà al livello più alto. Giorgia Meloni, che pure aveva valutato l’ipotesi di partecipare in prima persona, ha infine deciso di non esserci, nonostante l’investimento politico e simbolico costruito negli ultimi mesi nel rapporto diretto con l’ex presidente americano. A rappresentare Roma sarà il ministro degli Esteri Antonio Tajani: una scelta che arriva dopo l’ipotesi, scartata, di inviare un diplomatico di alto rango e dopo il forfait dell’altro leader europeo rimasto a lungo in bilico, il cancelliere tedesco Friedrich Merz. Tajani, intanto, ha già assunto un ruolo attivo nel difendere la decisione del governo, rivendicando la necessità della presenza italiana e portando il confronto anche in Parlamento. Un passaggio tutt’altro che neutro: le opposizioni hanno reagito compatte e la risoluzione unitaria annunciata ha raccolto un consenso trasversale nel campo progressista, da Azione ad Alleanza Verdi e Sinistra, in una convergenza che non si vedeva da mesi. Su questo snodo abbiamo raccolto le valutazione di Marco Mascia, professore di Diritti umani, democrazia e pace all’Università di Padova. Le loro letture divergono in modo netto.
Il professore di Diritti umani, democrazia e pace all’università di Padova Marco Mascia
Il professore di Diritti umani, democrazia e pace all’università di Padova Marco Mascia
La scelta di partecipare come Paese osservatore mette al riparo da possibili contrasti con la Costituzione?
Non direi proprio. L’articolo 11 della Costituzione consente sì alle “limitazioni di sovranità” del nostro Paese ma solo “in condizioni di parità con gli altri Stati” e per promuovere “un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni”. Nello statuto del Board of Peace abbiamo invece una struttura autocratica con un individuo sovraordinato, Donald Trump, che può ammettere o espellere a piacimento i partecipanti. Ma soprattutto questo organismo non promuove in alcun modo gli obiettivi previsti dalla nostra Costituzione. E inoltre la costituzione del Board of Peace viola lo statuto delle Nazioni Unite.
In che modo?
La Risoluzione 2803/2025, adottata a novembre dal Consiglio di sicurezza dell’Onu per incaricare il Board of Peace di mettere fine alla guerra di Gaza, viola i fini e i principi sanciti dagli articoli 1, 2, 24, 52, 54 della Carta delle Nazioni Unite. Si calpesta infatti il diritto internazionale dei diritti umani ma anche quello all’autodeterminazione del popolo palestinese.
Questo perché nel Board of Peace non ci sono esponenti palestinesi?
Non solo. La risoluzione Onu 2803/2025 punta nei fatti a mantenere l’attuale regime di pulizia etnica con intento genocidiario messo in piedi dal governo israeliano. Le continue uccisioni di palestinesi a Gaza, in Cisgiordania a Gerusalemme Est, le restrizioni agli aiuti umanitari ancora in corso, tutte questioni fuori dal Board of Peace, confermano che questo organismo non è nato per alleviare la sofferenza del popolo palestinese.
Questa può essere l’ultima picconata all’Onu e al multilateralismo?
Sì, il Board of Peace in questo senso si configura come un’associazione eversiva. È un colpo di stato internazionale con cui si passa definitivamente dalla forza del diritto al diritto della forza, si torna a una logica imperiale. Chi deve garantire pace, sicurezza e rispetto del diritto internazionale: il Board of Peace o l’Onu? I due organismi rispondono a visioni opposte dell'ordine globale.
Quindi secondo lei l’Italia non può stare in entrambe.
L’Italia deve prendere una posizione chiara, di qua o di là. Così come lo deve fare l’Unione Europea che invece si presenta divisa. Hanno aderito la Bulgaria e la Ungheria, mentre Italia, Romania, Grecia e Cipro saranno osservatori. La Francia ha escluso l’ingresso, altri Stati tentennano, i Baltici non sono stati invitati. Si tratta di un ennesimo tentativo di dividere l’Unione europea. Non a caso, Russia e Cina si sono astenute a novembre nel voto sulla risoluzione Onu. 
Quali sono le possibili contromisure allora?
Occorre una presa di posizione netta delle opposizioni in Parlamento a favore del potenziamento e della democratizzazione dell'Onu e a difesa della Corte penale internazionale. La società civile si sta interrogando molto: lo testimoniano i tanti incontri nelle parrocchie, nei centri culturali, nel mondo dell’associazionismo a cui mi capita a volte di partecipare. Il 19 febbraio partirà da Napoli il Giro d’Italia per la Pace, con tappe in ogni città.

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