Caro-energia: la tassa sulle emissioni finirà in bolletta, ma potrebbe non essere un male
di Cinzia Arena
Il decreto del governo punta a spostare gli Ets, legati alla produzione di anidride carbonica, dai produttori che utilizzano il gas ai consumatori con l'obiettivo di far scendere il prezzo all'ingrosso. Ma non mancano le criticità

Sta per tagliare il traguardo il decreto bollette ai cui il governo lavora da mesi. Obiettivo riuscire ad alleggerire il costo dell’elettricità per le imprese e le famiglie. Le misure dedicate al consumo domestico ricalcano quelle dell’anno scorso con un contributo straordinario di 90 euro per i titolari del bonus sociale (per il quale sono stati stanziati 315 milioni) e un altro bonus riservato ai nuclei con Isee inferiore ai 25mila euro a copertura dei costi di acquisto applicati ai consumi del primo bimestre, quello in cui la domanda è maggiore e con essa il prezzo dell’elettricità. Il nodo cruciale del decreto che domani sarà discusso in Consiglio dei ministri, dopo il vertice di ieri a Palazzo Chigi, riguarda i costi dell’energia in generale con un meccanismo “taglia bollette” che punta togliere gli oneri del gas, vale a dire la tassazione europea delle emissioni Ets ai produttori di elettricità e a farla pagare ai consumatori in bolletta. Sembra un controsenso ma in realtà questa manovra dovrebbe portare ad un abbassamento del costo dell’energia. A conti fatti il governo punta a tagliare 3,5-4 miliardi dalle bollette.
Cosa sono gli Ets
Si tratta di un mercato europeo per la compravendita dei “permessi” di emissione di CO2. Ogni anno, infatti, alle aziende vengono assegnate delle quote di emissione in una quantità che si riduce progressivamente nel tempo: le aziende più inquinanti dovranno perciò acquistare altri permessi se vorranno continuare a emettere anidride carbonica senza incorrere in sanzioni; le aziende più “pulite”, al contrario, hanno la possibilità di vendere le proprie quote inutilizzate. Lo scopo dell’Ets è rendere sconveniente l’utilizzo di combustibili fossili e favorire la diffusione di fonti rinnovabili. L’impatto economico del meccanismo è avvertito soprattutto dalle aziende energivore (cioè che consumano grandi quantità di energia nei loro processi) e quelle difficili da decarbonizzare.
Il problema è che smantellare il sistema non è nei piani della Ue che lo ha istituito. Bruxelles potrebbe vedere in questo spostamento del pagamento una distorsione del mercato con un aiuto indebito ai produttori termoelettrici. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha dichiarato che il meccanismo degli Ets serve per incentivare la produzione di energia rinnovabile. Italia e Germania hanno di recente chiesto una rapida revisione dei meccanismi di tassazione delle emissioni Ets e del Cbam, il meccanismo di aggiustamento del carbonio alle frontiere, che impone una sorta di dazi climatici per le importazioni di ferro, acciaio, alluminio, cemento ed elettricità prodotti in Paesi terzi in cui non si pagano le quote di emissione, come invece avviene nell’Ue. Si tratta di una sorta di tassazione dei combustibili fossili, ma invece che applicarla al prodotto finale, si applica all’impianto.
Perché gli oneri Ets impattano sul prezzo dell'elettricità
Questi oneri sulle emissioni e sul trasporto del gas se pagati dai produttori termoelettrici per il meccanismo europeo che definisce i prezzi della corrente (fissato ogni ora sulla basa della fonte più costosa, vale a dire nel 70% dei casi il gas) finiscono per moltiplicarsi e venire applicati a tutti gli altri produttori, anche quelli “puliti” che non pagano gli Ets, facendo di fatto crescere il prezzo della materia prima in maniera indifferenziata. Oggi gli oneri ammontano a circa 7 euro al megawattora per il trasporto mentre la tassazione EtS sui 25-30 euro a megawattora su un costo medio dell’elettricità in Italia di 115 euro al megawattora. In pratica superano il 30% del costo. Il presidente di Confindustria Emanuele Orsini da anni ripete che il problema del costo dell’energia elevato è un ostacolo enorme per le imprese italiane. “Noi abbiamo bisogno di essere competitivi in un’Europa in cui purtroppo non esiste un mercato unico dell’energia”. Ma ci sarebbe anche una parte degli industriali preoccupata di perdere i circa 600 milioni di introiti da Ets che vengono dirottati sulle aziende come incentivo per gli altri prezzi dell’elettricità.
Sul piede di guerra i produttori di energia elettrica (Enel, Edison e A2a) che lamentano di non essere stati consultati. In Lombardia hanno appena rinnovato la concessione per la gestione degli impianti idroelettrici: la misura del governo li penalizzerebbe (visto che sull’idroelettrico non si pagano gli ETS e quindi loro cancellazione si tradurrebbe in una perdita di ricavi), ancora più forti le critiche che arrivano dai produttori di energia eolica (Erg e Alerion) secondo i quali di fatto così si favorirebbe il consumo di gas e si bloccherebbe la transizione economica. Critiche sono arrivate anche da Confcommercio e Confartigianato che hanno sottolineato l’assenza di misure specifiche per le piccole e medie imprese.
A provare a misurare l’impatto sulle tasche dei cittadini ci ha provato infine Unimpresa secondo la quale l’effetto sarebbe in realtà contenuto. Si parla di 30-50 euro a famiglia nel corso di un anno.
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