In classe entrano le “competenze non cognitive”: ecco che cosa sono
Sperimentazione al via dal prossimo anno scolastico

Le possediamo fin dalla nascita, si rafforzano in famiglia durante la crescita ma è la scuola che può davvero valorizzare le competenze non cognitive e trasversali per lo «sviluppo armonico e integrale della persona», «migliorare il successo formativo» e, prevenire analfabetismi funzionali, povertà educativa e dispersione scolastica». Per questa ragione, il Parlamento ha approvato la legge 22 del 19 febbraio 2025 Introduzione dello sviluppo di competenze non cognitive e trasversali nei percorsi delle istituzioni scolastiche e dei centri provinciali per l’istruzione degli adulti nonché nei percorsi di istruzione e formazione professionale e il ministero dell’Istruzione e del Merito ha emanato uno specifico decreto il 15 gennaio e si appresta a pubblicare un Avviso nazionale per selezionare le scuole e le reti di scuole che prenderanno parte alla sperimentazione triennale. Che sarebbe dovuta partire già da quest’anno scolastica e, invece, a questo punto prenderà il via dal prossimo.
Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, le competenze non cognitive o life skills, sono «quelle abilità che portano a comportamenti positivi e di adattamento che rendono l’individuo capace di far fronte efficacemente alle richieste e alle sfide della vita di tutti i giorni». Nello specifico, queste abilità sono: l’autocontrollo, il benessere, la perseveranza, la felicità, la resilienza, la mentalità aperta, la grinta, l’intelligenza sociale. E ancora: la capacità di cooperare, di risolvere pacificamente i conflitti, di lavorare in gruppo. Insomma: in tempi di metal detector nelle scuole per evitare che gli studenti entrino in classe con i coltelli, anche sviluppare le competenze non cognitive può rappresentare un efficace antidoto a questa preoccupante deriva.
«Stiamo assistendo alla recrudescenza di un certo analfabetismo socio-emotivo tra i ragazzi, acuito dai social», ha ricordato la capo dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione del ministero, Carmela Palumbo, intervenuta a un webinar di Tuttoscuola. Malessere giovanile, bullismo e violenza si contrastano, dunque, anche sviluppando la capacità di stare insieme in armonia. Di «essere emotivamente connessi», ha specificato Palumbo. La «precondizione di un buon apprendimento, ma anche di crescita personale dei nostri ragazzi». Per «promuovere un’educazione realmente inclusiva ed equa», specifica l’articolo 4 della legge 22/2025.
Rispetto alla scuola «catena di montaggio» e «fabbrica di capitale umano», ha sottolineato il presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, Giorgio Vittadini, intervenuto anch’egli al webinar di Tuttoscuola, le competenze non cognitive rilanciano un’idea di «educazione come accompagnamento della persona», mettendo al centro del lavoro educativo «le dimensioni cognitive, emotive e relazionali». E costruendo un «ponte tra sapere ed esperienza» capace di «agganciare» la scuola e l’istruzione alla realtà e al vissuto dei ragazzi.
«Abbiamo bisogno di insegnare in modo diverso – ha ribadito Vittadini – rafforzando nei ragazzi la voglia di andare a scuola. Per questo le competenze non cognitive non sono “una materia in più”, ma la sperimentazione di qualcosa di nuovo, che nasce dal basso e fa dell’educazione un bene pubblico».
Tutto il Paese, infatti, deve essere coinvolto in questa nuova avventura educativa, ha auspicato Maria Grazia Riva, ordinaria di Pedagogia all’Università Bicocca di Milano. «Equità, giustizia sociale e inclusione», ha aggiunto la docente, sono l’obiettivo da raggiungere attraverso lo sviluppo delle competenze non cognitive. «Si tratta di una bellissima impresa – ha ricordato Riva – molto delicata, da portare avanti, tutti insieme, con grande attenzione».
Le competenze non cognitive e trasversali, con l’Intelligenza artificiale, saranno, infine, le protagoniste del Festival dell’innovazione scolastica in programma il 4, 5 e 6 settembre a Valdobbiadene, in provincia di Treviso. Un’occasione, ha detto il presidente del Festival, Alberto Raffaelli, per «promuovere e favorire» lo scambio di buone prassi tra le scuole. Ben prima della legge, infatti, in tante classi le competenze non cognitive sono al centro dell’azione educativa di insegnanti e dirigenti. Esperienze che ora, grazie alla nuova normativa, possono essere messe a fattor comune e seminate nei territori. Favorendo il «passaggio da un sistema focalizzato solo sull’istruzione a uno che si assume una responsabilità educativa integrale, verso tutte le dimensioni umane, sociali e professionali degli studenti», ha aggiunto Raffaelli. Soffermandosi anche sul cruciale e delicato ruolo dei docenti in questo nuovo scenario. «Lo spirito della legge – ha concluso – intende valorizzare l’autonomia scolastica e porre la comunità dei docenti come protagonista del proprio processo formativo e auto-formativo in un’ottica di ascolto dei bisogni educativi, dell’analisi delle specificità degli allievi e dei contesti educativi in cui la scuola vive».
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