Amalia, appena nata a Niscemi e chiamata col nome della maestra che le ha dato una casa
di Giulio Isola
La storia di accoglienza che aveva commosso l'Italia ha un simbolico lieto fine: mamma Claudia, che era stata accolta assieme ai suoi bambini nella villa di campagna dell'insegnante Amalia Scifoni, ha partorito e ha deciso di chiamare la sua piccola come la sua ospite

Tra i tanti gesti di commovente solidarietà che hanno inondato Niscemi dopo la terribile frana che l'ha messa in ginocchio c'è stato quello di Amalia Scifo, insegnante, che ha deciso di accogliere nella propria casa di campagna Claudia Lacatus, 33 anni, di origine rumena, all’ottavo mese di gravidanza, insieme ai suoi figli. Claudia vive in Italia da circa dieci anni ed era in affitto in una delle aree dichiarate a rischio dopo il movimento franoso. Con lei tre bambini piccoli: due gemelli di dieci anni e un altro di otto, improvvisamente privati di un luogo sicuro da chiamare casa. E la piccola che portava in grembo. L’emergenza, del resto, aveva già colpito direttamente anche la famiglia dell’insegnante. Lo studio del marito e le abitazioni della suocera e della cognata si trovano all’interno della zona rossa. Nei giorni immediatamente successivi all’ordinanza di sgombero, Amalia ha accolto nella propria casa in paese i familiari più anziani. Subito dopo ha pensato a Claudia e ai bambini, che conosceva già per ragioni scolastiche: uno dei figli è suo alunno nella scuola dell’infanzia.
La scelta è stata rapida, e decisiva. La famiglia è stata accompagnata nella villetta di campagna, fuori dall’area a rischio, dove vive dal giorno della frana. «Era importante garantire loro un luogo caldo e tranquillo», ha spiegato l’insegnante, sottolineando come l’accoglienza non sia stata vissuta come un gesto eccezionale, ma come la naturale prosecuzione dei valori che ogni giorno cerca di trasmettere ai suoi alunni. Per Claudia quel riparo ha significato soprattutto serenità per i figli. «Qui possono muoversi, giocare, dormire senza paura», racconta. Alla gratitudine si accompagna però l’incertezza per il futuro: la sistemazione è temporanea e il rientro nella casa in affitto non sarà possibile. In attesa di risposte dalle istituzioni e di una soluzione stabile, il tempo si è accorciato intorno all’evento più imminente: la nascita della bambina.
E qui, il segno di speranza che in queste ore è stato raccontato da giornali e telegiornali e che fa bene al cuore degli abitanti della città siciliana. La decisione sul nome era stata presa in anticipo: la piccola si sarebbe chiamata Amalia. E avrebbe portato anche un secondo nome, Patrizia, quello della sorella dell’insegnante, scomparsa. Un modo per intrecciare storie diverse, per trasformare una perdita in un’eredità silenziosa. Qualche giorno fa all’ospedale di Gela Amalia Patrizia è nata. Ad accoglierla, insieme alla sua famiglia, c’era proprio l’insegnante che aveva aperto la sua casa nel momento più fragile. Da allora, Amalia Scifo è in ospedale ogni giorno, a coccolare la piccola che porta il suo nome e quello di una sorella perduta. In mezzo a ordinanze, zone rosse e attese burocratiche, c'è spazio per la solidarietà e la cura: anche quando la terra cede, qualcuno sceglie di restare e di tenere insieme ciò che non può mai andare perduto.
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