Board of peace per Gaza, divide la presenza italiana

Meloni tentata dalla partecipazione diretta, sonda il tedesco Merz che però non va giovedì negli Usa. E alla fine schiera il ministro degli Esteri, Tajani, che dice: «Opportuno partecipare da osservatori come la Commissione Ue»
February 16, 2026
Board of peace per Gaza, divide la presenza italiana
Il ministro Antonio Tajani/ WEB
Giorgia Meloni ci ha pensato a lungo, la tentazione di partecipare in prima persona al debutto del Board of peace di Donald Trump, giovedì a Washington, c’è stata, anche per cementare un rapporto personale su cui la premier ha investito molto. Ma a rappresentare l’Italia sarà Antonio Tajani (era stata valutata anche la possibilità di un diplomatico “di alto rango”, ma la freddezza Usa ha consigliato almeno il ministro degli Esteri), dopo che l’altro grande leader europeo in forse fino a oggi pomeriggio, il cancelliere tedesco Friederich Merz, ha dato forfait. Non di meno Tajani è già entrato nella parte: si è speso molto per argomentare la necessità della presenza di Roma e domani, martedì, è atteso in Parlamento per le comunicazioni sulla partecipazione al summit. Non sarà un passaggio agevole: le opposizioni sono sul piede di guerra e la risoluzione unitaria annunciata ha raccolto l’adesione di tutto il campo progressista, da Azione ad Avs, mai così “largo” da mesi.
Al momento nessuno dei grandi Paesi europei ha accettato l’invito a partecipare (mentre ha aderito in extremis Israele, che manderà il ministro degli Esteri, Gideon Sa'ar). Non il Regno Unito (che non fa parte dell’Ue) e neanche Spagna e Polonia. La Francia, come è noto, non ne ha la minima intenzione, mentre la Germania, come detto, pur non avendo ancora escluso ufficialmente una presenza ha confermato che Merz non ci sarà. Solo Bulgaria e Ungheria saranno della partita come membri, mentre in qualità di osservatori ci saranno Grecia, Cipro e Romania. Tuttavia, l’Italia ci sarà e del suo ruolo si è parlato nel vertice tenuto nel pomeriggio a Palazzo Chigi con tutti i leader della coalizione, utile anche a mettere a fuoco le priorità dell’ultimo anno dell’esecutivo (tra cui l’energia, oggetto di un decreto che andrà domani in Cdm, e la legge elettorale). Un incontro puntellato dalla risoluzione della maggioranza, che ha fissato i punti fermi già presentati dalla premier: «Continuare a sostenere con il massimo impegno e determinazione l'applicazione del piano di pace» e quindi, appunto, «partecipare alla riunione inaugurale del Board of peace» e «ad ogni futura attività che lo stesso svolgerà sulla base del mandato ricevuto» dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Parallelamente le forze di maggioranza chiedono anche di «predisporre un contributo nazionale complessivo per l'assistenza umanitaria alla popolazione di Gaza, la ricostruzione della Striscia e il sostegno al programma di riforme dell'Autorità Palestinese», assieme al rafforzamento dell’impegno alla formazione delle forze di polizia locali, obiettivo su cui l’Italia può vantare una comprovata esperienza.
Tajani ha ribadito la posizione del Governo a margine del bilaterale alla Farnesina con l’omologa canadese Anita Anand. L’Italia ci sarà «perché non possiamo restare fuori dalla ricostruzione di Gaza», ha detto, e se vogliamo ritagliarci un ruolo da protagonisti in Medio Oriente esserci è quantomeno «opportuno». L’argomento ritenuto più solido dal vicepremier azzurro è che al primo summit della “nuova Onu” di Trump ci sarà anche «la Commissione Europea». Cosa vera, anche se Bruxelles manderà la commissaria per il Mediterraneo, la croata Dubravka Suica, non proprio un pezzo da novanta di Palazzo Berlaymont. Tajani ha poi ricordato gli impedimenti a diventare membro a pieno titolo del consesso, cioè il freno costituzionale posto dall’articolo 11 della Carta, che vieta a Roma di prendere parte a organismi internazionali se non «in condizioni di parità con gli altri Stati».
Intanto il fronte delle opposizioni si prepara allo scontro. Dopo l’iniziale titubanza, e nonostante abbia presentato un suo testo, Azione si è convinta a sottoscrivere la risoluzione del campo largo, alla quale ha aderito anche Più Europa. L’impegno chiesto al Governo è di non partecipare a organismi “concorrenti” rispetto all’Onu, ma i dettagli del documento verranno limati solo questa mattina. Negli ultimi due giorni, dall’annuncio della premier da Addis Abeba, gli attacchi all’esecutivo si sono fatti serrati. Giuseppe Conte è stato trai più duri, accusando Meloni di voler «infangare l'Italia pur di compiacere Washington» e di farsi complice nel ruolo di spettatore «di un progetto di speculazione immobiliare che non sembra offrire nessuna prospettiva di reale riscatto ala popolo palestinese». Per Elly Schlein la premier «umilia la tradizione diplomatica di questo Paese per non scontentare Trump», tentando di «aggirare la Costituzione». Critiche anche per il tardivo coinvolgimento del Parlamento, specie dal co-portavoce nazionale di Avs, Angelo Bonelli, irritato da una decisione «gravissima» a cui si giunti «per comunicati e aggiustamenti tattici».

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