Smorza Merz, osserva Rubio, non rompe con Trump: i forni di Meloni in politica estera

Da Addis Abeba la premier non sottoscrive il discorso del cancelliere tedesco (specie le critiche all'ideologia Maga) e annuncia: "Saremo nel Board per Gaza come osservatori"
February 14, 2026
Smorza Merz, osserva Rubio, non rompe con Trump: i forni di Meloni in politica estera
Meloni all'Assemblea dell'Unione Africana
Con il corpo è ad Addis Abeba, ai lavori dell’Unione Africana. Ma con la mente Giorgia Meloni è anche a Monaco, a quel “quasi tradimento” perpetrato, sui rapporti fra l’Europa e gli Usa di Trump, dal cancelliere Friedrich Merz. E la sua risposta apre subito interrogativi sulla solidità del neonato rapporto con la Germania come “motore” Ue. A quasi 8mila chilometri di distanza la premier italiana lancia due notizie molto nette: fa una presa di distanza dal discorso ruvido di Merz, soprattutto nel passaggio contro l’ideologia “Maga”, e annuncia – altro tema in ballo - la partecipazione dell’Italia giovedì 19 come Paese “osservatore” al Board of Gaza (la creazione quasi alternativa all’Onu frutto sempre del presidente Usa), per di più specificando che pensa di far asse, stavolta, con l’Est Europa, a partire quindi dall’Ungheria di Viktor Orbán. E in effetti, a fine giornata proprio il discorso di Rubio sembra darle ragione sulla strategia dei due forni, americano ed europeo. E sulla scelta di non abbandonare alcuna relazione, come dimostra la prefazione di Vance all’edizione americana dell’ultimo libro della premier.
Insomma, è la Meloni di sempre: un po’ cerchiobottista, un po’ abile nell’impiegare il suo riconosciuto peso internazionale (dovuto molto alla stabilità del governo italiano) per creare nuovi “tavoli” e subito dopo scompaginarli, perché il suo pensiero politico resta comunque originale. Anche le modalità raccontano il tormento di queste ore per la leader di FdI, in contatto costante col vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che in parallelo segue la conferenza in Baviera. Non fa un punto stampa la presidente del Consiglio, malgrado i 29 giornalisti al seguito, e lascia in anticipo l’assemblea nella capitale etiope. Ma è braccata da alcuni cronisti e, non senza imbarazzi da parte della comunicazione di Palazzo Chigi, si concede a meno di tre minuti di dichiarazioni pesanti. Esordisce dicendo che «siamo in una fase particolare delle relazioni internazionali e dei rapporti con gli Stati Uniti» e che «Merz è corretto quando afferma che l’Europa deve fare di più sulla sicurezza e per la Nato», ma poi piazza un paletto ben forte: «Sapete che io penso che occorra lavorare a una maggiore integrazione Ue-Usa». Parole già dette, ma che oggi hanno un suono di “freddezza” verso i toni di Merz, perché «interrogarci sempre – prosegue - su quello che gli altri fanno o dovrebbero fare per noi, è un approccio diverso da quello che dovremmo avere» per tornare a fare dell’Europa «un attore geopolitico». La bordata più forte, però, è alla domanda se condivide o no le critiche fatte alle idee del mondo trumpiano: «No, non sono d’accordo. Sono valutazioni da partito, non è tema di competenza Ue».
Come non bastasse, Meloni tocca anche il tasto della prima riunione, giovedì a Washington, dell’organismo per Gaza. Il nodo sta venendo al pettine e qui torna una Meloni che non sa dire di no a Trump: «L’Italia è stata invitata venerdì come osservatore – svela . Per noi è una buona soluzione rispetto al problema della compatibilità anche costituzionale». Aggiunge di aver sempre sostenuto che «con tutto il lavoro che l’Italia sta facendo lì, una presenza italiana e anche europea è necessaria». Resta il nodo del livello politico di presenza: «Ne stiamo parlando fra i leader. Immagino che ci saranno anche altri Paesi europei, particolarmente vedo interessati quelli della sponda est». L’impressione è che, per ora, sia “favorito” il ministro Tajani.
Le opposizioni fremono. «Non permettetevi» di legittimare il board di Trump, tuona Avs. Le minoranze vogliono un confronto in Aula.

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