Dalle sciatrici in ginocchio al tuffo di Bastoni: ma cosa è successo al calcio?
L'immagine olimpica delle avversarie che celebrano l'oro vinto dalla Brignone nello sci si contrappone all'esultanza per la cacciata dal campo di un calciatore rivale. Ma assolvete Bastoni: non è lui ad aver "bastonato" il gioco più bello del mondo

L’immagine simbolo del fine settimana sportivo è una “combo”, come si dice in gergo, cioè due fotografie affiancate, relative a eventi diversi: la prima mostra le sciatrici che si sono classificate seconde a pari merito nella gara olimpica di Slalom Gigante, Sara Hector e Thea Louise Stjernesund, mentre si inginocchiano sulla neve per celebrare l’oro appena conquistato da Federica Brignone, riconoscendo il valore dell’impresa compiuta dall’italiana a soli dieci mesi dal gravissimo infortunio di cui è stata vittima, peraltro a pochi giorni dall’oro già vinto in SuperG; la seconda immagine è quella che coglie il momento in cui, nella partita di calcio tra Inter e Juventus, il giocatore nerazzurro e della Nazionale, Alessandro Bastoni, esulta come avesse segnato il gol decisivo in una finale di Champions o di Coppa del mondo, ma per aver provocato l’espulsione del difensore avversario, Pierre Kalulu, grazie a quella che a quasi tutti è sembrata una clamorosa simulazione di un fallo mai subìto, e dunque per aver ingannato l’arbitro.
Di Inter-Juve si è già parlato molto. Se ne parlerà forse ancora per mesi e per anni, come accade nel calcio per gli errori arbitrali di un certo peso: i social sono zeppi di analisi e opinioni, i giornali e le tv stanno vivisezionando l’accaduto scomponendo la materia fino al livello dell’atomo, i vertici calcistici hanno messo a tema la questione consapevoli che possa rappresentare un punto di non ritorno, persuasi che ora, finalmente e giustamente, qualcosa dovrà cambiare, si tratti di nuovi protocolli per analizzare le immagini o di provvedimenti originali per limitare le simulazioni o insegnare a guardare il monitor in sala Var con sapienza sportiva. Dunque, esaminare ancora quanto accaduto in campo rischia di aumentare il rumore di fondo, che è già abbastanza deprimente di suo. Quello che vale invece la pena fare è guardare le due immagini della “combo” per riflettere sulla distanza siderale che le emozioni rivelano: da un lato la bellezza di un gesto sportivo puro e cristallino come può essere la vittoria in una gara di sci, e l’umiltà dei concorrenti nel riconoscere il talento dell’avversaria, dall’altro la triste mediocrità delle situazioni e degli argomenti che il calcio in Italia da qualche tempo si è ridotto a interpretare.
Non si tratta di essere ingenui, consapevoli che il “marciume”, se si può dire, veramente non risparmia nessuno e può macchiare ogni contesto, anzi lo fa senza problemi, ma se da una parte possiamo mettere le Olimpiadi e dall’altra, all’opposto, i campi di calcio, è perché negli anni mentre molti sport paiono essersi elevati nello stile anche educativo che sanno esprimere, il calcio appare rimasto all’età della pietra, se non regredito, al punto da trovare sempre più spesso, in certi contesti, chi arriva a sconsigliarne la pratica o persino il contatto con l’ambiente in sé. Cosa è successo, cioè, al gioco (prima che sport) più bello del mondo? E perché la “bastonata” – l’autore, che merita perdono e indulgenza, ci assolva a sua volta – come mai quell’esultanza tanto inadeguata quanto naif, è divenuta improvvisamente insostenibile per una competizione che più di altre rappresenta uno specchio fedele della vita, una contesa dove può vincere anche la squadra più debole, la più astuta, non sempre la più forte, anche premiando la disonestà e l’ingiustizia, o la fortuna, perché così va, o rotola come una palla, il mondo?
L’impressione è che l’ingresso della tecnologia in campo abbia cambiato le regole d’ingaggio, rendendo incomprensibili gli errori arbitrali, soprattutto se frutto di regole mal concepite o di scarsa preparazione. D’altro canto, probabilmente, in una fase storica in cui la postura da tifoso, la dinamica da derby, ovvero la polarizzazione cieca e necessariamente ignorante, ha invaso in modo soffocante ogni ambito della società e ogni spazio di confronto, o di conflitto, ecco che di colpo è diventata insopportabile proprio nell’ambito che le ha dato forma e l’ha giustificata a lungo. Insomma, trovandoci ad essere tifosi in tutto e per tutto, accecati dalle bolle digitali come spettatori in curva, ora vorremmo che il calcio, come altri spazi dell’intrattenimento sportivo che con merito hanno guadagnato nel tempo attenzione e seguiti, ne fosse esente. Bastoni, in fondo, ci ha semplicemente messi di fronte a uno specchio. Solo chi non se ne dà pace, quale dinosauro incattivito dal clima divenuto ostile all’esistenza, si agita, scrive insulti e invia minacce di morte agli interpreti. Alla larga, insomma, così non è più sport. È sempre la vita, ma quella prima dell’educazione.
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