Bollani e Cenni: «La musica come casa e come cura»

Su Rai 3 si chiude la quinta stagione "Via dei Matti n. 0", programma che intreccia racconto e note in prima serata: l’omaggio ai grandi, il valore della divulgazione
February 16, 2026
Bollani e Cenni: «La musica come casa e come cura»
Valentina Cenni e Stefano Bollani in "Via dei Matti n.0" su Rai 3 /Foro Rai
C’è un pianoforte che, ogni sera, diventa presidio poetico nel palinsesto di Rai 3. È lì che si chiude ogni puntata di Via dei Matti n. 0, il salotto musicale di Stefano Bollani e Valentina Cenni, che questa settimana conclude la sua quinta stagione, in onda dal lunedì al venerdì alle 20.20. Un orario “non notturno”, quasi una scommessa, e invece un momento serale gentile che il pubblico ha imparato ad aspettare.
«Stiamo insieme da quindici anni, siamo sposati, e siamo molto felici di aver aperto il salotto di casa nostra», sorride Bollani. La casa è insieme reale e simbolica: un luogo di ospitalità, di ascolto, di dialogo brillante e colto, dove racconto e musica si intrecciano con leggerezza e profondità.
«Il programma è un’imitazione di casa nostra», confida il pianista. «Da noi passano registi, attori, musicisti, le conversazioni sono allegre, interessanti, vivaci. L’idea è nata parlando con Franco Di Mare, che ci ha proposto quella fascia oraria: parlare a tutti, non agli addetti ai lavori».
Valentina Cenni, attrice e regista, lo definisce «un grande baule del tesoro. Via dei Matti è questo: un baule dove mettere letture, passioni, desideri, dischi che ci hanno entusiasmato e commosso. È uno spazio nostro che diventa di tutti».
La quinta stagione si avvia alla conclusione attraversando mondi lontani: l’omaggio a Clara Schumann, l’energia melodica di Paul McCartney, la teatralità dei Queen, lo swing di Benny Goodman, le inquietudini dei Radiohead. Un atlante sonoro che tiene insieme epoche e linguaggi, alto e popolare, classico e contemporaneo.
«Per noi è stata una grossa novità andare in onda a quell’ora», osserva Cenni. «La gente è stanca, ma desiderosa di chiudere la giornata con un po’ di bellezza, di gioia, di armonia. Ce lo teniamo stretto, quell’orario».
E la divulgazione? «Non ci pensavamo come antidoto», riflette Bollani. «Ma tutto lo staff lavora per sfruttare al meglio i minuti. Stiamo imparando il dono della sintesi. Noi vorremmo dire tantissimo, su Sibelius o su Oscar Peterson… ma bisogna trovare la misura. L’idea è dare informazioni senza perdere il sorriso».
Per Cenni la musica è anche materia narrativa. «Ho realizzato un documentario, Tutta Vita, che parla di dieci grandi musicisti jazz e del processo creativo. Il jazz è una metafora della vita: improvvisazione, ascolto, rischio. Il tour cinematografico parte il 22 marzo, e noi saremo in sala insieme». Il film – distribuito in primavera – è un viaggio artistico e familiare che vede protagonisti, tra gli altri, Enrico Rava, Paolo Fresu, Ares Tavolazzi, Roberto Gatto, Daniele Sepe, Antonello Salis, insieme ai giovani talenti come Matteo Mancuso e Christian Mascetta. E c’è anche Frida Bollani Magoni, «una leonessa», la definisce Valentina Cenni.
Il 6 luglio, intanto, Bollani riunirà molte di queste stelle sul palco vista-lago del Vittoriale degli Italiani, a Gardone Riviera, per uno speciale concerto “all stars”. «Siamo molto felici del match che abbiamo creato, sul palco e nella vita», dice il compositore e pianista. «È tutto concatenato: le copertine dei miei libri e dei miei dischi le ha curate Valentina. C’è un gusto comune, una visione condivisa».
«Grazie a Stefano ho conosciuto un mondo musicale più vasto», riconosce lei. «Eppure ascoltavo già tanta musica. Via dei Matti ci ha costretti a studiare, a scoprire sempre qualcosa di nuovo. E questo lo può fare anche il pubblico: lasciarsi incuriosire».
Come si fa arrivare la musica a tutti, senza semplificarla? Bollani sorride: «Non lo sappiamo».
Cenni prova a dirlo con parole sue: «Noi lo creiamo, lo scriviamo, lo mettiamo in scena. Tra noi c’è una forte alchimia, fiducia, stima, amore. Questo calore lo portiamo in studio. Siamo una squadra-famiglia, e ci divertiamo davvero».
Il feedback è quello che più li commuove. «Ci fermano per strada», racconta lei. «Sentiamo un coinvolgimento caldo, gentile».
«La soddisfazione più grande», aggiunge lui, «è quando qualcuno ci dice che un bambino di otto anni ha visto un clarinettista da noi e ha chiesto di studiare il clarinetto. Riuscire a far sentire la musica è una gioia. È un linguaggio che ti apre agli altri, ti dà opportunità».
«La musica ha un valore terapeutico», insiste Cenni. «Produce un cambiamento dentro di noi. Anche solo ascoltare ci rilassa, ci cura. Per un ragazzo significa uscire da sé, entrare in relazione. La musica si fa insieme, ed è fatta di ascolto».
Il futuro del programma non è ancora scritto. «Ci sono ancora tantissimi artisti da invitare, tanta musica da esplorare», dice lei con fiducia.
Intanto, venerdì si chiude la stagione con un ultimo giro di pianoforte e ospiti come Gloria Campaner sulle note dei Radiohead e gli Oblivion con Roberto Gatto. Ma più che un finale, sembra una pausa. Perché in quel “numero zero” – indirizzo impossibile e insieme ideale – continua ad abitare un’idea alta e semplice di divulgazione: la musica come bene comune, da raccontare con competenza e leggerezza, perché diventi davvero casa.

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