Il Papa a Ostia: «Territorio ferito. Ma non rassegnatevi al sopruso e all’ingiustizia»

Ieri Leone XIV ha iniziato le visite pastorali nella diocesi di Roma dalla parrocchia di Santa Maria Regina Pacis, nel vivo ma difficile quartiere a pochi passi dal mare
February 16, 2026
Il Papa a Ostia: «Territorio ferito. Ma non rassegnatevi al sopruso e all’ingiustizia»
È arrivato a Ostia Lido nel cuore del pomeriggio di ieri, con il sole. «Adesso la notte», ha detto ieri il Papa dall’uscio della porta d’ingresso della parrocchia di Santa Maria Regina Pacis, prima di tornare in Vaticano, «ma voi siete sempre la luce del mondo!». Davanti a lui centinaia di fedeli e cittadini, che hanno partecipato spiritualmente alla Messa presieduta da Leone XIV, da fuori la grande chiesa sul litorale di Roma, a pochi passi dal mare. «Grazie di nuovo per la vostra accoglienza, per questo saluto anche in questo momento», ha scandito, prima di salutare le ultime persone in festa, al termine della prima intensa visita pastorale in diocesi del suo Pontificato.
Il Papa ha voluto iniziare il suo incontro “personale” con le comunità di Roma proprio dalla parrocchia dedicata alla Vergine “Regina della Pace”, «tanto importante in questo tempo che stiamo vivendo», come ha sottolineato ai tanti giovani e bambini che lo attendevano nel oratorio, prima delle celebrazione eucaristica. Dietro di lui, un grande striscione colorato, con su scritto: «Cuori giovani, speranza Viva. Ostia c’è». Leone XIV, visibilmente emozionato, ha ribadito la sua «gioia», tra gli applausi e i cori dei ragazzi, nel trovarsi lì, in mezzo a loro. Insieme al Papa il cardinale vicario di Roma, Baldo Reina, che lo ha accompagnato durante la visita.
Poi il passaggio nella palestra della parrocchia, per l’incontro con i malati e gli anziani. «Entrando diversi di voi mi hanno detto una parola bellissima e voglio cominciare con questo – ha sottolineato il Pontefice ringraziando per l’entusiasmo di tutti –. Avete detto: “Benvenuto!” E devo dire mi sento davvero benvenuto fra voi!». Accoglienza che è «uno dei tanti segni di un’autentica comunità cristiana», ha proseguito, esortando tutti ad «aprire la porta e ricevere chiunque sia: cattolico, non cattolico, credente, non credente».
Non poteva mancare il dialogo con il Consiglio pastorale parrocchiale, organo di cui il Prevost ha già avuto modo diverse volte di ribadire l’importanza nelle comunità ecclesiali. Ha ringraziato quanti si mettono al servizio con gratuità, chiedendo, però, che l’impegno non resti fine a sé stesso, facendo attenzione a restare «una comunità di fede che vive e che dà testimonianza di quello che significa essere discepoli di Gesù».
Alla Messa hanno partecipato circa 350 fedeli della comunità, mentre a concelebrare con Prevost, oltre al cardinale vicario e al parroco della parrocchia ospitante don Giovanni Patané, c’erano il vescovo vicegerente di Roma, Renato Tarantelli Baccari e altri parroci del territorio. Nella sua omelia, sul brano di Vangelo proposto ieri dalla liturgia (Mt 5,17-37), il Papa ha sottolineato come nella sua predicazione Gesù stia indicando «come via di pienezza dell’uomo, una fedeltà a Dio fondata sul rispetto e sulla cura dell’altro nella sua sacralità inviolabile, da coltivare, prima ancora che nei gesti e nelle parole, nel cuore». È lì infatti, ha aggiunto, «che nascono i sentimenti più nobili, ma anche le profanazioni più dolorose: le chiusure, le invidie, le gelosie, per cui chi pensa male del proprio fratello, nutrendo sentimenti cattivi nei suoi confronti, è come se nel proprio intimo lo stesse già uccidendo».
Poi l’ammonimento: «Quanto sono vere queste parole! E quando anche a noi succedesse di giudicare gli altri e di disprezzarli, ricordiamoci che il male che vediamo nel mondo ha le sue radici proprio lì, dove il cuore diventa freddo, duro e povero di misericordia». Questo «lo si sperimenta anche qui, a Ostia, dove pure, purtroppo, la violenza esiste e ferisce, prendendo piede talvolta tra i giovani e gli adolescenti – ha aggiunto parlando apertamente dei problemi di criminalità che attanagliano il territorio –, magari alimentata dall’uso di sostanze; oppure ad opera di organizzazioni malavitose, che sfruttano le persone coinvolgendole nei loro crimini e che perseguono interessi iniqui con metodi illegali e immorali». Ai primi banchi, ad ascoltare, anche le autorità civili e i responsabili delle forze dell’ordine locali, con cui la comunità «collabora costantemente per il bene del territorio», come ha spiegato al Papa il parroco al termine della celebrazione, prima di donargli un’icona della Vergine “Regina della Pace”.
«Di fronte a tali fenomeni invito tutti voi – ha ribadito il Pontefice con forza –, come comunità parrocchiale, uniti alle altre realtà virtuose che operano in questi quartieri, a continuare a spendervi con generosità e coraggio per spargere nelle vostre strade e nelle vostre case il buon seme del Vangelo». A tutti ha chiesto di non rassegnarsi «alla cultura del sopruso e dell’ingiustizia» ma, al contrario, ha esortato a diffondere «rispetto e armonia, cominciando col disarmare i linguaggi e poi investendo energie e risorse nell’educazione, specialmente dei ragazzi e della gioventù». In questo modo, ha continuato, possano in parrocchia «imparare l’onestà, l’accoglienza, l’amore che supera i confini, imparare ad aiutare non solo quelli che ricambiano e salutare non solo quelli che salutano, ma ad andare verso tutti in modo gratuito e libero, imparare la coerenza tra la fede e la vita, come ci insegna Gesù».
Il mandato è chiaro: essere costruttori di fraternità e pace. «Sia questa, carissimi, la meta dei vostri sforzi e delle vostre attività – ha detto il Pontefice senza filtri –, per il bene di chi è vicino e di chi è lontano, affinché anche chi è schiavo del male possa incontrare, attraverso di voi, il Dio dell’amore, il solo che libera il cuore e rende veramente felici». Lo sprone viene, ancora una volta da Maria “Regina della Pace”, a cui, come ha ricordato lo stesso Prevost, papa Benedetto XV centodieci anni fa dedicò la parrocchia, «nel pieno del primo conflitto mondiale, pensando anche alla vostra comunità come a un raggio di luce nel cielo plumbeo della guerra». Oggi, a distanza di oltre un secolo, «purtroppo, molte nubi oscurano ancora il mondo, con il diffondersi di logiche contrarie al Vangelo, che esaltano la supremazia del più forte, incoraggiano la prepotenza e alimentano la seduzione della vittoria ad ogni costo, sorde al grido di chi soffre e di chi è indifeso». A questa «deriva», ha concluso il Papa, si opponga «la forza disarmante della mitezza, continuando a chiedere pace, e ad accoglierne e coltivarne il dono, con tenacia e umiltà».

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