Al Festival della Fotografia Etica
il non profit è protagonista

Una sezione del World Report Award è dedicato a organizzazioni umanitarie, fondazioni e associazioni. Il direttore Prina: «L’obiettivo è lo sviluppo della cultura come comunicazione visiva»
February 14, 2026
Al Festival della Fotografia Etica
il non profit è protagonista
Franco Foddai e Asd Roma Blind Football, “Footbal Vibes”, progetto presentato al FFE del 2025 nello Spazio No Profit
C’è sempre più spazio per il mondo non profit all’interno del Festival della Fotografia Etica. La rassegna, che si è affermata rapidamente come punto di riferimento per il fotogiornalismo internazionale, ha aperto il bando per il World Report Award, il prestigioso concorso che mira a condividere una nuova forma di impegno sociale attraverso la fotografia e si rivolge a tutti i fotografi italiani e stranieri, professionisti e non. Accanto alle categorie storiche, non solo la categoria riservata al mondo non profit è stata confermata, ma nelle intenzioni degli organizzatori è destinata ad acquisire sempre maggiore centralità, anche a fronte del crescente interesse dimostrato dal pubblico che tutti gli anni giunge a Lodi dall’ultimo weekend di settembre all’ultimo di ottobre. «Per noi è un impegno importante – spiega Alberto Prina, direttore del FFE – Dal 2014 riserviamo al non profit uno spazio espositivo dedicato con quattro o cinque mostre. Ma la realtà è che il Festival della Fotografia Etica nasce da lì. Già nella prima edizione del 2010 dedicavamo gli dedicavamo ampia, anche se allora era declinato solo attraverso il mondo delle Ong. Da subito abbiamo pensato che quando il committente è di questo tipo, la fotografia non poteva essere semplicemente un'informazione o una documentazione ma la focalizzazione dell'attenzione sull’azione attraverso determinati valori. Da questa idea embrionale della prima edizione poi si è espanso la rassegna. E potremmo dire che il nome il festival l’abbia preso da lì».
La sezione all'interno del Word Report Award ha un regolamento a parte, a partire dal fatto che deve essere l’associazione a candidarsi e non il fotografo. Inoltre, non intende individuare un vincitore né mettere in concorrenza al proprio interno il mondo non profit, quanto piuttosto attivare una riflessione culturale attorno alle potenzialità del mezzo fotografico, ed è in questo senso che il Festival intende sollecitare questo “pubblico” potenzialmente vastissimo. «Non selezioniamo i lavori migliori dal punto di vista fotografico – osserva Prina – ma quelli capaci di creare una coralità condivisa nell’utilizzo della immagine fotografica nel raccontare i temi e i valori del mondo non profit. L’ obiettivo di questa iniziativa è incentivare lo sviluppo della cultura come comunicazione visiva. È un elemento, in Italia specialmente, sottovalutato, perché spesso la fotografia viene vista come un canale di comunicazione minore o una semplice duplicazione del testo. L’altro aspetto caratterizzante è creare una comunità, un contatto diretto tra quelli che noi riteniamo i migliori fotogiornalisti del mondo e le associazioni non profit». La grande potenzialità della relazione tra organismi non profit e fotografi si fonda sul fatto di essere entrambi “sul luogo”: «Sono testimoni diretti di quanto succede e la loro continuità consente di comunicare in modo diretto, aggirando il problema di fake news e l’uso non corretto dell’intelligenza artificiale. Sono tutti aspetti che abbiamo voluto nel tempo valorizzare e che hanno portato a creare questa sezione in modo particolare».
Lo spazio no progit ha saputo valorizzare negli anni, accanto alle grandi Ong internazionali, anche le realtà più piccole e le locali associazioni. «Devo dire che non di rado le piccole realtà sono molto abili nell’avvalersi della fotografia, perché la dimensione consente loro di avere un accesso e una visione più locale e più di dettaglio rispetto all'ufficio di comunicazione dell’organizzazione globale. Anche la qualità fotografica talvolta, anche se non è perfetta, da questo punto di vista è portatrice di valori importanti». Proprio per rimarcare la dimensione culturale dell’iniziativa, il Festival ha deciso di premiare non il fotografo ma l’associazione. «Non c’è un premio in denaro, avrebbe poco senso, ma stampiamo a nostre spese la mostra, invitiamo a Lodi organizzazione e fotografo per raccontare la loro esperienza all’interno del panel dei dibattiti. Infine, immettiamo la mostra nel circolo internazionale dei nostri festival partner».
La partecipazione alla sezione “No Profit Award” è riservata alle organizzazioni umanitarie, fondazioni, associazioni culturali, scuole di ogni ordine e grado, accademie, università che si occupano di tematiche sensibili dal punto di vista sociale, educativo, ambientale e che non perseguono finalità di lucro. La scadenza del bando è il 3 marzo prossimo. I vincitori saranno esposti alla 17a edizione del festival che si svolgerà a Lodi dal 26 settembre al 25 ottobre.

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