Riti antichi, affari nuovi: la metamorfosi infinita della camorra

A Mondragone, nel Casertano, ben 21 affiliati sono stati tratti in arresto. Le accuse? Sempre le stesse: estorsioni, pizzo, droga, infiltrazione nella pubblica amministrazione, minacce a chi non vuol piegarsi. Malo Stato non arretra
February 13, 2026
Riti antichi, affari nuovi: la metamorfosi infinita della camorra
Nicola Gratteri
Come l’Araba Fenicie, la camorra continuamente rinasce dalle sue antiche ceneri; si trasforma, si camuffa, si rinnova ma di abbandonare l’antica strada non ne vuol sapere. I vecchi camorristi, morti ammazzati o rinchiusi al 41 bis infiacchiti e depressi, ancora non sono riusciti a insegnare niente alle nuove leve, sempre più convinte di fare meglio dei loro predecessori. Cambiano i tempi, gli uomini, i mezzi di comunicazione e tante altre cose, non cambia, però, il cuore dell’uomo, sempre bisognoso di amare e di essere amato. Ma anche capace di sprofondare negli abissi della disumanità e considerare gli altri non come persone da rispettare ma trampolini di lancio per i propri interessi. A Mondragone, nel Casertano, ben 21 affiliati sono stati tratti in arresto. Le accuse? Sempre le stesse: estorsioni, pizzo, droga, infiltrazione nella pubblica amministrazione, minacce a chi non vuol piegarsi. Un sistema collaudato da quasi due secoli che tanto male ha fatto alla nostra terra e alla nostra gente. Sistema che necessita di un “braccio armato”, uomini ben addestrati nell’uso di armi per incutere terrore, e di menti lucide e spietate per annusare dove andare a saccheggiare il prossimo albero della cuccagna. Il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, con fare ironico e simpatico, ha detto che “sono da ritenersi innocenti fino a prova contraria”. E così deve essere. E, aggiungiamo noi, che se lo fossero davvero, saremmo tutti più sereni. Due le novità sulle quali riflettere dopo questa ultima retata. La prima: questi scagnozzi di antica e nuova data, hanno assunto le medesime caratteristiche della ‘Ndrangheta. La camorra, come ogni associazione a delinquere, ha necessità di scimmiottare la fede in Cristo, la liturgia della Chiesa cattolica e la famiglia fondata sul matrimonio. Necessita, quindi, di riti e tradizioni da osservare, leggende da raccontare, antenati falsamente eroi di cui andare fieri. Deve poter ricordare date, ricorrenze, possibilmente in corrispondenza delle feste religiose importanti – battesimo, cresima, Pasqua, Natale - , un padrino da onorare, una famiglia cui promettere fedeltà, una storia cui aggrapparsi. Tutto un inganno, ovviamente. Di vero non c’è niente. O, meglio, c’è solo il tradimento verso la loro terra e il popolo cui appartengono. Ritorna, quindi, l’antico rito di affiliazione, il santino che brucia tra le mani, la pungitura del dito, le promesse da marinai. Ai nuovi, come antichi camorristi, ciò che davvero importa sono il denaro e il potere, l’uno per meglio controllare l’altro. E se per averli occorre uccidere, lo faranno senza problemi.
La seconda novità, almeno da queste parti negli ultimi tempi, è il programmato attentato alla caserma dei Carabinieri. Come il sanguinario e stupido Totò Riina, avranno pensato che puntare in alto avrebbe fatto guadagnare loro più consensi. Se anche i carabinieri vengono colpiti, allora vuol dire che non hanno paura di nessuno. Vecchia tentazione. È sempre bene dare una ripassatina alla storia, anche a quella criminale. E, invece, lo Stato è arrivato prima. E li ha beccati. E li ha messi in gattabuia. E ci ha permesso di riprendere fiato. E di continuare la lotta contro il male, denunciare i soprusi, incoraggiare i deboli, formare i ragazzi, correre in aiuto delle istituzioni. Nessuno meglio di noi che in queste nostre amate terre viviamo può fare una analisi esatta del fenomeno criminale che va sotto il nome di camorra. Un plauso alle forze dell’ordine, verso le quali avremo sempre un atteggiamento di gratitudine e di grande rispetto. Mai dimenticando che per noi, i giovani che indossano una divisa, rischiano la vita. Ma non trascurando di aggiungere quello che tutti già sanno. La repressione, le pene certe, la detenzione umana e rispettosa devono andare a braccetto con il lavoro che sovente da queste parti manca. Inoltre, vogliamo ricordare che da sole, queste associazioni criminali, poco avrebbero potuto fare se fosse mancato l’abbraccio mortale con l’industria disonesta e con – lo dico con il cuore a lutto – tanti politici corrotti o collusi. La vera forza della camorra, infatti, non sta nell’uso delle armi e nelle intimidazioni, ma nella capacità che da sempre ha di fare affari con coloro che dovrebbero dare esempi di legalità, di onestà, di modernità. Intanto, però, lasciateci godere questa ulteriore vittoria dello Stato sui nostri nemici. E di dire grazie al dottor Nicola Gratteri, ai suoi collaboratori, all’Arma dei carabinieri e a tutti coloro che sul territorio non si stancano di combattere questa buona battaglia.

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