I bambini scrivono ai fabbricanti di armi: la pace è possibile
Lettere e disegni in cui chiedono lo stop della guerra inviato insieme al volume che le racchiude scritto da Arnoldo Mosca Mondandori, Cristina Castelli e Anna Pozzi.

Giocano sotto il rumore delle bombe, hanno negli occhi la tristezza e la paura che riflettono spesso nei loro disegni. O nelle lettere. Come quelle che i bimbi sconvolti dalla guerra hanno scritto ai fabbricanti di armi per chiedere di fermarsi. Da Gaza, all’Ucraina al Congo al Sud Sudan. Alaa 13 anni racconta della sua vita sconvolta e dei giochi che continuano sotto il rumore delle bombe e delle armi in una surreale normalità. Mariam (11 anni) dalla Striscia parla della «tristezza, disperazione, tensione e paura», della perdita di tante persone care. Amal (10 anni) chiede «alla gente di venire a proteggerci». Amir, undici anni, spiega: «Hanno distrutto la nostra casa, i nostri negozi e la nostra azienda. Abbiamo perso tutto». Poi c'è la lettera che arriva dal Myanmar (un tempo Birmania) dove Ne Ling (16 anni) racconta dei militari che «hanno cominciato a bombardare città e villaggi, a sparare alle persone, ad arrestarle e torturarle anche se non avevano fatto nulla». Tra Repubblica Democratica del Congo, Ucraina, Sud Sudan è un catalogo di orrori e di speranze sotto gli occhi di bambini, bambine, appena adolescenti che poi affidano ai disegni le loro emozioni. «Peace is always possibile», dice un sole splendente sopra un carro armato che sputa solo fiori, la pace è sempre possibile. «Noi non vogliamo la guerra!», recita un altro.
Questi sono solo alcuni dei messaggi scritti e disegnati- spediti ai maggiori fabbricanti di armi del mondo - racchiusi nel volume scritto da Arnoldo Mosca Mondadori, Cristina Castelli e Anna Pozzi dal titolo Lettere dei bambini ai fabbricanti di armi. Le parole di pace arriveranno alle italiane Leonardo Spa e Rwm Italia, a Rheinmetall in Germania, a Thales Group in Francia, alla Lockheed Martin Corporation negli Usa e molte altre. Insieme alla lettera e al libro che viene spedito il messaggio di un ''testimonial'', ovvero Vito Alfieri Fontana, ex fabbricante di armi. «I bambini sono la ragione della pace - scrive Fontana che produceva mine antiuomo e ha smesso quando il figlio di otto anni gli ha dato dell’assassino - il suo migliore argomento. La pace dei bambini è piena di futuro perchè dimenticano presto il dolore e la nostalgia, triste peso invece per noi vecchi. Ho lavorato come operatore umanitario in Kossovo - ricorda - dopo la guerra che c'è stata lì, dalla fine del 1999 al 2001».
I bambini coinvolti nelle guerre di tutto il mondo — sono più di cinquecento milioni — vivono infatti una realtà segnata dalla sofferenza e dalla privazione sia dell’infanzia che del futuro: nei loro occhi si riflettono morte e distruzione, spesso perdono l’affetto e la vicinanza dei propri cari, orfani di tutto sono costretti a crescere troppo in fretta. «Vi preghiamo di leggere le lettere dei bambini come fossero inviate dai vostri figli e dai vostri nipoti – scrivono gli autori - incoraggiandovi ad aprire il vostro cuore nella convinzione che sia possibile pensare ad un mondo senza guerre. A nome di tanti bambini e ragazzi incontrati, un grazie per l'attenzione consapevoli del coraggio necessario per un nuovo cammino».
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