Meloni, Sanchez e quelle idee opposte di Europa andate in scena al castello di Alden Biesen
Alta tensione al vertice europeo tra Italia e Spagna. La premier fa sponda con Merz, non chiude a Macron ma irrita il collega spagnolo. Madrid protesta: mancato invito da Roma alla riunione ristretta. Palazzo Chigi precisa: confronto informale. Ma il motore conservatore italo-tedesco non piace alla Moncloa, che punta su un modello "sociale"

Troppo a lungo era durata la tregua tra la premier riferimento dei conservatori e il primo ministro simbolo dei socialisti. Divisi dall’ideologia e spesso anche sulle soluzioni concrete, a Giorgia Meloni e Pedro Sanchez mancava un pretesto che si è materializzato nel castello di Alden Biesen: il pre-vertice convocato da Italia, Germania e Belgio per provare a indirizzare la successiva discussione sulla competitività.
Arrivando al “ritiro”, il premier spagnolo fa sapere che non avrebbe partecipato alla riunione italo-tedesca. Sembra una scelta. Ma nel cuore della giornata fonti iberiche affidano all’agenzia di stampa nazionale un’altra versione: Madrid avrebbe protestato formalmente con Roma per la riunione ristretta di 20 leader Ue, lamentando un «mancato invito». Secondo fonti dell’esecutivo spagnolo, riprese dalle agenzie nazionali, «questo tipo di iniziative minano i principi fondamentali dell’Unione europea» e rischiano di allontanare, anziché avvicinare, soluzioni condivise.
Roma è costretta a replicare. Fonti del governo italiano assicurano che i due leader «hanno avuto modo di confrontarsi a margine dell'incontro informale», e che durante il colloquio «il presidente Sanchez non ha sollevato alcuna questione in merito al mancato invito alla riunione preliminare di coordinamento».
Come siano andate davvero le cose conta, ma fino a un certo punto. Il significato della tenzone è politico. Meloni, in mattinata, fermandosi con i cronisti, ha voluto intestare il «motore tedesco-italiano», assicurando che però l’asse con Merz non è «contro qualcuno», meno che mai contro la Francia, che infatti era al pre-vertice. Non solo, con Macron è previsto un importante bilaterale a Tolosa, probabilmente nella prima quindicina di aprile, che potrebbe rilanciare il “Trattato del Quirinale”.
Tuttavia, per Sanchez l’iniziativa di Roma e Berlino ha troppo il sapore dell’ipoteca del centrodestra sull’Europa. Perciò ne prende le distanze, rilanciando un modello più «sociale» e meno «mercatistico» di Unione, convergendo maggiormente con le proposte di Macron. Si potrebbe dire: prove di bipolarismo europeo.
Il caso ha vivacizzato la giornata. In ogni caso, a conclusione dei lavori, Meloni non è tornata sulla polemica. Per lei veloce rientro a Roma in vista della ripartenza per l’Etiopia: nel Paese africano missione di due giorni per rilanciare il Piano Mattei.
Nel colloquio mattutino con la stampa, Meloni aveva considerato «prezioso» il contributo al vertice europeo dei due italiani Draghi e Letta. Inoltre, aveva confermato la posizione «favorevole» dell’Italia agli eurobond, prendendo però atto della divisività del tema.
Dalla premier un annuncio anche in chiave interna: la settimana prossima in Cdm arriverà il dl-bollette di cui aveva parlato già a inizio gennaio. Si tratterebbe di un intervento da 2,5-3 miliardi. Un fondo da 315 milioni coprirebbe un contributo straordinario di 90 euro alle famiglie che hanno il bonus sociale. Mentre gli oneri alle imprese verrebbero abbattuti vendendo parte del gas stoccato.
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