In Senato le testimonianze di resistenza e libertà delle donne afghane

Presentato il volume di Angela Iantosca che fa un parallelismo tra 21 donne afghane e altrettante madri costituenti italiane
February 13, 2026
Le donne afagne insieme all'autrice del volume e le rappresentanti dell'associazione Nove. Foto associazione Nove
Le donne afagne insieme all'autrice del volume e le rappresentanti dell'associazione Nove. Foto associazione Nove
Waheeda è la più piccola, con i suoi 19 anni. Ma la profondità di ciò che racconta la rendono più matura della sua età, anche grazie alla maternità. «Crescerò qui il mio bambino, la sofferenza che ho subito in Afghanistan è la sofferenza vissuta da tante altre donne che sono ancora lì. La libertà è costosa, mi è costata la mia terra, mia madre e stare da sola non per scelta». Questa giovane dai lunghi capelli ricci e dagli orecchini pendenti - arrivata in Italia come molte altre grazie all’associazione Nove-Caring Humans - nel suo Paese non avrebbe potuto raccontare le violenze vissute, in famiglia e fuori, dopo l’arrivo dei talebani nel Paese. Poi c’è Razia, una insegnante, che ora anche a distanza si impegna con l’associazione Neda per «far continuare la forma di resistenza che sono le scuole per le ragazze nelle case. E per me è un onore stare in dialogo con la madre costituente Laura Bianchini che credeva nel valore della scuola e della consapevolezza». Infine c’è Sediqa, un’ostetrica, che ricorda «il coraggio di non arrendersi di chi è rimasto nel suo Paese, una resistenza silenziosa ma reale. Anche noi che ci siamo integrate con fatica e abbiamo imparato in Italia la lingua, stiamo dimostrando che una nuova vita è possibile. Sempre».
Queste sono solo tre delle 21 donne afghane, messe a confronto con altrettante madri costituenti italiane nel volume “Donne. Resistenza. Libertà - Storie di ventuno afghane in lotta per la vita” (Edizioni Paoline), scritto da Angela Iantosca e presentato ieri a Palazzo Madama.
«In Afghanistan c'è un vero e proprio apartheid di genere che non scandalizza tanto. Le donne afghane hanno vissuto e continuano a vivere l'indicibile - ricorda la senatrice M5s Alessandra Maiorino - Non diamo mai per scontati diritti che scontati non sono. Come occidentali abbiamo illuso le donne afghane di poter conquistare la libertà e poi la abbiamo abbandonate. È arrivato il momento di dare loro la dignità connaturata all’essere umani».
Nel volume infatti viene creato un parallelismo tra chi prima della Costituzione ha lottato per ottenere diritti e libertà e le donne afghane che in questi anni hanno dovuto lottare per andare a scuola, all’università e al lavoro e dal 2023 si sono viste di nuovo portare via tutto. «Tutte loro chiedono di non essere vittime di stigma - spiega l’autrice - ci insegnano a considerare preziosissimo ogni nostro diritto. Per questo ho deciso di donare parte del ricavato ai progetti dell’associazione Nove che aiuta nel loro Paese le donne a mantenere questi diritti». Ora infatti la domanda da porsi non è più capire cosa succede nel Paese, aggiunge la direttrice di Nove Livia Maurizi, ma «cosa possiamo fare noi dopo aver ascoltato queste storie che non richiedono solo empatia, ma responsabilità e una presa di posizione». Queste «donne coraggio», le fa eco Suor Mariangela Tassielli, direttrice editoriale delle Edizioni Paoline, «sono fiori resilienti capaci di risbocciare e diffondere la bellezza della libertà e della pluralità».

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