I rider sono autonomi o dipendenti? Contratti in campo e diritti in gioco
di Cinzia Arena
Rinnovato l’integrativo di Just Eat che dal 2021 assume come dipendenti con il Ccnl della logistica Contini: «Essere un unicum non basta»

Autonomi o dipendenti? Il caso Glovo ha riaperto il dibattito sull’inquadramento giuridico dei rider elemento indispensabile per proteggere questi lavoratori poveri dallo sfruttamento. Il dibattito politico in Italia è stato lungo e alquanto infruttuoso mentre l’Unione Europea ha messo a punto una griglia di inquadramento del lavoro di piattaforma con una direttiva del 2024 che a breve dovrà essere recepita dai Paesi membri. La tesi del pm Storari è la stessa dei sindacati che da anni si battono per il riconoscimento dei diritti. Il lavoro organizzato tramite app deve essere considerato eterodiretto, in quanto è la piattaforma a gestire tempi e modalità, e quindi è da ricondursi nell’alveo della dipendenza e non dell’autonomia. Di conseguenza il riferimento all’equo trattamento salariale (principio costituzionale riconosciuto dall’articolo 36 della Carta) non è da ricercarsi nel contratto collettivo applicato dalle società di food delivery, sottoscritto da Assodelivery e Ugl nel 2020 (che ufficialmente prevede una retribuzione oraria di 10 euro) e contestato dalle altre sigle, bensì al contratto della logistica firmato dai confederali che regola anche la figura del fattorino. E questo comporta differenze notevoli in termini salariali e soprattutto di diritti come malattia, congedi, infortuni e dotazioni. In realtà attualmente soltanto Just Eat da cinque anni applica questo contratto ai suoi 2500 rider mentre le altre piattaforme avviano rapporti di collaborazione sostanzialmente a cottimo con pagamenti delle singole consegnei. Glovo e Deliveroo sono le principali realtà che operano in Italia dopo l’uscita di scena di Uber Eats che dopo l’inchiesta sul caporalato di qualche anno fa ha deciso di lasciare l’Italia. Proprio ieri è stato rinnovato il contratto integrativo aziendale con Just Eat Italia, valido fino alla fine del 2027.
Daniele Contini, country manager di Just Eat Italia sottolinea che «l’innovazione non possa prescindere dalla responsabilità e che il vero progresso non sia consegnare più velocemente a qualsiasi costo, ma consegnare meglio, per tutti. Tuttavia, essere un unicum in questo panorama non basta più. Abbiamo bisogno che l’intero settore faccia un passo avanti, con il sostegno di istituzioni e parti sociali, per definire un quadro regolatorio condiviso». «Un risultato significativo che dimostra, la validità e l’efficacia delle buone relazioni sindacali instaurate in azienda» commenta la Fit-Cisl. Per quanto riguarda l’organizzazione del lavoro prevista una pianificazione settimanale dei turni che verranno comunicati al rider entro la mezzanotte di venerdì, con diritto a un sabato libero al mese. Su richiesta delle organizzazioni sindacali, inoltre, è stato istituito un premio di risultato che sarà erogato trimestralmente in forma monetaria o convertibile in welfare. Il premio si basa su due indicatori: presenza e produttività. In tema di salute e sicurezza infine, confermato il Protocollo meteo per i casi di condizioni avverse e la tutela legale in caso di aggressioni. Soddisfazione è stata espressa anche da Filt Cgil e Uiltrasporti evidenziano come nel settore ci siano sfruttamento e retribuzioni al di sotto della soglia di sostentamento, attraverso un finto rapporto di lavoro autonomo, regolato da un contratto pirata. «La subordinazione - spiegano le due sigle - ha contribuito ad abbattere il turn over e per moltissimi rider di Just Eat ora l’attività rappresenta l’occupazione fissa e continuativa. Questa via contrattuale rappresenta una risposta al lavoro attraverso le piattaforme e va sostenuta con il recepimento della direttiva europea». Il segretario generale dell’Ugl Paolo Capone ha replicato alle accuse affermando che «nel perimetro Assodelivery operano circa 40mila rider e l’Ugl rappresenta il 13% dei lavoratori complessivi».
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