Torino si è rimessa in marcia. «Torniamo a fare industria»

di Andrea Zaghi, Torino
La manifestazione dei 500 organizzata dai sindacati ha messo al centro la crisi dell'automotive e il disimpegno di Stellantis dall'Italia. Presente anche il sindaco Lo Russo: subito un tavolo con il governo. Le organizzazioni dei lavoratori: abbiamo perso 35mila posti dal 2008 a oggi
February 14, 2026
Torino si è rimessa in marcia. «Torniamo a fare industria»
La manifestazione "Innamorati di Torino" organizzata dai sindacati per il rilancio economico e industriale della città: con la fascia tricolore era presente anche il sindaco Stefano Lo Russo / Ansa
C’era anche il sindaco questa mattina a sfilare per le vie della città insieme ai sindacati della metalmeccanica, uniti dietro ad uno striscione con tre parole: «Innamorati di Torino». E uniti per dire che il tempo delle analisi è finito e che adesso occorre passare all’azione. In corteo circa 500 persone, sotto la pioggia, in una giornata grigia, come grigie sono le previsioni per il futuro dell’automotive in quella che una volta era la “fabbrica d’Italia”.
Il primo cittadino Stefano Lo Russo parla per tutta la città e spiega di essere alla manifestazione «a fianco delle lavoratrici e dei lavoratori per testimoniare la vicinanza della città e il sostegno a una questione importante per questo territorio». Lo Russo chiede «azioni intense» e un rapido cambio di passo. «Dobbiamo – spiega - avere un tavolo in cui il governo metta in campo strumenti concreti per fare in modo che un processo di reindustrializzazione avvenga quanto prima. Ci sono tutte le condizioni». Perché, in effetti, il patrimonio industriale torinese non è andato perso anche se si ritrova ad essere mortificato e ridotto. Con lui altri sindaci del territorio (oltre che una serie di esponenti politici di vari schieramenti), perché la crisi dell’auto non riguarda solo Torino e Stellantis ma migliaia di piccole e medie imprese, oltre che migliaia di persone tra il capoluogo regionale e i comuni limitrofi. Alla fine, la crisi dell’automotive torinese riguarda tutto il nord-ovest e tutta l’Italia.
I sindacati insistono sulla necessità di fare presto e bene. E di essere uniti, tutti. «È una giornata molto importante per Torino e per il Paese perché abbiamo la necessità di coinvolgere la società, la cittadinanza, perché dobbiamo avere tutti la consapevolezza che in Italia stiamo perdendo un settore strategico industriale fondamentale che è l’automotive», dice Samuele Lodi, segretario nazionale Fiom-Cgil che punta subito il dito contro Stellantis «colpevole» di investire ovunque eccetto che in Italia. Lodi precisa: «Le uniche risorse che investe in Italia sono per incentivare le lavoratrici e i lavoratori ad uscire dalle fabbriche». Mentre Ferdinando Uliano, segretario Fim Cisl, aggiunge come l’obiettivo della manifestazione, dopo quella di Bruxelles, sia quello di ribadire come «con l’industria si possa fare occupazione, creare redditi e consolidare il tessuto sociale: senza si va incontro solo all’impoverimento totale. Dobbiamo fare in modo di costruire il rilancio da Torino e per il Paese». Ma quali proposte? Uliano ancora spiega come occorra ragionare su proposte che possano «governare la transizione industriale che è digitale ed ambientale e che ha bisogno di investimenti che non possono essere solo quelli militare e dedicati all’aerospazio. C’è la necessità di fare investimenti anche per gli altri comparti». E Stellantis? «Il tema auto deve essere posto al centro dell’Europa e non solo pensare ad una singola impresa», dice Uliano. In ogni caso, si vuole guardare avanti. «Torino oggi manda un segnale forte: l’industria non è un ricordo del passato, è la condizione per avere un futuro», afferma Sara Rinaudo, segretaria nazionale Fismic Confsal, che continua: «Non chiediamo assistenzialismo, chiediamo strategia: un piano nazionale per l’automotive, energia a costi competitivi, investimenti e strumenti straordinari per difendere occupazione e capacità produttiva». Mentre Luigi Paone, segretario torinese di Uilm, sottolinea «la nostra volontà di rilanciare l’industria a Torino e in particolare quella dell’auto, di cui il capoluogo piemontese è la culla storica, il cuore produttivo e il baricentro industriale. Torino non è solo un simbolo, ma un patrimonio di competenze, professionalità e saperi che rappresentano un valore strategico per l’intero Paese».
La manifestazione è arrivata dopo un percorso a tappe che Fim, Fiom, Uilm, Fismic, Ugl Metalmeccanici e Associazione Quadri hanno avviato mesi fa e che ha prodotto anche un documento unitario che si apriva con alcuni numeri inequivocabili: «Nel solo settore metalmeccanico, dal 2008 ad oggi, hanno chiuso 500 aziende e sono stati licenziati 35.000 lavoratrici e lavoratori. Mirafiori, che è l’azienda manifatturiera più grande del territorio, è entrata nel diciottesimo anno consecutivo di cassa integrazione».

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