«Vende online prodotti illegali»: l'Ue mette sotto accusa Shein (e le bambole sessuali)

Procedura formale contro il gigante cinese dell’e-commerce: nel mirino la mancanza di trasparenza, ma soprattutto le bambole erotiche con fattezze infantili. L’azienda assicura piena collaborazione
February 18, 2026
«Vende online prodotti illegali»: l'Ue mette sotto accusa Shein (e le bambole sessuali)
Shein nel mirino dell'Ue / ANSA
Un design che porta a dipendenza, mancanza di trasparenza, vendita di prodotti illegali, incluso materiale di abusi sessuali di bambini, in violazione delle norme della Legge sui servizi digitali (Dsa). Sono le dure accuse lanciate dalla Commissione Europea contro il sito cinese Shein, specializzato nella vendita online di abiti di moda ma con l’offerta anche di altri prodotti come giocattoli o elettronica, con l’apertura di una procedura formale. Un’accusa giunta mentre, in parallelo, è in corso un analogo procedimento (che ha in parte ispirato quello di Bruxelles) da parte delle autorità francesi, legata alla vendita di armi e di bambole erotiche con connotati infantili.
«Nell’Ue – ha dichiarato la vicepresidente esecutiva della Commissione, Henna Virkkunen, responsabile per la Sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia – i prodotti illegali sono proibiti, che siano su uno scaffale o online». Nella fattispecie, si legge in un comunicato dell’esecutivo Ue, l’indagine si incentra su tre aspetti. Primo, se Shein abbia in essere adeguati «sistemi per limitare la vendita di prodotti illegali nell’Ue, incluso contenuti che potrebbero costituire materiale di abuso sessuale di bambini come bambole erotiche con fattezze infantili». Secondo, valuterà «il design che porta a dipendenza del servizio, incluso l’offerta ai consumatori di punti e premi, nonché i sistemi che Shein ha in essere per mitigare tali rischi». Infine, Bruxelles valuterà «la trasparenza dei sistemi di raccomandazione usati da Shein per proporre contenuti e prodotti ai consumatori». La società, avverte la Commissione, è tenuta dal Dsa a «rivelare i principali parametri utilizzati per tali sistemi di raccomandazione e deve fornire agli utenti almeno una opzione, facilmente accessibile, non basata sulla profilazione, per ogni sistema di raccomandazione».
L’indagine nasce da una prima analisi dei rapporti di valutazione di rischio forniti da Shein, e segue tre richieste ufficiali di informazioni alla società (una nel 2024 e due nel 2025). L’azienda ha intanto rimosso alcune categorie di prodotte dopo l’azione delle autorità francesi, questo però per la Commissione non basta. Ieri un funzionario comunitario spiegava che Bruxelles ritiene che Shein ha comunque sottovalutato i rischi e non ha attuato adeguate misure di mitigazione. Grazie a segnalazioni di vari attori esterni (anzitutto le associazioni di consumatori), la Commissione ha identificato come non conformi alle norme prodotti come cosmetici, gioielli, elettronica, abbigliamento, giocattoli.
La società cinese si è difesa con un lungo comunicato. «La protezione dei minori – si legge - e la riduzione dei rischi legati a contenuti e comportamenti potenzialmente dannosi sono elementi centrali nel modo in cui sviluppiamo e gestiamo la nostra piattaforma. Condividiamo pienamente l’obiettivo della Commissione di promuovere un ambiente digitale sicuro e affidabile e continueremo a collaborare in modo costruttivo in ogni fase del percorso». Il tutto sottolineando che Shein prende «sempre con la massima serietà» gli obblighi del Dsa. E rivendica di avere, negli ultimi mesi, «rafforzato ulteriormente il nostro impegno sul fronte del rispetto delle norme, investendo in modo significativo in nuove misure a supporto del Dsa. Tra queste figurano valutazioni strutturate dei rischi del sistema e delle relative misure di prevenzione e contenimento, tutele aggiuntive dedicate agli utenti più giovani e un costante lavoro sulla progettazione dei nostri servizi per garantire un’esperienza online sempre più sicura e affidabile”. Inoltre, la società, si legge ancora nel comunicato, ha “accelerato l’introduzione di ulteriori misure di tutela per i prodotti soggetti a limiti di età».
La Commissione non è ancora convinta, e potrebbe imporre misure provvisorie, anche il divieto di vendita di alcune categorie di prodotti. Al momento, in realtà, Bruxelles non è intenzionata a farla, spiega ancora il funzionario, ricordando le condizioni molto rigorose per applicare simili misure. Ad esempio, il rischio per la vita dei consumatori, elemento per ora fortunatamente assente. Su Shein, intanto, è attiva anche un’azione coordinata sul fronte del rispetto delle norme in materia di tutela dei consumatori da parte delle autorità nazionali competenti degli Stati membri Ue.

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