Il piano di Israele per estendere il controllo e le colonie sulla Cisgiordania

Sottoscritto un accordo per costruire 2.780 abitazioni nella colonia di Adam in contiguità con Gerusalemme. E una norma impone ai palestinesi di dimostrare la proprietà della terra
February 17, 2026
Il piano di Israele per estendere il controllo e le colonie sulla Cisgiordania
Bambini giocano in un villaggio palestinese in Cisgiordania. Sul villaggio vicino sventola la bandiera israeliana / ANSA
In pochi giorni il governo israeliano ha prodotto due misure che potenzialmente estendono il controllo di Tel Aviv su vaste aree delle Cisgiordania. Ieri è stato reso noto che il ministero delle Finanze e quello delle Politiche abitative hanno sottoscritto un accordo grazie al quale 2.780 unità residenziali andranno ad espandere la colonia di Adam, situata a poca distanza con il confine nord-orientale della municipalità di Gerusalemme. Il progetto coinvolge il Benjamin regional council, uno dei consigli regionali incaricati di amministrare gli insediamenti israeliani in Cisgiordania, e rappresenta, accusano diverse Ong israeliane, la prima espansione illegale di Gerusalemme dal 1967: «Con il pretesto di un nuovo insediamento il governo sta portando avanti una annessione occulta. La cosiddetta estensione dell’insediamento di Adam è solo un tentativo di mascherare l’applicazione della sovranità ai territori della Cisgiordania», denuncia Peace Now. Ufficialmente “quartiere” di Adam, il sito della nuova colonia, 50 ettari fra i centri palestinesi di Hizma e al-Ram, sembra offrire maggiore continuità territoriale con l’area di Neve Yaakov, che cade invece entro i confini di Gerusalemme.
Domenica invece il governo guidato da Benjamin Netanyahu ha approvato un piano che, riattivando per la prima volta dal 1967 il processo di registrazione delle proprietà in Cisgiordania, rischia di trasformarsi nell’annessione di estese porzioni di territorio nell’Area C, affidata temporaneamente a Israele dagli Accordi di Oslo degli anni ‘90. L’«accertamento del titolo di proprietà fondiaria» imporrà ai palestinesi di fornire, con continuità documentaria, attestati che risalgono al periodo amministrativo giordano (1948-1967) e al mandato britannico (1920-1948). L’impossibilità di dimostrare con pienezza le proprietà potrebbe determinare la loro acquisizione da parte dello Stato israeliano. Secondo i calcoli di Peace Now, l’83% dell’Area C, circa metà della Cisgiordania (abitata da 300mila palestinesi) rischia di essere espropriata. Il governo, che per l’implementazione del nuovo sistema di riordino catastale ha inizialmente stanziato 79 milioni di dollari, ritiene che il processo di verifica possa durare 30 anni.
«Quando Israele ha occupato i Territori palestinesi con la Guerra dei sei giorni, nel 1967, il processo di registrazione fondiaria è stato congelato perché avrebbe avuto luogo sotto il controllo di una potenza occupante, un cambiamento permanente illegale secondo il diritto internazionale. Le vendite sono tuttavia andate avanti fra i palestinesi, in vari modi, uno dei quali è stato quello di affidarsi alle corti religiose. Ma nessun passaggio è stato davvero formale, e lo standard richiesto sarà altissimo, quasi nessuno sarà in grado di dimostrare la proprietà. Una legge del 1948 attribuisce questa, in absentia, allo Stato di Israele», spiega ad Avvenire Michal Braier, ricercatrice di Bimkom, Ong israeliana che dal 1999 monitora le decisioni relative alla pianificazione territoriale in Cisgiordania.
La decisione del governo, giunta su proposta dei ministeri delle Finanze, della Difesa e della Giustizia, ha suscitato dure reazioni da parte palestinese. L’Autorità di Ramallah definisce il decreto «una grave escalation, una palese violazione del diritto internazionale» e «una annessione di fatto». Per la Lega Araba «questa decisione è una misura unilaterale e invalida». Grande preoccupazione è stata espressa anche da Giordania e Qatar. Per il ministro Bezalel Smotrich, al contrario, l’iniziativa dà seguito alla «rivoluzione degli insediamenti per il controllo delle nostre terre». Solo una settimana fa il gabinetto di sicurezza del governo ha varato un altro controverso pacchetto di misure che permetterà la vendita dei terreni palestinesi agli israeliani, fenomeno finora proibito, ed estenderà il controllo di Tel Aviv su alcuni siti (archeologici e religiosi) appartenenti alle aree A e B, tradizionalmente affidate, negli aspetti civili, all’Autorità palestinese.

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