Il caso Rackete, la magistratura: ora la premier Meloni abbassa i toni
La presidente del Consiglio n tivvù stavolta glissa sulle nuove sentenze a favore di due Ong. Salvini invece attacca ancora: «Certi giudici non fanno il bene dell’Italia»

C’è chi ritiene che la nottata di mercoledì, dopo i titoli dei tg e delle rassegna stampa che riferivano di una contrapposizione fra Palazzo Chigi e Quirinale, abbia portato riflessione e consiglio. E che pertanto la premier Giorgia Meloni - che pure aveva postato due video in due giorni per criticare le decisioni di giudici «politicizzati» in materia di immigrazione e navi delle ong, il secondo proprio nel giorno dell’intervento a sorpresa del capo dello Stato al Csm - abbia deciso di raccogliere l’invito al «rispetto vicendevole» fra le istituzioni auspicato da Sergio Mattarella, prima che i toni pro e anti riforma della magistratura arroventino senza rimedio l’ultimo mese di campagna referendaria.
La cronaca di giornata non fornisce elementi per essere certi di un cambio di registro, ma offre qualche indizio. Il più sostanzioso si registra a sera, durante l’intervista concessa da Meloni all’emittente Skytg24: «Non ho sentito il presidente della Repubblica in queste ore. Ci eravamo visti la sera prima, nel tradizionale incontro nell’anniversario dei Patti lateranensi - risponde la presidente del Consiglio a una domanda sulle osservazioni mattarelliane durante il plenum del Csm -. Ho trovato le parole del presidente giuste. Credo sia giusto il richiamo al rispetto tra istituzioni e il passaggio in cui il presidente della Repubblica dice che è importante che un’istituzione come il Csm si mantenga estranea alle diatribe politiche». Parole misurate, non certo un endorsement sperticato, ma nemmeno una chiusura né tanto meno quel muro contro muro fra lei e il Colle tratteggiato da alcuni retroscena di giornale.
Toni più morbidi della premier, ma Salvini affonda ancora
Il secondo indizio di un eventuale ritorno meloniano alla linea soft sta nel fatto che, in una giornata segnata da ulteriori decisioni - stavolta dei tribunali di Catania e di Genova - in favore di imbarcazioni di salvataggio di due ong, la premier non abbia affidato il proprio sdegno a un terzo video in prima persona. A intervenire sul tema sono state altre voci del Governo. «Mi sembra che ci sia da parte di alcuni giudici un pregiudizio politico - incalza in mattinata il vicepremier leghista Matteo Salvini, riferendosi all’indennizzo concesso a Carola Rackete -. Mi pare che questi giudici non facciano il bene dell’Italia». E in serata il sottosegretario all’Attuazione del programma, Giovanbattista Fazzolari, dà colpi al cerchio e alla botte: «Il presidente della Repubblica ha giustamente esortato le istituzioni a un reciproco rispetto. È giusto abbassare i toni sul referendum e cercare di parlare del merito - ha argomentato -. Ciò non toglie che credo sia legittimo per il Governo esprimere sorpresa per alcune sentenze recenti della magistratura in ambito di immigrazione».
«C’è chi lotta nel fango, mail referendum non è su di me»
Nell’intervista in tv, la premier torna sulla domanda-tormentone di questi mesi: «Il 22 e 23 di marzo non si vota sul Governo, si vota sulla giustizia - argomenta -.Mi fa sorridere sentire che il Governo, se perde il referendum, va a casa. Se gli italiani vogliono mandarci a casa possono farlo fra un anno, non sono una che resta abbarbicata al potere». E a chi ipotizza che, sondaggi alla mano, il Sì possa vincere solo in caso di affluenza oltre il 40%, risponde: «Agli italiani dico: andate a votare con coscienza, guardando a quello per cui state votando. E votate per voi, non per me o contro di me, perché non c’entra». Nelle sue parole, non ci sono riferimenti al Guardasigilli Carlo Nordio, che con la sortita sui sistemi «para-mafiosi» per le nomine al Csm aveva dato il via alla bufera dei giorni scorsi. Ma c’è un’allusione che suona come una punzecchiatura al Pd: «Vedo un tentativo di trascinare la campagna elettorale in una sorta di lotta nel fango. Mi pare che interessi più quelli che hanno difficoltà ad attaccare una riforma che in passato hanno sostenuto e proposto».
Il Pd: Meloni ostile al Colle
Per le opposizioni, è stata Meloni a non abbassare i toni: «Lo ha chiesto il Presidente della Repubblica, ma, immediatamente dopo la presidente del Consiglio ha attaccato la magistratura, e dimostrato indifferenza e ostilità nei confronti del Capo dello Stato», attacca la dem Debora Serracchiani. Mentre il leader di M5s Giuseppe Conte, si dice convinto che il Governo intenda «inquinare la campagna referendaria. Sono disposti a tutto perché cresce il numero di chi vuole votare No al referendum». Insomma lo scontro, forse non più istituzionale ma comunque politico, resta acceso.
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