La rete napoletana dell'accoglienza scrive a Poste: aprite i "conti base" ai richiedenti asilo

L'iniziativa: una lettera e una mobilitazione per chiedere alla partecipata statale di non negare il diritto ad aprire un conto. «Uno strumento importante per contrastare caporalato e sfruttamento»
February 19, 2026
La rete napoletana dell'accoglienza scrive a Poste: aprite i "conti base" ai richiedenti asilo
Migranti a lavoro nei campi/ ANSA
La rete napoletana dell'accoglienza si mobilita per un diritto negato: quello delle persone titolari di permesso di soggiorno ad aprire un conto base. Un diritto, osserva Rete vesuviana solidale, a oggi largamente negato. Con una lettera, inviata alla presidente del Cda di Poste Italiane, Silvia Maria Rovere, e ai manager nazionali e campani della società a partecipazione statale, si chiede un incontro «per provare a risolvere una problematica che da anni costringe centinaia di persone titolari di soggiorno in Italia a restare in una situazione di invisibilità e di forte marginalizzazione».
Il problema, spiegano, riguarda persone che vivono una duplice difficoltà: sono spesso prive di residenza in quanto il permesso di soggiorno per richiesta di asilo dura 6 mesi ed è rinnovabile fino alla decisione finale della Commissione Asilo (procedura che a Napoli può durare anche 5/6 anni), una situazione di precarietà che rende difficile stipulare contratti di affitto; di conseguenza, sono prive di carta d’identità in quanto appunto sprovviste di residenza anagrafica.
Il "conto base", previsto dal Testo unico bancario, assume dunque un valore che va oltre quello meramente finanziario. Le associazioni ricordano inoltre che l'obbligatorietà del "conto base" è stata ribadita sia dalla circolare del 19 aprile 2019 dell’Associazione bancaria italiana (ABI) sia da una comunicazione interna di Poste Italiane del 10/06/2019. Documenti da cui si evince che lo strumento è riconosciuto in presenza del permesso di soggiorno per richiesta asilo o della ricevuta attestante la presentazione della richiesta di protezione internazionale. La "Rete vesuviana solidale" ricorda anche un'informativa dell'Associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione (Asgi) che funge da guida per esercitare il diritto.
Diritto, come detto, largamente negato nel napoletano. Le cooperative e le associazioni della "Rete vesuviana" hanno riscontrato sia scarsa informazione nel personale sia procedure farraginose, «per niente in linea con gli standard digitali del gruppo Poste Italiane». «Capita - scrivono le realtà del terzo settore - che la mancanza di una firma o di un documento abbia bloccato l’intera procedura». Le ricadute sono gravi. Le persone che potrebbero avere accesso al "conto base" provengono «da un’area tristemente nota per la violenza dello sfruttamento lavorativo e del caporalato», l’accesso al conto corrente «è uno degli strumenti più importanti per poter rompere questa catena e ridare dignità a queste persone».
A promuovere l'iniziativa, come detto, la "Rete vesuviana solidale" (in cui confluiscono le associazioni YaBasta, Restiamo Umani, SmallAxe, Nova Koinè, Melagrana), la Rete delle comunità solidali (Recosol) e la sezione campana del Coordinamento nazionale comunità accoglienti (Cnca). Hanno sottoscritto il documento anche l'associazione Newid e le cooperative sociali Dedalus, Era, Il Millepiedi, Un fiore per la vita, La locomotiva e la coop sociale Assistenza e territorio.

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