Meno di un lavoratore migrante su 12 è regolarizzato: tutti i numeri dei decreti flussi
Il sistema di ingressi per lavoro in Italia arranca dietro a burocrazia e visti negati. Chi non ottiene il permesso è esposto a trafficanti e caporalato

Il sistema di ingresso delle persone migranti in Italia per lavoro arranca dietro alla burocrazia dei click day, all’emissione dei visti e al rigetto delle pratiche per nulla osta. Il risultato è l’aumento dell’immigrazione irregolare e l’esposizione delle persone appena entrate nel Paese a truffe, sfruttamento e caporalato. Lo sintetizza qualche numero: a quasi due anni di distanza dal click day del 2024, a fronte di 146.850 ingressi programmati, risultano effettivamente richiesti 24.858 permessi di soggiorno. Vale a dire che, su cento posti di lavoro mancanti alle aziende italiane e altrettanti lavoratori migranti reclamati, solo 17 riescono effettivamente a entrare nel Paese e a ottenere un visto regolare. Nel 2025 i numeri sono perfino più bassi: sulle 181.450 quote fissate dal decreto flussi sono 14.349 i permessi di soggiorno richiesti, ovvero il 7,9%. A pubblicare i dati – ottenuti tramite accessi agli atti al ministero del Lavoro, dell’Interno e degli Affari esteri – è il IV rapporto della campagna Ero Straniero sugli esiti della procedura d’ingresso per lavoro della programmazione flussi triennale 2023-25. Che giunge a una conclusione netta: «Il sistema dei click-day – scrivono gli autori del report – è strutturalmente inefficace».
Il meccanismo che porta dal click day alla firma del permesso di soggiorno è articolato: comincia dalla richiesta di lavoratori da parte delle aziende, prosegue con il rilascio del nulla osta e l’ottenimento del visto e si conclude con il raggiungimento della possibilità di risiedere regolarmente in Italia da parte del dipendente straniero. «Il sistema, però, perde posti di lavoro a ogni passaggio», scrivono gli autori della campagna Ero Straniero. Prima di tutto, le domande inviate dalle aziende sono sistematicamente più alte rispetto alle quote fissate ogni anno dal Governo. Nel 2025 le imprese hanno chiesto circa 40mila posti in più rispetto al tetto prestabilito. Dopodiché, il nulla osta viene rilasciato solo nel 10% circa dei casi: su 720.848 domande, nel 2024, ne sono stati emessi 72.704. La maggior parte delle pratiche viene rigettata, revocata, archiviata o rinunciata: nel 2025, sono stati rilasciati 49.762 nulla osta ed emessi 33.777 esiti negativi. Un altro “collo di bottiglia”, poi, sopraggiunge al momento della concessione del visto: nello scorso anno ne sono stati rilasciati 32.968, pari al 66% dei nulla osta emessi. Due su tre. Il motivo sarebbe da collegare alla decisione del Governo di intensificare i controlli verso i quattro Paesi ritenuti «a rischio rispetto a truffe e illeciti», come sostiene Ero Straniero: Bangladesh, Pakistan, Sri Lanka e Marocco. Di fatto, si tratta delle prime quattro nazionalità per numero di domande. I Ministeri, in realtà, non hanno fornito informazioni su filtri e controlli ma, secondo gli autori del report, c’è «il rischio concreto di spingere lavoratori e lavoratrici verso canali irregolari o di ridurre drasticamente le opportunità di accesso legale al lavoro in Italia».
“Perdere posti” lungo la filiera dei click day significa, dunque, far entrare persone in Italia che rischiano di rimanere nel Paese come irregolari. Le banche dati dei Ministeri non tengono traccia del numero di migranti effettivamente entrati in Italia per lavoro, ma Ero Straniero stima che le persone entrate con il decreto flussi e rimaste in Italia senza titolo di soggiorno, per i flussi del 2024, fossero circa 26.700 e 26mila per il 2025. Di queste, la metà risulta oggi a rischio di irregolarità: per loro si aprono, cioè, le porte del lavoro nero, del caporalato e delle truffe. Alcuni – sostiene la campagna Ero Straniero - «hanno pagato migliaia di euro a presunti intermediari, datori di lavoro o aziende fittizie in cambio dell’assunzione, salvo arrivare in Italia e non avere da loro più notizie». Una circolare del ministero dell’Interno, in realtà, consente di concedere un permesso di soggiorno per attesa occupazione a un lavoratore che, entrato in Italia, rilevi l’indisponibilità del datore di lavoro ad assumere. Ma finora «il ricorso a tale tutela è stato minimo».
In generale, però, la rigidità del sistema delle quote non facilita l’incontro della domanda con l’offerta. Nel 2025 il settore da cui è provenuta la maggior parte delle domande è stata l’agricoltura (31%), seguita dall’assistenza (23%), dall’edilizia (19%) e dal turismo (17%). Ma gli autori del report di Ero Straniero auspicano un «maggior coinvolgimento delle associazioni datoriali nella procedura, gli ingressi fuori quota e gli ingressi di persone formate all’estero». In generale, chiedono l’introduzione di canali più flessibili che tengano conto anche «delle aspettative di lavoratori e lavoratrici dei Paesi terzi» perché, se gli ingressi per lavoro non funzionano, i migranti continueranno a «rischiare le proprie vite affidandosi ai trafficanti».
Il meccanismo che porta dal click day alla firma del permesso di soggiorno è articolato: comincia dalla richiesta di lavoratori da parte delle aziende, prosegue con il rilascio del nulla osta e l’ottenimento del visto e si conclude con il raggiungimento della possibilità di risiedere regolarmente in Italia da parte del dipendente straniero. «Il sistema, però, perde posti di lavoro a ogni passaggio», scrivono gli autori della campagna Ero Straniero. Prima di tutto, le domande inviate dalle aziende sono sistematicamente più alte rispetto alle quote fissate ogni anno dal Governo. Nel 2025 le imprese hanno chiesto circa 40mila posti in più rispetto al tetto prestabilito. Dopodiché, il nulla osta viene rilasciato solo nel 10% circa dei casi: su 720.848 domande, nel 2024, ne sono stati emessi 72.704. La maggior parte delle pratiche viene rigettata, revocata, archiviata o rinunciata: nel 2025, sono stati rilasciati 49.762 nulla osta ed emessi 33.777 esiti negativi. Un altro “collo di bottiglia”, poi, sopraggiunge al momento della concessione del visto: nello scorso anno ne sono stati rilasciati 32.968, pari al 66% dei nulla osta emessi. Due su tre. Il motivo sarebbe da collegare alla decisione del Governo di intensificare i controlli verso i quattro Paesi ritenuti «a rischio rispetto a truffe e illeciti», come sostiene Ero Straniero: Bangladesh, Pakistan, Sri Lanka e Marocco. Di fatto, si tratta delle prime quattro nazionalità per numero di domande. I Ministeri, in realtà, non hanno fornito informazioni su filtri e controlli ma, secondo gli autori del report, c’è «il rischio concreto di spingere lavoratori e lavoratrici verso canali irregolari o di ridurre drasticamente le opportunità di accesso legale al lavoro in Italia».
“Perdere posti” lungo la filiera dei click day significa, dunque, far entrare persone in Italia che rischiano di rimanere nel Paese come irregolari. Le banche dati dei Ministeri non tengono traccia del numero di migranti effettivamente entrati in Italia per lavoro, ma Ero Straniero stima che le persone entrate con il decreto flussi e rimaste in Italia senza titolo di soggiorno, per i flussi del 2024, fossero circa 26.700 e 26mila per il 2025. Di queste, la metà risulta oggi a rischio di irregolarità: per loro si aprono, cioè, le porte del lavoro nero, del caporalato e delle truffe. Alcuni – sostiene la campagna Ero Straniero - «hanno pagato migliaia di euro a presunti intermediari, datori di lavoro o aziende fittizie in cambio dell’assunzione, salvo arrivare in Italia e non avere da loro più notizie». Una circolare del ministero dell’Interno, in realtà, consente di concedere un permesso di soggiorno per attesa occupazione a un lavoratore che, entrato in Italia, rilevi l’indisponibilità del datore di lavoro ad assumere. Ma finora «il ricorso a tale tutela è stato minimo».
In generale, però, la rigidità del sistema delle quote non facilita l’incontro della domanda con l’offerta. Nel 2025 il settore da cui è provenuta la maggior parte delle domande è stata l’agricoltura (31%), seguita dall’assistenza (23%), dall’edilizia (19%) e dal turismo (17%). Ma gli autori del report di Ero Straniero auspicano un «maggior coinvolgimento delle associazioni datoriali nella procedura, gli ingressi fuori quota e gli ingressi di persone formate all’estero». In generale, chiedono l’introduzione di canali più flessibili che tengano conto anche «delle aspettative di lavoratori e lavoratrici dei Paesi terzi» perché, se gli ingressi per lavoro non funzionano, i migranti continueranno a «rischiare le proprie vite affidandosi ai trafficanti».
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