La forza riparatrice dei giovani dopo il ciclone Harry
di Cinzia Arena
Nei luoghi stravolti dalla furia del mare, si stanno facendo strada ragazzi e studenti che si spostano da Comune a Comune per dare una mano, soprattutto agli anziani. Sono arrivati prima delle istituzioni e sono guidati da spirito di solidarietà e voglia di sentirsi ancora una comunità
Sembrava indifferenza, invece era pregiudizio. Di fronte al disastro senza precedenti, i vecchi pescatori dicono che il mare così arrabbiato non si vedeva dal 1985, alle onde alte sette metri e alle strade invase dall’acqua, il disinteresse mediatico e politico è stato quasi totale. C’è chi ha parlato della volontà di minimizzare per risparmiare, visti i tempi di ristrettezze di bilancio, c’è chi ha attribuito il silenzio delle istituzioni alla paura di dover fare un altro passo indietro sul ponte dello Stretto di Messina.
Impensabile spendere per un’opera faraonica quando le infrastrutture basilari hanno subito danni così ingenti. I Comuni e le Regioni colpite dal ciclone Harry - Sicilia, Sardegna e Calabria - hanno fatto sentire il loro disappunto quando ormai il sole era tornato a splendere, increduli della poca considerazione ricevuta mentre affondavano. Quando gli eventi avversi hanno colpito altre Regioni, si sono lamentati, la macchina dell’informazione e degli aiuti economici si è messa in moto subito. Questa volta è rimasta ferma per poi accendersi di fronte alla frana di Niscemi, la ferita più profonda inferta dal ciclone alla Sicilia, e alla disperazione di chi ha perso tutto. Ma dietro la patina di silenzio si annidava qualcosa di più sottile, di più ambiguo: il pregiudizio che colpisce il Mezzogiorno in tanti ambiti disparati, e questa volta riguarda l’abusivismo. Con un sottotitolo che considera, solo perché si trovano al Sud e sono vicine alla spiaggia, le case automaticamente fuori legge o costruite male. Conosco la costa ionica della Sicilia da sempre, quella che è stata la più colpita. È il mio mare, spesso agitato, di norma ventoso, che ha come quinta scenica un braccio di Calabria.
E posso dire con certezza che case abusive su quel lungomare che abbiamo visto franare non ce ne sono. Semmai si possono trovare in campagna, dove sono meno visibili. La spiaggia è lunga parecchi metri e le carreggiate sono protette da terrapieni e muretti, perché a volte l’acqua lambisce l’asfalto. Ma non va oltre. La verità è che il ciclone Harry che dal 19 al 21 gennaio ha stravolto questi luoghi aveva una potenza senza precedenti e si lascia dietro di sé la paura che episodi simili possano succedere di nuovo. Il ciclone di San Valentino, che ha portato piogge, vento e mareggiate la settimana scorsa, ne è la prova. Gli amministratori e gli abitanti della zona hanno dimostrato di avere predisposto una strategia efficace per evitare che la devastazione diventasse tragedia. Il sistema di preallerta ha funzionato perfettamente con la chiusura delle strade, delle scuole e degli uffici. Senza queste precauzioni ci sarebbero senz’altro stati dei morti. Ma la cosa più bella, di cui pochissimi hanno parlato al di fuori degli stessi territori colpiti è stata la mobilitazione spontanea, generosa e capillare dei giovani. Che si sono armati di pale, rastrelli, carriole, hanno indossato gli stivali di gomma o semplicemente delle vecchie scarpe da tennis e sono scesi in piazza. Non per protestare ma per fare.
L’assessore di Letojanni, paesino vicino a Taormina, li ha ribattezzati “angeli della sabbia” tracciando un parallelo con quei giovani che sessant’anni fa, dopo l’alluvione del ‘66, liberarono Firenze dal fango. Gli angeli siciliani sono studenti, tra loro anche minorenni, che nei giorni immediatamente successivi al passaggio del ciclone hanno dedicato le loro giornate a ripulire le strade, le cantine, i negozi e i garage. Sono un migliaio e si sono spostati da un Comune all’altro, aiutando gli anziani in difficoltà, i ristoratori in lacrime. Hanno reso le strade che non erano lesionate di nuovo percorribili, spostando mucchi di ghiaia. Hanno rimesso a posto le panchine danneggiate e ripiantato le piante sradicate. Sono arrivati prima dell’esercito e della Protezione civile, guidati dalla forza della solidarietà e dalla voglia di essere una comunità.
I bar e i negozi della zona hanno fatto a gara per sfamarli mentre nei Comuni venivano avviate raccolte di fondi tra i cittadini per sostenere i più fragili. La conta dei danni è di due miliardi di euro, lo stato di calamità è stato proclamato per tutte e tre le Regioni colpite e seguirà il consueto iter. Con fatica i titolari degli stabilimenti balneari e dei ristoranti sul mare cercheranno di rimettere in piedi le loro attività, strade e ferrovie dovrebbero ritornare percorribili a breve. L’estate arriverà tra qualche mese, il ciclone resterà un brutto ricordo ma quei gesti semplici e quei volti sorridenti sono una scintilla che continuerà a brillare.
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