Dalla nutrizione medica un aiuto ai malati: «Ora diventi un diritto per tutti»
di Andrea Zaghi
Sopravvivenza, qualità di vita, risposta alle terapie, risparmi: così i supplementi nutrizionali orali possono fare la differenza

Curarsi nutrendosi in modo adeguato. Il 60% dei pazienti oncologici è malnutrito già al momento della diagnosi e fino al 80% dei pazienti è affetto da malnutrizione durante il decorso della malattia: la malnutrizione ha conseguenze negative su esiti clini e su qualità di vita dei pazienti e porta costi maggiori per il sistema sanitari. Gli alimenti a fini medici speciali - in particolare i Supplementi Nutrizionali Orali (Ons) - sono alimenti appositamente studiati per rispondere alle aumentate esigenze nutrizionali dei pazienti oncologici, contribuendo a migliorare lo stato nutrizionale del paziente. Con un duplice beneficio: un beneficio clinico, per i pazienti e un beneficio di sostenibilità, per il Servizio sanitario nazionale.
Ad oggi tuttavia gli Ons non sono inseriti nei Lea (Livelli essenziali di assistenza) e pertanto l’accesso rimane disomogeneo e frammentato in Italia, dove la gratuità è spesso limitata e demandata alle singole Regioni, generando gravi disuguaglianze nell’accesso alle cure. Del tema si è occupata una revisione narrativa - I Supplementi Nutrizionali Orali prescritti sotto supervisione clinica ai pazienti oncologici malnutriti dovrebbero essere completamente rimborsati - recentemente pubblicata e condotta da un gruppo di ricercatori (italiani e di altri Paesi): Elisa Mattavelli, Paolo Cotogni, Helen Banks, Francesco De Lorenzo, Elisabetta Iannelli, Laura M Del Campo, Lorenzo Perrone, Carmine Pinto, Paolo Pedrazzoli, Riccardo Caccialanza, The Italian Intersociety Working Group for Nutritional Support in Cancer Patients. «I benefici degli Ons - spiega la ricerca - nella prevenzione e nel trattamento della malnutrizione, nel miglioramento degli esiti clinici e della qualità di vita e nella riduzione dei costi sanitari sono dimostrati. Inoltre, l’avvento di nuove formulazioni arricchite con componenti aggiuntivi, potrebbe migliorare ulteriormente gli esiti nei pazienti con cancro». Purtroppo però, non essendo inclusi nei Lea , gli Ons non vengono erogati uniformemente sul territorio italiano e restano in molti casi completamente a carico dei pazienti. Gli stessi ricercatori quindi si chiedono: «Perché gli Ons, sotto supervisione clinica, non sono completamente rimborsati per i pazienti oncologici malnutriti come parte della loro assistenza standard?».
L’indagine non dà risposte amministrative, ma fornisce la sintesi delle evidenze scientifiche ed economiche necessarie per decidere. Prima di tutto la scienza. «Un ampio corpus di evidenze - ricorda l’articolo scientifico - ha documentato gli effetti dannosi della malnutrizione in ambito oncologico». Con la conseguenza di «tassi di sopravvivenza peggiori, qualità di vita inferiore, ridotta risposta ai trattamenti e aumento delle tossicità correlate ai trattamenti». Ma anche «tempi di recupero ritardati e degenze ospedaliere prolungate». I ricercatori sono lapidari: «L’effetto dannoso della malnutrizione va oltre i peggiori esiti clinici, imponendo un onere economico significativo ai sistemi sanitari». Ancora la ricerca sottolinea la necessità di «rafforzare la collaborazione tra oncologi, dietisti e infermieri». La dimostrazione di tutto questo è arrivata dall’esame di tutti gli studi sul tema contenuti in PubMed, Web of Science e Scopus dal gennaio 1995 all’aprile 2025, che ha reso evidente i benefici a medio termine degli Ons e indicato anche come si possano trarre vantaggi anche a lungo termine.
E gli aspetti economici? Ancora l’indagine condotta dalla squadra internazionale di ricercatori medici spiega: «La malnutrizione conduce a esiti di salute peggiori, degenze ospedaliere prolungate, aumento delle complicanze e tassi più elevati di riospedalizzazione, fattori che contribuiscono a un onere economico sostanziale per i sistemi sanitari». Per capire meglio bastano pochi esempi. In 13.895 pazienti adulti sottoposti a chirurgia per tumori della testa e del collo, la presenza di uno stato di malnutrizione è stata associata a costi sanitari superiori di 15.722 dollari. Analisi della malnutrizione correlata alla malattia tra i pazienti ospedalizzati in Italia, Canada ed Europa hanno analogamente riscontrato un aumento dei costi per i sistemi sanitari, derivanti principalmente da degenze ospedaliere prolungate, aumento delle complicanze e aumento dei tassi di riospedalizzazione tra i pazienti malnutriti. Anzi di più. Una revisione sistematica di 19 studi di valutazione economica ha mostrato che l’uso degli Ons in ambito ospedaliero ha portato a una riduzione media della durata della degenza di 2,3 giorni e a un risparmio netto per paziente che variava da 682 a 1.869 euro, a seconda del contesto sanitario. E un’analisi dei dati di assicurazione sanitaria negli Stati Uniti ha rilevato che i pazienti che ricevevano Ons presentavano una durata di degenza ospedaliera inferiore e costi ospedalieri significativamente più bassi rispetto a chi non riceveva Ons.
La conclusione dei ricercatori è evidente: ai servizi sanitari nazionali conviene sostenere le spese per gli Ons piuttosto che quelle per ospedalizzazioni più lunghe e per maggiori riospedalizzazioni. Ma perché allora non si va avanti lungo questa strada? L’indagine parla di «barriere» diverse. Prima di tutto quelle legate ai “professionisti della sanità”. Manca, in altri termini, una formazione adeguata in nutrizione clinica. «Molti medici e operatori sanitari - viene spiegato - ricevono una formazione limitata in nutrizione durante il loro percorso accademico, il che può portare a una sottovalutazione della malnutrizione e a un utilizzo subottimale degli Ons. Inoltre, l’assenza di protocolli standardizzati per lo screening nutrizionale e l’intervento contribuisce a una variabilità significativa nella pratica clinica». Ma non è solo questo. Ad ostacolare la diffusione degli Ons c’è anche la scarsa consapevolezza dei benefici da parte dei pazienti. «I pazienti - viene sottolineato - possono percepire gli Ons come “non necessari” il che può influenzare negativamente l’aderenza». Poi, certo, c’è la questione economica su cui l’indagine insiste: «Le difficoltà finanziarie rappresentano una barriera significativa quando gli Ons non sono rimborsati, costringendo i pazienti a sostenerne i costi direttamente».
Ad oggi infatti, in Italia, gli Ons non sono completamente coperti dai sistemi sanitari pubblici e solo in rari casi sono rimborsati dalle assicurazioni private, nonostante i benefici clinici ed economici. Questa mancanza di copertura porta a disuguaglianze nell’accesso. Esistono tuttavia casi virtuosi, come quello di Regione Lombardia, che dal 2021 offre gratuitamente gli Ons ai pazienti oncologici in terapia attiva, previa prescrizione; ha reso inoltre obbligatorio lo screening nutrizionale per tutti i pazienti ricoverati, introducendo sanzioni economiche per il mancato rispetto delle disposizioni. Un modello efficace, che si auspica possa essere replicato su scala nazionale per ridurre le disuguaglianze e promuovere una cultura della miglior cura e accessibile a tutti. L’inserimento dello screening nutrizionale oncologico nelle politiche sanitarie nazionali, attraverso la recente Legge di Bilancio, rappresenta un primo e fondamentale passo avanti. Ma è solo l’inizio. Ora serve trasformare questo passo in un percorso strutturato, dove la nutrizione specializzata sia riconosciuta come parte integrante della cura oncologica. Le conclusioni della ricerca internazionale indicano che «la limitata copertura degli Ons per i pazienti oncologici malnutriti solleva importanti questioni bioetiche». «Rendere l’accesso agli Ons dipendente dalle risorse finanziarie individuali crea disparità inaccettabili. In un sistema che mira a fornire cure basate sui bisogni e non sulla capacità di pagamento, tali disuguaglianze sono difficilmente giustificabili». E ancora, «combinando imperativi etici, benefici clinici dimostrati e razionalità economica, emergono solide evidenze a supporto della copertura completa degli Ons per i pazienti oncologici malnutriti».
Ad oggi tuttavia gli Ons non sono inseriti nei Lea (Livelli essenziali di assistenza) e pertanto l’accesso rimane disomogeneo e frammentato in Italia, dove la gratuità è spesso limitata e demandata alle singole Regioni, generando gravi disuguaglianze nell’accesso alle cure. Del tema si è occupata una revisione narrativa - I Supplementi Nutrizionali Orali prescritti sotto supervisione clinica ai pazienti oncologici malnutriti dovrebbero essere completamente rimborsati - recentemente pubblicata e condotta da un gruppo di ricercatori (italiani e di altri Paesi): Elisa Mattavelli, Paolo Cotogni, Helen Banks, Francesco De Lorenzo, Elisabetta Iannelli, Laura M Del Campo, Lorenzo Perrone, Carmine Pinto, Paolo Pedrazzoli, Riccardo Caccialanza, The Italian Intersociety Working Group for Nutritional Support in Cancer Patients. «I benefici degli Ons - spiega la ricerca - nella prevenzione e nel trattamento della malnutrizione, nel miglioramento degli esiti clinici e della qualità di vita e nella riduzione dei costi sanitari sono dimostrati. Inoltre, l’avvento di nuove formulazioni arricchite con componenti aggiuntivi, potrebbe migliorare ulteriormente gli esiti nei pazienti con cancro». Purtroppo però, non essendo inclusi nei Lea , gli Ons non vengono erogati uniformemente sul territorio italiano e restano in molti casi completamente a carico dei pazienti. Gli stessi ricercatori quindi si chiedono: «Perché gli Ons, sotto supervisione clinica, non sono completamente rimborsati per i pazienti oncologici malnutriti come parte della loro assistenza standard?».
L’indagine non dà risposte amministrative, ma fornisce la sintesi delle evidenze scientifiche ed economiche necessarie per decidere. Prima di tutto la scienza. «Un ampio corpus di evidenze - ricorda l’articolo scientifico - ha documentato gli effetti dannosi della malnutrizione in ambito oncologico». Con la conseguenza di «tassi di sopravvivenza peggiori, qualità di vita inferiore, ridotta risposta ai trattamenti e aumento delle tossicità correlate ai trattamenti». Ma anche «tempi di recupero ritardati e degenze ospedaliere prolungate». I ricercatori sono lapidari: «L’effetto dannoso della malnutrizione va oltre i peggiori esiti clinici, imponendo un onere economico significativo ai sistemi sanitari». Ancora la ricerca sottolinea la necessità di «rafforzare la collaborazione tra oncologi, dietisti e infermieri». La dimostrazione di tutto questo è arrivata dall’esame di tutti gli studi sul tema contenuti in PubMed, Web of Science e Scopus dal gennaio 1995 all’aprile 2025, che ha reso evidente i benefici a medio termine degli Ons e indicato anche come si possano trarre vantaggi anche a lungo termine.
E gli aspetti economici? Ancora l’indagine condotta dalla squadra internazionale di ricercatori medici spiega: «La malnutrizione conduce a esiti di salute peggiori, degenze ospedaliere prolungate, aumento delle complicanze e tassi più elevati di riospedalizzazione, fattori che contribuiscono a un onere economico sostanziale per i sistemi sanitari». Per capire meglio bastano pochi esempi. In 13.895 pazienti adulti sottoposti a chirurgia per tumori della testa e del collo, la presenza di uno stato di malnutrizione è stata associata a costi sanitari superiori di 15.722 dollari. Analisi della malnutrizione correlata alla malattia tra i pazienti ospedalizzati in Italia, Canada ed Europa hanno analogamente riscontrato un aumento dei costi per i sistemi sanitari, derivanti principalmente da degenze ospedaliere prolungate, aumento delle complicanze e aumento dei tassi di riospedalizzazione tra i pazienti malnutriti. Anzi di più. Una revisione sistematica di 19 studi di valutazione economica ha mostrato che l’uso degli Ons in ambito ospedaliero ha portato a una riduzione media della durata della degenza di 2,3 giorni e a un risparmio netto per paziente che variava da 682 a 1.869 euro, a seconda del contesto sanitario. E un’analisi dei dati di assicurazione sanitaria negli Stati Uniti ha rilevato che i pazienti che ricevevano Ons presentavano una durata di degenza ospedaliera inferiore e costi ospedalieri significativamente più bassi rispetto a chi non riceveva Ons.
La conclusione dei ricercatori è evidente: ai servizi sanitari nazionali conviene sostenere le spese per gli Ons piuttosto che quelle per ospedalizzazioni più lunghe e per maggiori riospedalizzazioni. Ma perché allora non si va avanti lungo questa strada? L’indagine parla di «barriere» diverse. Prima di tutto quelle legate ai “professionisti della sanità”. Manca, in altri termini, una formazione adeguata in nutrizione clinica. «Molti medici e operatori sanitari - viene spiegato - ricevono una formazione limitata in nutrizione durante il loro percorso accademico, il che può portare a una sottovalutazione della malnutrizione e a un utilizzo subottimale degli Ons. Inoltre, l’assenza di protocolli standardizzati per lo screening nutrizionale e l’intervento contribuisce a una variabilità significativa nella pratica clinica». Ma non è solo questo. Ad ostacolare la diffusione degli Ons c’è anche la scarsa consapevolezza dei benefici da parte dei pazienti. «I pazienti - viene sottolineato - possono percepire gli Ons come “non necessari” il che può influenzare negativamente l’aderenza». Poi, certo, c’è la questione economica su cui l’indagine insiste: «Le difficoltà finanziarie rappresentano una barriera significativa quando gli Ons non sono rimborsati, costringendo i pazienti a sostenerne i costi direttamente».
Ad oggi infatti, in Italia, gli Ons non sono completamente coperti dai sistemi sanitari pubblici e solo in rari casi sono rimborsati dalle assicurazioni private, nonostante i benefici clinici ed economici. Questa mancanza di copertura porta a disuguaglianze nell’accesso. Esistono tuttavia casi virtuosi, come quello di Regione Lombardia, che dal 2021 offre gratuitamente gli Ons ai pazienti oncologici in terapia attiva, previa prescrizione; ha reso inoltre obbligatorio lo screening nutrizionale per tutti i pazienti ricoverati, introducendo sanzioni economiche per il mancato rispetto delle disposizioni. Un modello efficace, che si auspica possa essere replicato su scala nazionale per ridurre le disuguaglianze e promuovere una cultura della miglior cura e accessibile a tutti. L’inserimento dello screening nutrizionale oncologico nelle politiche sanitarie nazionali, attraverso la recente Legge di Bilancio, rappresenta un primo e fondamentale passo avanti. Ma è solo l’inizio. Ora serve trasformare questo passo in un percorso strutturato, dove la nutrizione specializzata sia riconosciuta come parte integrante della cura oncologica. Le conclusioni della ricerca internazionale indicano che «la limitata copertura degli Ons per i pazienti oncologici malnutriti solleva importanti questioni bioetiche». «Rendere l’accesso agli Ons dipendente dalle risorse finanziarie individuali crea disparità inaccettabili. In un sistema che mira a fornire cure basate sui bisogni e non sulla capacità di pagamento, tali disuguaglianze sono difficilmente giustificabili». E ancora, «combinando imperativi etici, benefici clinici dimostrati e razionalità economica, emergono solide evidenze a supporto della copertura completa degli Ons per i pazienti oncologici malnutriti».
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