Dargen D'Amico: «Porto a Sanremo i rischi dell'IA»
Fra ritmo e ironia il rapper in gara al Festival con "AI AI", brano che si interroga sul futuro dell'intelligenza artificiale

Sotto la sua aria scherzosa, Dargen D’Amico ci ha abituati a portare al Festival di Sanremo brani di impegno sociale. Già in Dove si balla, nel 2022, tra ritmo e ironia affiorava il dramma dei migranti; tema reso esplicito nel 2024 con Onda alta, fino alla denuncia della guerra a Gaza dal palco dell’Ariston. La leggerezza, nel suo caso, è una soglia: invita a entrare in questioni che bruciano, senza proclami ma con parole che restano.
Quest’anno torna all’Ariston con AI AI, titolo che suona come un lamento e insieme richiama l’intelligenza artificiale. «È come essere nudi in pubblica piazza», dice della gara. Eppure rivendica la necessità di essere «sincero in modo spudorato» e coerente anche quando si rappresenta una minoranza. In un tempo in cui il consenso sembra misurato dagli algoritmi, la scelta di esporsi diventa gesto controcorrente.
«AI AI - spiega - è un brano che ho scritto a puntate. Nel senso che l'idea ha un paio di anni e poi si è stratificata la canzone. Alla base del brano c'è sicuramente un grosso dubbio su cosa ci succederà tra poco, cioè quando la macchina prenderà il controllo e soprattutto c'è la riflessione sul fatto che, nonostante l'intelligenza artificiale stia entrando in modo molto forte e, a volte, anche violento nelle nostre vite, in alcuni casi in Italia non c’è un dibattito sui rischi. In particolare uno dei motivi che mi ha fatto scrivere la canzone è la pubblicazione e la produzione di giochi per bambini, orsacchiotti che contengono all’interno ChatGpt. E quindi che mettono in pericolo i piccoli di fronte allo choc e al lavaggio del cervello dell’IA. Oltre al rischio che qualche hacker potrebbe inserirsi».
Il tema tocca anche la verità delle immagini. Se una fotografia può essere modificata con tale precisione da risultare credibile, se una voce può essere clonata, cosa resta dell’evidenza? La tecnologia rende possibile manipolare ciò che vediamo e ascoltiamo. Il rischio non è solo la fake news, ma l’erosione della fiducia.Dopo le polemiche del 2024 per l’appello per il cessate il fuoco a Gaza («Oggi sarebbe più facile farlo, ormai è diventato un sentire comune. Credo che nessuno abbia dubbi su cosa è successo in Palestina» dice), l’artista ammette che non pensava che lo riprendessero a Sanremo.
Nel nuovo album, Doppia mozzarella, in uscita il 27 marzo, il brano dialoga con sonorità anni Settanta, quando il computer iniziava a incidere nella produzione musicale. Una metafora sonora: la macchina non è un nemico, ma una presenza con cui imparare a convivere. «Forse è l’ultimo disco prima dell’avvento dell’intelligenza artificiale», provoca. Subito dopo affronta un nodo serio: il copyright. Se un testo è generato da un algoritmo, di chi è? Il vuoto normativo rischia di lasciare campo libero ai più forti.
Dargen racconta di aver provato a scrivere con l’IA: testi «troppo puliti, troppo netti». Mancano gli errori, le sbavature, quelle crepe che rendono riconoscibile una voce.
Con il progetto AI AI Short Documentary l’artista ha coinvolto studiosi per riflettere su tre fronti: futuro della creatività, rapporto uomo-macchina, sanità. «Ho cercato di rappresentare con loro quelli che sono tre macro temi che mi interessano legati all'intelligenza artificiale. Il primo è il futuro della creazione artistica, della musica e non solo dell'intrattenimento più in generale. Poi il rapporto uomo-macchina, quindi le evoluzioni prossime dietro l'angolo della tecnologia. E poi, perché sono un sognatore, il terzo tema è la sanità, la salute, se effettivamente con l'intelligenza artificiale la sanità diventerà davvero democratica. Perché adesso viviamo in un mondo in cui c'è chi può accedere alle cure e chi no». Infine la serata cover dove assieme a Pupo e Fabrizio Bosso si esibirà su una sorprendente Su di noi: «Volevo utilizzare musiche che provengono anche da ambienti, culture, luoghi diversi e fare una sintesi per dare un messaggio di unione, di condivisione e convivenza». Ma Pupo è tra i cantanti italiani che continuano a esibirsi in Russia, gli vien fatto notare. «Non mi sono dimenticato né dell'Ucraina né dello scempio che fanno le istituzioni russe, ma anche del fatto che noi siamo complici come Stato italiano del genocidio di Gaza» conclude. Le risposte arriveranno sul palco dell’Ariston.
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