Quell'élite globale alla corte del banchiere: cosa insegna il caso Epstein

Politici, star, finanzieri: il banchiere aveva creato un sistema di potere basato su favori e ricatti alla classe dirigente. Che, in cambio, chiudeva un occhio sugli abusi
February 19, 2026
Il finanziere Jeffrey Epstein a bordo di un aereo indica qualcosa dal finestro. Al suo financo una donna il cui volto è stato oscurato per ragioni di riservatezza
Il banchiere Jeffrey Epstein era stato accusato di abusi già nel 1996/ Reuters
Era l’agosto del 1996 quando l’artista americana Maria Farmer, allora 26enne, denunciò per la prima volta Jeffrey Epstein: alla polizia di New York, riferì di aver subito abusi sessuali da parte del facoltoso banchiere di Brooklyn che additò come regista di un grosso giro di prostituzione minorile. Il mese dopo, la sua testimonianza arrivò al Fbi ma il caso non divenne mai oggetto di indagini. Le autorità non le credettero e la fecero passare come una mitomane in cerca di visibilità. La giovane fu socialmente isolata, nessuno volle più andare a vedere le sue sculture.
Trent’anni dopo, il mondo scopre il “sistema Epstein” e, tardivamente, si indigna. Tanto più oggi, con il clamoroso arresto a Londra di Andrea, ex rampollo della Casa reale inglese e fratello del re Carlo. Gli “Epstein files” comprendono tutto il materiale raccolto nelle due indagini penali condotte a carico del finanziere: una del 2006 e una del 2019. Da novembre ad oggi, il dipartimento di Giustizia, autorizzato da una legge ad hoc varata dal Congresso, ha reso pubblici circa tre milioni di pagine di documenti per volume totale di più di 300 gigabyte. L’ultimo lotto è uscito la scorsa settimana. Le informazioni che stanno venendo a galla dall’analisi di questi dati (non solo email e messaggi di testo ma anche atti finanziari, estratti conto, video e fotografie) raccontano di una corte di potenti che sgomitavano per essere nelle grazie del miliardario pur sapendo che fosse un pedofilo. Negli Usa, Epstein lo era dal 2008 quando il suo nome finì ufficialmente nel registro dei crimini a sfondo sessuale. La maggior parte delle figure che vengono a galla dai file appartiene al mondo degli affari, della politica e dello spettacolo degli Stati Uniti. Sono citati Bill Gates, Woody Allen, Elon Musk e altre 300 persone «politicamente esposte». Come l’ex presidente degli Stati Uniti, Bill Clinton, che la prossima settimana terrà al riguardo un’audizione alla commissione di vigilanza della Camera, e Steve Bannon, l’ex stratega della Casa Bianca. Il New York Times ha contato 38mila riferimenti a Trump che non ha mai rinnegato la sua amicizia con Epstein ma l’ha circoscritta a un periodo limitato (fino al 2005).
Nei file sono citate anche molti nomi del jet set internazionale. Quello dell’ex principe Andrea, arrestato oggi a Londra, è solo uno. Della lista fanno parte Ehud Barak, l’ex primo ministro israeliano, i reali norvegesi, la top model Naomi Campbell. C’è persino Karim Wade, il figlio del presidente senegalese Abdoulaye, che aveva catturato la curiosità di Epstein proprio per il suo smisurato potere. In uno scambio di email viene chiamato come «il ministro del cielo e della terra».
Ci sono fascicoli del caso che il dipartimento di Giustizia non ha ancora rilasciato. Quello che c’è già online basta e avanza ad avere un’idea della rete che Epstein aveva creato: un’élite di potenti che, pur di avere un posto nel salotto “buono” dell’intellighenzia mondiale, erano disposti a chiudere un occhio sugli abusi suoi e degli “amici”. La “Epstein class”, l’ha definita un deputato statunitense.
Un mondo in cui la logica del potere e del denaro si interseca a quella del ricatto. Si è molto speculato, non a caso, sui rapporti ambigui che Epstein avrebbe avuto con i servizi segreti di Israele. Negli Stati Uniti il dibattito politico gira ossessivamente intorno alla permeabilità del “sistema Epstein” a potenze ostili come la Russia.
I file sono rivelatori anche di come le donne venivano considerate nel giro Epstein. Molte delle ragazze ingaggiate dalla sua compagna-complice, Ghislaine Maxwell (oggi in carcere) per intrattenere gli ospiti del salotto, provenivano da contesti familiari e sociali poveri e difficili. Alcune avevano già subito abusi: soggetti “sacrificabili” ai capricci, oggetti da usare, se non sessualmente, per abbellire il salotto

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