Al Senato confronto sull’eccellenza della cucina italiana
di Redazione romana
L'incontro è stato promosso su iniziativa dell’Its Academy Bact e FareAmbiente. La proposta lanciata da Di Vuolo: «Per la cucina italiana serve istituire un’Autorità nazionale indipendente»

Si è svolto nella sala degli Atti parlamentari della biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini” l’evento dedicato a “La Cucina Italiana – Patrimonio culturale immateriale dell’Umanità. Riconoscimento Unesco del 10 dicembre 2025”, promosso su iniziativa dell’Its Academy Bact e FareAmbiente. Ad aprire i lavori è stato Luigi D’Eramo, sottosegretario al ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste: «Accrescere il patrimonio dell'Italia rafforza l'immagine del nostro Paese, certifica la nostra eccellenza e dà maggiore forza a tutto il sistema agroalimentare nazionale - ha detto -. La sfida ora è dare concretezza al risultato ottenuto, trasformando il nostro modello alimentare in opportunità economiche e occupazionali. Pur essendo immateriale il riconoscimento della cucina italiana come patrimonio Unesco ha tutti i presupposti per tradursi in un valore reale in termini di economia, lavoro, sviluppo e soprattutto potrà offrire nuove e interessanti opportunità di lavoro ai giovani».
L’incontro ha rappresentato un momento di confronto istituzionale e scientifico sul valore della Cucina Italiana quale patrimonio identitario, culturale ed economico del Paese, ma soprattutto è stato l’occasione per presentare una proposta strutturale destinata ad aprire un nuovo percorso per la tutela e la valorizzazione del settore.
Al centro dei lavori si è collocata infatti la proposta avanzata da Aniello Di Vuolo, Presidente Its Academy Bact e presidente dell’Istituto Controllo Qualità Nhaccp, che ha indicato con chiarezza la necessità che l’Italia si doti di un’Autorità nazionale indipendente per la certificazione e la valorizzazione dell’eccellenza gastronomica. Di Vuolo ha evidenziato come, a fronte del riconoscimento Unesco, manchi oggi nel nostro ordinamento «un organismo nazionale autorevole, scientificamente qualificato e indipendente, capace di definire criteri oggettivi e condivisi per identificare, certificare e promuovere l’autentica eccellenza della Cucina Italiana». Secondo la proposta illustrata «l’Autorità dovrebbe definire standard coerenti con la storia, la tradizione e l’identità culturale italiana, valorizzare gli aspetti salutistici legati alla dieta mediterranea e alla qualità delle materie prime, integrare criteri di sostenibilità ambientale e tutela della biodiversità, garantire trasparenza e rigore scientifico e rafforzare il posizionamento internazionale del modello gastronomico italiano. In un contesto globale segnato dal predominio di sistemi di valutazione e classificazione di matrice straniera. - ha spiegato Di Vuolo - c’è l’esigenza di un modello italiano capace di affermare parametri coerenti con la nostra storia e con il valore salutistico riconosciuto alla dieta mediterranea. Un modello che mira a creare nuove competenze specialistiche, rafforzare la filiera agroalimentare e offrire ai giovani opportunità occupazionali altamente qualificate, trasformando il riconoscimento Unesco in leva strategica di sviluppo».
Sono intervenuti, tra gli altri, Vincenzo Pepe, ordinario di Diritto comparato e presidente nazionale di FareAmbiente, Antonino De Lorenzo, Maurizio Di Stefano (Presidente Icomos Italia), lo chef Ernesto Iaccarino, la professoressa Annamaria Colao, insieme a rappresentanti del mondo accademico, scientifico e istituzionale. Per Pepe, «la dieta mediterranea è molto più di un semplice schema alimentare. È una visione del mondo che mette al centro l’uomo in equilibrio con l’ambiente. Significa scegliere consapevolmente cosa mangiare, ma anche da dove proviene ciò che mettiamo nel piatto, come è stato prodotto e quale cultura porta con sé».
Un riconoscimento sostenuto anche dal senatore Giorgio Maria Bergesio, vicepresidente della commissione Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare: «La Cucina Italiana come patrimonio immateriale dell'Unesco - ha sottolineato - non è solo un traguardo d'orgoglio nazionale, ma la celebrazione di un motore economico reale che oggi vale oltre 600 miliardi di euro. La forza del nostro modello sta nella qualità e nelle oltre 800 certificazioni Dop e Igp: una ricchezza che va difesa con investimenti, formazione e semplificazione burocratica affinché il sistema agroalimentare continui a essere una colonna portante dell'Italia».
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