Onorato: i partiti hanno portato l'Italia al fallimento; ecco che cosa faremo
L'assessore a Roma racconta Progetto Civico Italia e l'impegno per il centrosinistra: la nostra rete per riempire un vuoto e per far tornare la gente ad amare la politica. Presto la nostra Costituente

«I partiti sono chiusi, spesso autoreferenziali, le liturgie sono opprimenti, la meritocrazia non esiste. Ecco perché i giovani sono così distanti dalla politica attiva. E pensare che la domanda c’è, come c’è voglia di partecipare, di incidere… Quello che manca è l’offerta. Si rifletta su un dato: in Italia gli iscritti a tutti i partiti sono appena 600 mila mentre gli iscritti all’associazionismo, al Terzo Settore sono oltre 13 milioni…». È uno sfogo sofferto. A tratti quasi un atto d’accusa. Alessandro Onorato, assessore al Turismo, ai grandi eventi e allo sport del comune di Roma, racconta Progetto Civico Italia, mettendo sul banco degli imputati il mondo dei partiti: «La gente non partecipa alla vita politica perché è stata tradita troppe volte. Ecco perché serve la nostra rete. Per riempire un vuoto. Per essere un riferimento per i troppi giovani che non credono ai partiti, che non si fidano dei partiti, che non ne vogliono sapere di una politica che si radicalizza su obiettivi astratti e su uno scontro permanente che non produce soluzioni reali ai problemi delle persone. Manca - e serve tremendamente - una visione di Paese da qui a vent’anni. Questi giovani lasciano sempre più spesso l’Italia. Una sofferenza grande. Ma come non capirli. Lasciano un’Italia che non dà certezze. Un’Italia che sta fallendo. Destinata a diventare una gigantesca Rsa. Un’Italia da Medioevo, senza passioni, senza energia, senza giustizia, senza bambini. Un’Italia per anziani che, ahimè, non vengono accuditi e protetti dalla forza dello Stato ma solo dalle famiglie e del volontariato. Vuole la verità? Senza l’associazionismo cattolico e laico l’Italia sarebbe già morta da tempo».
Onorato cos’è Progetto Civico Italia?
Per spiegare meglio cosa sia, iniziamo a dire cosa non è. Non è un’operazione tattica per avere centralità in un partito o in una coalizione. Non è un’operazione terzopolista: il bipolarismo è una conquista da cui non si torna indietro e noi siamo nel centrosinistra. Non è il partito dei moderati e tantomeno dei centristi. Noi siamo in campo per riempire un vuoto, perché il centrosinistra è un contenitore incompleto: c’è una domanda di politica a cui i partiti che lo costituiscono rispondono solo in parte. Vogliamo costruire una nuova forza politica civica, popolare, riformista fatta di amministratori locali abituati a misurarsi di continuo e a risolvere problemi che hanno caratteristiche nazionali. Un nuovo movimento che dia centralità a tanti giovani pieni di passione, a tante persone che sanno dove mettere le mani e non hanno paura di sporcarsele con diceva Don Luigi Di Liegro.
E voi sapete rispondere?
Sì, la nostra parola d’ordine è pragmatismo, a cui aggiungo competenza e voglia di cambiare. Il pragmatismo è l’unica via per inverare i valori in cui si crede. Vogliamo parlare di cose che la gente vive e capisce: sicurezza, sanità, tasse, formazione, davvero per tutti, ma anche di lotta alla burocrazia, vero contrasto alle droghe e al gioco d’azzardo. Non vogliamo riedizioni partitiche del passato; vogliamo essere un progetto nuovo con interpreti nuovi. E vogliamo che il centrosinistra si riappropri di temi lasciati inspiegabilmente alle destre.
Partiamo dall’inizio
Abbiamo acceso i motori il 20 ottobre 2025: oltre duemila persone hanno riempito un hotel romano. Poi, in cento giorni abbiamo costruito un piccolo miracolo. 15 regioni sono già organizzate, un migliaio di amministratori sparsi in tutta Italia costituiscono già l’ossatura del Progetto... Ora servono ancora cento giorni per terminare la fase uno: una rete capillare di comitati civici. Uno per ogni quartiere di ogni città. Uno in ogni piccolo comune del nostro Paese. A Roma sono già quaranta, a maggio saranno 384, uno per quartiere. La sfida è costruire una struttura snella, veloce, aperta, senza sedi. Poi lanceremo una Costituente. E spiegheremo le cose da fare, con una serie di proposte che saranno leggi di iniziativa popolare per le quali scenderemo sulle strade e nelle piazze, con banchetti per la raccolta le firme.
Un esempio?
Bisogna bloccare l’utilizzo dei social network almeno fino a 14 anni, serve una legge. É inaccettabile vedere bambini adultizzati e adulti infantilizzati, che invece di fare i genitori si atteggiano a improvvisati influencer. Non dobbiamo sottovalutare l’effetto di un utilizzo incontrollato nell’età evolutiva. Isola i ragazzi, atrofizza le loro capacità cognitive, li espone a un individualismo esasperato, li porta alla solitudine, all’insicurezza. La mancata socialità non permette loro di controllare adeguatamente le proprie emozioni. E non si può demandare il controllo di questo strumento infernale solo alle famiglie, che oggi più mai sono vulnerabili, senza certezze e aiuti concreti.
Torniamo indietro: uomini e donne non credono più ai partiti.
E come potrebbero? La Costituzione italiana è stupenda e deve essere un punto di riferimento per tutti, ma è forse una delle meno applicate in tutto il mondo. Per esempio, dove sta il diritto allo sport da poco inserito? Una famiglia con due stipendi normali e due figli spesso può permettersi solo l’iscrizione di uno dei due in una piscina. Il diritto alla sanità pubblica? È ormai una roulette russa. Il diritto al lavoro? Una chimera. Il diritto alla casa? Solo per chi può permetterselo. E poi manca concretezza. Pensi alla sicurezza. Per quanto tempo la sinistra non ha affrontato il tema? Eppure se c’è insicurezza il prezzo più alto lo pagano le fasce sociali più deboli. Il Governo, che ha vinto le elezioni promettendo il pugno duro, dopo quasi 4 anni ha fallito. Il Censis certifica che otto donne su dieci non si sentono sicure a tornare a casa di sera. E per 7 italiani su 10 la situazione è peggiorata rispetto a un anno fa. Sull’immigrazione il governo Meloni non ha un piano ma solo slogan. La dignità umana e il sacro rispetto della vita vengono violati ogni giorno con migliaia di persone che muoiono in mare mentre provano a scappare da guerre e violenze. Nessuna idea sugli oltre 330 mila immigrati irregolari con fogli di via in mano che non hanno alcuna assistenza e finiscono per diventare molto spesso manovalanza per la criminalità organizzata o mani sfruttate dal capolarato incredibilmente ancora presente nel nostro Paese. Non si ha la capacità di affrontare e risolvere grandi questioni sociali come l’immigrazione ma solo l’abitudine irresponsabile a creare allarme e odio sociale.
Sicurezza. Burocrazia. E poi?
Fisco. Si distrugge con le tasse chi crea ricchezza e si premiano le rendite. Un sistema assolutamente squilibrato, che va capovolto. La lotta all’evasione è sacrosanta, ma non possiamo accanirci contro il piccolo commerciante, l’artigiano e girarci dall’altra parte con 805 multinazionali americane che pagano in Italia solo l’1,6% in tasse.
Lei è assessore a Roma: nella capitale è riuscito a sferrare qualche colpo alla burocrazia?
Abbiamo dato tempi certi e norme chiare a chi voleva investire a Roma e gli effetti sono stati immediati. In tre anni sono stati aperti ventisette hotel a 5 stelle e settantanove a quattro. Solo nel 2025 ci sono stati 630 milioni di investimenti nell’hotellerie e abbiamo battuto il record storico di arrivi e presenze turistiche, aggiornando il primato del 2024. Roma è stata la capitale del No alle Olimpiadi, oggi gli investitori non scappano più. Oggi è tornata la moda: il marchio Dolce e Gabbana in 43 anni non aveva mai sfilato a Roma, lo scorso anno ha portato un memomarabile evento di cinque serate. Oggi i turisti non hanno più la permanenza media di 2,3 giorni ma di 4,1. Alla Maratona di Roma di quattro anni fa si iscrivevano appena in ottomila e solo il 20 per cento di questi era costituito da stranieri; a quella di quest’anno gli iscritti sono 36mila l’ottanta per cento arriva da fuori. Tutto questo genera indotto - stimato nel 2024 in 13,3 miliardi di euro dal Sole 24 ore - e posti di lavoro. In questo triennio, di anno in anno, l’occupazione nel settore è cresciuta del 5,5%, prima del Covid aumentava solo dell’1.9%. Questi risultati non sono figli del caso, ma di una strategia.
Chi è Alessandro Onorato?
Un uomo di 45 anni anni, con una moglie giornalista di Sky e due bambine di nove e cinque anni. Nato e cresciuto a Ostia. Mamma insegnante di latino e papà di matematica. Un’infanzia in un quartiere complicato. La bottega di alimentari sotto casa era di un noto boss, malavita vera… Sarei potuto finire in quella rete se non avessi avuto la famiglia che ho avuto. Non saltavo un giorno di scuola, andavo a messa la domenica… Poi i lupetti, gli scout e gli studi… Non ho meriti maggiori di chi ad appena quattordici anni scelse strade diverse e pericolose. Non sono finito come tanti miei amici, ragazzi di Ostia, perché ho avuto una rete di protezione familiare. Una rete che la politica e le istituzioni hanno il dovere di ricostruire. Per offrire un’opportunità a milioni giovani che in Italia crescono in contesti degradati dove incredibilmente la criminalità sembra più affidabile dello Stato. Studio, sport, lavoro davvero per tutti, sono un dovere morale ma anche l’unica via se vogliamo far ripartire il nostro Paese.
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