«Consegnate i coltelli in chiesa», l'appello di don Matteo Galli ai giovani

Il sacerdote, responsabile della Comunità "Casa di Betania", riassume in una lettera le difficoltà che vede nelle nuove generazioni e chiede di «liberarsi dalle armi»
February 24, 2026
«Consegnate i coltelli in chiesa», l'appello di don Matteo Galli ai giovani
ALAMY
«Consegnate le armi» questo il titolo provocatorio della riflessione di don Matteo Galli, da pochi mesi parroco e responsabile della Comunità “Casa di Betania” che con Agrate vede presenti le parrocchie di Omate e Caponago. «Siamo stanchi delle guerre – si legge nelle prime righe di questa lettera - non sappiamo quasi più come dirlo e, purtroppo, a questo grave problema se ne aggiunge un altro che ci arriva dalla cronaca ricorrente: le aggressioni nelle strade, nelle case e anche nelle scuole. Un fenomeno in crescita, anche tra alcuni ragazzi, è il possesso di coltelli e, spesso, veniamo a conoscenza del loro utilizzo che porta a ferire e talora a uccidere».
Don Matteo subito evidenzia che questa presa di posizione va oltre la comunità agratese, non risulta che in paese il fenomeno sia diffuso, ma affonda le sue radici nell’incontro svoltosi alla villa Reale di Monza lo scorso 11 novembre presenti l’arcivescovo Mario Delpini, sul tema “Devianza giovanili (e adulte) la prevenzione sta nella relazione”. «Fra i diversi interventi – dice don Matteo - mi ha colpito quello del giudice del Tribunale dei minori Luca Villa che si è soffermato sulla caduta di un ragazzo». «Non è facile fargli capire che un reato con una sanzione penale – aveva detto il magistrato - è commesso per l’80% da chi utilizza le sostanze. Abbastanza impressionante è la loro giornata. Cenano, si fanno una canna, stanno attaccati al cellulare, da lì inizia un ciclo di marginalità. Bisogna lavorare sul cambiamento che parte dal collocamento in comunità, per riaprirli alla socialità. È fondamentale il ruolo degli oratori, il problema dei ragazzi è che non stanno in relazione con gli altri».
Devianze che anche nella nostra Brianza vede baby gang, gruppi di giovani sempre più protagonisti di fatti delittuosi. «I ragazzi – aggiunge don Matteo - non hanno le pistole, ma in molti hanno il coltello in tasca. Ricordo l’invito dell’allora arcivescovo di Milano Cardinal Martini alle Brigate Rosse: “Depositate le armi davanti all’altare”. Da qui l’invito ai nostri giovani di depositare nelle loro chiese i coltelli» . Nella lettera don Matteo riflette: «Se porti un’arma, un coltello, facilmente, molto facilmente, verrà il momento in cui li utilizzerai! Un ragazzo che si arrabbia, magari anche perché attaccato o minacciato, può giungere a impugnare la lama senza troppo pensarci. Si tratta di una responsabilità eccessiva quella di avere un’arma. Il pensiero di doversi difendere o di farsi comunque valere, impugnando un coltello, offre una sicurezza illusoria, perché apre a un’escalation di violenza. I toni possono peggiorare immediatamente e quel ferro, che pareva promettere serenità, diventa pesantissimo, perché si avverte di doverlo sfoderare evitando vie di conciliazione o richieste di aiuto, magari complesse, ma possibili. È difficile, soprattutto da parte mia, conoscere con certezza quanto questo fenomeno sia presente nella nostra Comunità pastorale, ma non per questo dobbiamo sottovalutarlo o accantonarlo. Anche se ci fosse una sola persona, giovane o meno giovane, caduta in questo vortice di violenza, spetta anche a noi farcene carico, dal punto di vista educativo e di accompagnamento. Forse possiamo anche noi, comunità cristiana, offrire questa possibilità, e non solo ai ragazzi, quella di liberarsi dei coltelli, delle armi che pesano più sul cuore che nelle tasche e che, quando vengono utilizzate, diventano troppo pesanti! Consegna il coltello. Sii libero! Respira, vivi e, se hai bisogno, chiedi aiuto». 

© RIPRODUZIONE RISERVATA